Il Tirreno

Toscana

La ronda antifurti corre su WhatsApp

Francesca Ferri
La ronda antifurti corre su WhatsApp

«Se vedo un tipo sospetto nel mio quartiere chatto subito». Da Follonica a Peccioli i gruppi per il controllo del territorio. Si chiama sicurezza partecipata ed è la nuova frontiera del contrasto al dilagare dei furti. Ma funzionerà?

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GROSSETO. «Attenzione, un furgone sospetto con il motore acceso è fermo davanti al palazzo. Il tizio al volante sembra nervoso. Tenete gli occhi aperti, noi avvisiamo i carabinieri». In principio fu la ronda: muscoli, bastoni e controllo del territorio fai da te. Oggi la definizione è «sicurezza partecipata»: via i muscoli, bastano i polpastrelli; via i bastoni, è sufficiente uno smartphone; il controllo del territorio resta e viaggia sull’applicazione per messaggi più popolare al mondo. Dove cominciano a circolare messaggi come quello sopra.

Le sentinelle di WhatsApp si muovono così: semplici cittadini stanchi di subire furti e altri reati, o per nulla intenzionati a farsi svaligiare casa, creano un gruppo di quartiere o di paese su WhatsApp e, come sospettano che qualche malintenzionato si stia avvicinando al loro territorio, lo segnalano alla chat – oltre che alle forze dell’ordine – per mettere tutti in guardia.

Funziona? Non funziona? In Italia il fenomeno è sbarcato da poco. C’è una rete tra vigili e negozianti di corso Buenos Aires a Milano, c’è la chat “Controllo del vicinato” alla periferia sud di Roma, ci sono gruppi a Bergamo e in Liguria. E se è vero che non ci voleva WhatsApp per avvertire i carabinieri nel caso si scovi un ladro a cavalcioni del terrazzo del vicino, è anche vero che, a differenza dell’iniziativa del singolo e del suo personale senso civico, il nuovo fenomeno si distingue per essere una risposta corale e organizzata.

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Le sentinelle di WhatsApp sono la versione 2.0 di un fenomeno nato negli Stati Uniti negli anni Sessanta, il neighborhood watch (guardia di quartiere) e da lì diffuso in tutti i paesi anglosassoni. Gruppi ben organizzati che collaborano con le forze dell’ordine o sono addirittura da esse sollecitati. Le famiglie che aderiscono si riconoscono da un adesivo attaccato al portone di casa e in alcuni quartieri la presenza delle sentinelle è segnalata con cartelli ai pali della luce. Come dire: ladro avvisato...

Dagli Stati Uniti all’Italia, dagli adesivi sulle porte alle chat su WhatsApp, il fenomeno è arrivato anche in Toscana e, in particolare, a Fabbrica di Peccioli, paesino nell’Alta Valdera in provincia di Pisa, e nella zona nord della provincia di Grosseto.

«L’idea di presidiare il territorio è tutta dei cittadini», spiega il sindaco di Peccioli, Renzo Macelloni. «Fabbrica di Peccioli ha appena novecento abitanti non è particolarmente tartassata ma qualche rapina c’è stata. Secondo me far girare le informazioni è una cosa molto intelligente. Certo, è meglio che se ne occupino le forze dell’ordine. Ma le forze dell’ordine vanno aiutate». Macelloni è convinto che il “Fabbrica di Peccioli watch” darà i suoi frutti: «Questione di conformazione del territorio: il paese è piccolo, ha una sola strada d’accesso, la gente si conosce e riconosce gli estranei».

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Cento chilometri più a sud, in provincia di Grosseto, un altro gruppo di sorveglianza ha appena due giorni di vita. A differenza del gruppo di Peccioli, è nato su iniziativa di un politico, l'ex candidato sindaco di Follonica Dario Piermaria della lista civica Onda. E non a caso. «Il mio programma è stato tutto improntato alla sicurezza e io stesso lavoro nel settore della vigilanza privata», spiega Piermaria. Sui canali social della sua lista civica ha raccolto rabbia, malcontento e paura. E ha deciso di creare un gruppo WhatsApp per Follonica, Scarlino e Gavorrano. Per aderire, basta contattare Piermaria su Facebook che darà il numero di cellulare a cui è collegato il gruppo (che al momento non ha un nome). In due giorni hanno aderito alcune decine di persone. «Se vedo un movimento sospetto, segnalo via e numero civico alla chat e magari chi abita lì può andare a controllare. Sappiamo quali sono i tagli alla sicurezza: vogliamo solo aiutare le forze dell’ordine e dare una scossa alle persone; la gente a volte è portata a farsi i cavoli suoi». Il gruppo non si è ancora presentato a carabinieri e polizia, ma promette di farlo.

E, a proposito: le forze dell’ordine che ne pensano? Nonostante le sentinelle di WhatsApp possano apparire come un segno di sfiducia verso chi è tenuto a controllare il territorio, e nonostante il rischio di cadere nella giustizia fai da te, la risposta delle forze dell'ordine è positiva.

«Stiamo parlando di collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine – spiega il capitano Antonio Trombetta, comandante della compagnia dei carabinieri di San Miniato (Pisa) – Non è un vero e proprio progetto di controllo di vicinato. Noi chiediamo sempre di astenersi dall'intervento. Al di là di questo, i cittadini si confrontano tra di loro su fatti e circostanze rilevate e poi ci fanno avere le informazioni. E dunque ben vengano queste iniziative».

LE RONDE VIRTUALI / Il Buongiorno Toscana di Fabrizio Brancoli e i commenti dei lettori

 

 

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