La manifestazione
Il produttore che ama Marciana
Montalbano, il BarLume, ora il travolgente successo di “Braccialetti rossi”. All’Elba fa l’albergatore
Non si dà arie da grande produttore, eppure con il commissario Montalbano ha battuto tutti i record di ascolti televisivi. E, dal 15 febbraio, con la seconda serie di Braccialetti rossi - la fiction di Raiuno, liberamente ispirata alla spagnola “Pulseras rojas” (tratta dalla biografia dello scrittore e sceneggiatore Albert Espinosa), che ha incollato davanti alla tv, di domenica, in prima serata, giovani e giovanissimi- si sta apprestando a batterne ancora. Bolognese, classe 1953, sagittario e come tutti i sagittari eclettico e tenace, Carlo Degli Esposti si dichiara innamorato della Toscana e soprattutto dell'Elba, dove ha un albergo a Marciana e dove, appena può, si ritira “a pescare”. Sull'isola, che considera una splendida location, ha ambientato per la sua casa di produzione, la Palomar, anche la serie Gente di mare e I delitti del BarLume, gli episodi tratti dai racconti dello scrittore pisano Marco Malvaldi, mandati in onda da Sky cinema .
Di cui è prevista una seconda serie.
«Sì. E le prime due puntate, che abbiamo già ultimato e che verranno trasmesse intorno a Pasqua, sono stre-pi-to-se!».
Le avete girate sempre a Marciana?
«La location è la stessa. Ma è cambiata la regia. Ho fatto scendere in campo Roan Johnson ( pisano, nato da padre inglese e madre italiana), un giovane regista che ha debuttato per la mia casa di produzione con il film I primi della lista».
Lei è bolognese, vive a Roma, ma passa molto tempo in Toscana. Una regione a cui è particolarmente legato?
«Abbastanza. Anche se mi sento, oltre che bolognese e toscano, siciliano, pugliese e marchigiano, perché, quando decido di ambientare un film o una fiction in un luogo (ho girato non solo in Toscana, ma in Sicilia, in Puglia, nelle Marche..), ne divento immediatamente cittadino acquisito».
Veniamo a Braccialetti rossi, arrivata con un successo inaspettato, dopo la replica della prima, alla sua seconda serie. Lei ci raccontò che, su questo successo, la Rai inizialmente aveva avuto qualche dubbio.
«È vero. Ma, se nel vagliare una storia provo una soddisfazione tale da domandarmi come faccio a non produrla, qualcosa dentro mi spinge a osare.. E, quando ho visto la versione spagnola della serie, quel qualcosa mi è subito scattato. L'ho poi fatta visionare a Eleonora Andreatta, che era appena stata nominata direttore di Rai fiction e lei mi ha detto: “Facciamola subito anche noi!”».
Immaginava che sarebbe piaciuto tanto ai giovani?
«Ai giovani sì, ma nelle dimensioni che abbiamo raggiunto no. Pensavo che ci sarebbero state più remore. Invece oggi, con l'esperienza ormai maturata, mi dico: "Quanto sono più bravi, più belli e più assennati i ragazzi italiani di come li pensiamo e li rappresentiamo quotidianamente!"».
Nella fiction si parla di malattia e di morte, un argomento non certo da discoteca...
«E la cosa meravigliosa è che i giovani a questo argomento hanno aderito con l'entusiasmo con cui il pubblico un tempo aderiva alle rappresentazioni delle tragedie greche: il piacere nell'osservare lo svolgimento della tragedia per essere più forti nel momento in cui questa gli fosse capitata».
Lei ha anche un profilo Facebook in cui si leggono molti messaggi di gratitudine per aver prodotto la serie.
«Sul web c'è la trasposizione della pulizia di ragionamento delle nuove generazioni. E io, a sessant'anni, grazie al web, ho provato, con grande piacere, l'ebbrezza di essere famoso».
Una delle sue figlie, la maggiore, lavora in Palomar. Ha approvato la produzione di una storia così “a rischio”?
«Sì, ma non solo lei. Tutta la Palomar si è dimostrata entusiasta quando abbiamo acquistato il format. E, di solito, se siamo convinti di un progetto, diventiamo bravissimi anche nella sua realizzazione».
Alcune sue scelte sono state di grande successo di critica e pubblico, come Montalbano. Poi ci sono state scelte cinematografiche meno di successo al botteghino, ma di alto livello culturale, come Perlasca- un eroe italiano, regia di Alberto Negrin, Il giovane favoloso di Mario Martone, o Quando c'era Berlinguer di Walter Veltroni; e altre che invece hanno subito non poche critiche, come il film Acciaio, ispirato al romanzo di Silvia Avallone...
«La percentuale di errore è fondamentale nella sperimentazione. Ma, prendendo una decisione, penso sempre che la storia deve piacere prima a me, poi a tutti quelli della Palomar e, in seguito, al pubblico».
Torniamo alla Toscana e all'Elba. Vi ambienterà altre fiction o film?
«Per ora ho solo un'idea che, se si realizzasse, coinvolgerebbe Marciana in un progetto legato vagamente a Braccialetti rossi. Non una fiction, ma un programma televisivo di intrattenimento».
Visto il successo che, a giudicare dalla prima puntata di domenica scorsa, sta avendo anche la seconda serie, dobbiamo aspettarci anche una terza serie di Braccialetti rossi?
«Sicuramente!».
Con tutte le idee che le frullano nella testa, di tirare i remi in barca, per ora non sembra avere nessuna intenzione. Ma quando deciderà, quale sarà fra i luoghi dove dice di sentirsi cittadino acquisito il suo buen retiro? Bologna, la Sicilia, la Puglia, le Marche o l'Elba?
«Non mi ritirerò mai. Voglio combattere fino all'ultimo fiato».
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