Il Tirreno

Toscana

STORIE DALLA CRISI

Dura la vita di noi operai: anche la pizza è un lusso

Gabriele Firmani
In alto da sinistra: Walter Marini, Antonio Italiano, Antonio Di Natale, Manuele Peselli, Silvana Scalia e Albano Tonioni
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In alto da sinistra: Walter Marini, Antonio Italiano, Antonio Di Natale, Manuele Peselli, Silvana Scalia e Albano Tonioni

Firenze: le testimonianze delle duecento tute blu all’assemblea regionale della Fiom. «Ho smesso pure di andare a pescare». E col Jobs Act «rischiamo tutti il posto»

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"Venti anni fa con due milioni e mezzo di stipendio vivevo bene: oggi ho dovuto smettere anche di andare a pescare». Lorenzo Cauteruccio, 57 anni, dipendente della Perini Cartotecnica di Lucca, è uno dei tantissimi operai in trincea. In trincea nell'anno di grazia 2015, quello del Jobs Act che ha fatto strame dell'articolo 18 e della crisi che non accenna a mollare la presa. Lucchese, una moglie e due figli studenti di 18 e 22 anni da mantenere, Cauteruccio è qui, in una storica casa del popolo fiorentina a San Bartolo a Cintoia, all'attivo regionale dei delegati della Fiom, l'ala dura della Cgil. Mentre il leader dei metalmeccanici Landini parla, l'operaio scuote la testa. E racconta quanto è duro tirare avanti tra Renzi, fabbriche che chiudono, Marchionne vari.

Sono duecento le tute blu all’attivo e vengono da Pistoia, Lucca, dalla costa livornese e dal pisano, da Prato e tanti, ovviamente, da Firenze. «Lavoro all'Ansaldo Breda - dice Albano Tonioni, 47 anni, una figlia e una moglie negoziante - e ho paura per il mio futuro: il nuovo soggetto che dovrebbe acquisirci, giapponese o cinese che sia, a meno di contratti sindacali poco probabili, che scongiurino tale scenario, deciderà, come è per lui ben più conveniente, di riassumere tutti i dipendenti da zero con il nuovo Jobs Act; di punto in bianco, per i primi tre anni ridiventeremo tutti licenziabili».

Mentre il leader Fiom snoda il discorso, incentrato sull'attacco ai diritti dei lavoratori, il taccuino si riempe di testimonianze. «Quando ho iniziato a fare questo lavoro, ventisette anni fa - racconta Walter Marini, operaio 43 enne della Sicip Allarmi di Certaldo - la vita non era di certo questa: adesso posso permettermi al massimo una settimana di vacanze l'anno, e non tutti gli anni». Come fare a mandare avanti una giovane famiglia, con lo stipendio da operaio, e un prestito, oltre che un mutuo, da dover pagare? Antonio Italiano ha 33 anni ed è dipendente della LR di Colle Val d'Elsa, società impegnata nella produzione di gruppi elettrogeni: «Devi rinunciare a tutta la vita sociale - spiega - per cui l'unica pizza che conosci diventa quella fatta in casa. Al cinema vai soltanto una volta l'anno, a Natale, per far felice tua figlia».

C'è chi poi del futuro, ha smesso anche di domandarsi che sembianze avrà: «Ho 54 anni - spiega Silvana Scalia, operaia della Tecnol di Barberino del Mugello - e ho davanti a me tre anni di mobilità a 800 euro al mese, dopo non so cosa mi aspetta. Ho un compagno anche lui in cassa integrazione: adesso cerchiamo soltanto di sopravvivere». Come i suoi colleghi, tutta la colpa dell'attuale situazione la attribuisce alla politica: «cambiano i governi - dice - ma i fatti rimangono sempre gli stessi». Manuele Peselli, operaio per 1250 euro al mese dei Nuovi Cantieri Apuani di Carrara, con una moglie impiegata part-time a 400 euro, non sa il prossimo anno come riuscirà a pagare i libri di testo a suo figlio di 10 anni che frequenterà la prima media: «come per il dentista si tratta di spese extra che rappresentano un lusso».
 
E il Jobs Act che secondo il governo dovrebbe servire a creare nuovi posti di lavoro? «Una mostruosità che aggrava ancora di più le nostre condizioni di vita». Antonio Di Natale, mulettista delle Cooperative Fanin di Fornaci di Barga, è un cassintegrato da 670 euro al mese ma non riscuote da settembre: «Per fortuna che ho finito di pagare il mutuo, altrimenti non saprei davvero più cosa mangiare. Vorrei mettere i politici a provare anche solo per un giorno cosa significa vivere in queste condizioni».
 
Alle elezioni non sa più a chi dare il voto: «Nel 2013 votai Grillo e me ne pentii; alle ultime europee ho scelto Renzi ma non lo voterò più neanche morto». Landini la pensa come l'operaio: «Quello che sta facendo questo governo è sotto gli occhi di tutti: sta applicando i contenuti della lettera firmata dalla Bce nell'agosto del 2011. Quello che non avevano fatto i precedenti governi, lo sta completando Renzi». Un governo il cui “crimine più grande”" è il Jobs Act: «Entro 10 anni, attraverso fasi di riorganizzazione interne alle aziende interesserà tutti i lavoratori. Per questo occorrerà pensare ad ogni strumento utile per bloccare tale scenario, referendum compreso».

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