Il Tirreno

Toscana

L'ALLARME DELLA REGIONE

La "peste rossa" divora le palme, a rischio il paesaggio della Toscana

Ilaria Bonuccelli
Le palme della Passeggiata di Viareggio attaccate dal parassita chiamato "punteruolo rosso"
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Le palme della Passeggiata di Viareggio attaccate dal parassita chiamato "punteruolo rosso"

Oltre duemila piante abbattute in pochi anni, i focolai più ampi in Versilia, Lucchesia e lungo tutta la costa da Marina di Carrara a Marina di Pisa. Ora inizia l'assalto anche all'Elba

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L’ultimo attacco, all’isola d’Elba. A Portoferraio, dove attraccano i traghetti. Lì, però, la “peste rossa”, ancora può essere debellata. Il punteruolo rosso, il coleottero ferale, ha preso di mira solo pochi esemplari di palma. Non è ancora un’ecatombe, come in Versilia. Come a Viareggio dove la Passeggiata abbellita da Galileo Chini rischia di perdere l’ allure Liberty. Il suo profilo orientaleggiante, da riviera incantatrice, musa di artisti: Moses Levy la ritrasse, in un quadro affollato di gente e palme nel 1932, prima delle leggi razziali e della sua fuga in Francia. La Regione lancia un allarme e predispone un piano, per salvaguardare piante e paesaggio costiero (ma non solo): in pochi anni, dal 2011, il “Rhynchophorus ferrugineus” - questo il nome scientifico del punteruolo rosso - ha fatto fuori oltre 2mila piante e ne sta minacciando a centinaia, soprattutto lungo la costa.

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Crescono i Comuni "infestati"

La situazione si sta aggravando di mese in mese. E non solo nel nord della Toscana dove il problema è esploso. Infatti, la Regione ha appena aggiornato la mappa e il piano dell’emergenza, aggiungendo cinque Comuni alla lista di quelli infestati che da 21 dell’anno scorso sono appena saliti a 26 con Stazzema (in Versilia), Porcari (nella piana di Lucca), Marciana all’isola d’Elba (appunto), Magliano e Grosseto. A questi, poi si sono aggiunti, anche una dozzina di Comuni cuscinetto che hanno il compito di fungere da “cordone di sicurezza” fra le zone infestate e quelle ancora incontaminate, in modo da bloccare la peste rossa che minaccia la distruzione delle palme, soprattutto la palma delle Canarie, la palma dactylifera  e la palma robelinii,più gradite al parassita. 

Cinque province colpite

In pratica, dal 2011 a oggi, i Comuni sotto osservazione speciale sono diventati una settantina concentrati in cinque province, sei se si considera anche quella di Pistoia dove si trovano molte aree “cuscinetto”. Le zone infestate, invece, si trovano, soprattutto, nelle province di Lucca, Massa Carrara, Pisa, Grosseto e ora anche Livorno. Addirittura di recente - ammette il Servizio fitosanitario della Regione Toscana - sono stati accertati «casi di palme aggredite dal punteruolo rosso, proprio a Livorno città. Un paio di casi, ma sufficienti per far scattare l’allarme». Anche se la situazione più complessa resta ancora fra Marina di Pisa e Marina di Carrara, con il vero focolaio in Versilia e Lucchesia.

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Il primo caso a Lucca

Non è un caso, dunque, che proprio a Forte dei Marmi si sia tenuto ieri un incontro su come affrontare il problema. Del resto, il punteruolo rosso, originario dell'Asia, in Toscana si è manifestato proprio in Lucchesia, probabilmente importato da un privato che ha acquistato una palma infestata per il proprio giardino. Il primo caso sarebbe stato segnalato a Lucca, a San Martino in Vignale a gennaio 2011, il secondo pochi mesi dopo, in agosto, a Pietrasanta su esemplari di palma delle Canarie. Meno di tre anni dopo, a fine 2013, in provincia di Lucca c’erano già 455 palme colpite dal punteruolo rosso su 589 individuate in Toscana. Secondo l’evoluzione registrata dalla Regione «nel corso del 2012 e nella prima parte del 2013 si è assistito a una progressiva estensione e diffusione dell’infestazione sulle zone nord occidentali della regione (province di Lucca, Massa Carrara e Pisa) e, dalla seconda parte del 2013, anche sulle zone meridionali (provincia di Grosseto) e sull’Isola d’Elba (provincia di Livorno)». A febbraio 2014, le piante colpite erano quasi il doppio: oltre 900.

Diffusione rapida: centinaia di uova in ogni pianta

«La diffusione di questo parassita - spiegano gli esperti del Servizio fitosanitario della Regione - è rapidissima. Il parassita, infatti, entra dall’apice della pianta, dove c’è il pennacchio depone le uova, a centinaia,  tra le foglie e un’altezza a tre metri dal suolo. Qui nascono le larve che si accrescono dentro la palma. Mangiano tutto, fino al compimento del ciclo biologico: si nutrono della pianta. Il problema è che la malattia che causano è asintomatica e quando si manifesta, ormai non c’è più nulla da fare». Quando si vedono le foglie «che si flettono, che si seccano l’unica possibilità è tagliare la pianta». E non sostituirla con un’altra della stessa specie. Si può mettere, semmai, una palma di specie diversa  che non sia gradita al parassita.

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L'unico rimedio è tagliare

«Quando il punteruolo rosso ha aggredito le piante, infatti - ribadiscono gli esperti della Regione - non ci sono cure efficaci. Purtroppo a occhio nudo non vediamo niente. Ci possiamo accorgere che una palma è malata, poggiando la mano sul tronco: avvertiamo una temperatura altissima. Questo significa che all’interno ci sono le larve che stanno divorando la pianta. E va tagliata: il punteruolo si riproduce fino a quando trova da mangiare. Poi, essendo dotato di ali, anche se non può compiere grandi voli, si sposta e copre distanze fino a 800 metri». È così, ad esempio, che ha intaccato la Passeggiata di Viareggio. E molte piante del lungomare, dalla Liguria a Marina di Pisa.

Una fascia ancora indenne

C’è ancora una fascia indenne da Grosseto a Livorno, ma ad esempio a Orbetello «è iniziato un attacco massiccio dal Lazio», avverte la Regione. «Oltretutto - sottolinea il servizio Fitosanitario della Regione - il 2014 con il suo caldo eccessivo e anche il 2015 con queste temperature elevate perfino in inverno sono alleati stretti del punteruolo rosso: favoriscono, infatti, la sua rapida riproduzione. E per le palme è un disastro». Per le palme e per il paesaggio costiero toscano. Per questo è necessario - insiste la Regione - tentare di prevenire i danni.

La prevenzione

Per salvare le palme, infatti - spiegano gli esperti della Regione - l'unico sistema è prevenire l'attacco del parassita "che si sposta con grande facilità. Ecco perché abbiamo introdotto  una serie di norme rigide e di divieti. Vogliamo impedire, ad esempio, di portare fuori dalle aree cuscinetto le palme, anche se sane. Vogliamo evitare contatti fra le zone dove il parassita ha colpito e dove ancora non è presente".

Dove il punteruolo rosso ancora non ha attaccato le palme, la prevenzione più efficace - prosegue la Regione - è trattare le palme con "l'endoterapia: bisogna iniettare una specie di flebo di insetticidi dentro la pianta. Si tratta di sostanze che non sono nocive all'albero e neppure all'uomo, visto che restano dentro il tronco. Ma impediscono ai parassiti di insediarsi nella palma e di deporre le uova. Questi trattamenti devono essere effettuati almeno un paio di volte l'anno e costano circa 200 euro a trattamento per pianta". Non poco, soprattutto per le casse in difficoltà degli enti locali. Ora ci sono Comuni più "ricchi" come Forte dei Marmi che già stanno assicurando i trattamenti, altri che si trovano in difficoltà ad assicurare questa prevenzione.

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Trappole al feromone

Eppure - ribadisce la Regione - non c'è altro modo per tenere i parassiti lontani dalle palme. C'è, semmai, un modo per verificare la presenza del punteruolo. E sono le cosiddette "trappole al feromone" a sostegno del monitoraggio visivo. "Queste trappole - si legge nel piano regionale - dovranno essere impiegate nelle zone già infestate,posizionate comunque lontano dalle palme (almeno 100 metri), e avranno soprattutto lo scopo di monitorare i voli dell’insetto per potere individuare il periodo più opportuno per effettuare eventuali trattamenti insetticidi". Ovviamente a scopo preventivo. Per salvaguardare le piante certo. E magari per tentare di "eradicare il parassita come possiamo ancora sperare di riuscire a fare all'Elba". Ma anche per non cancellare l'aspetto tipico del paesaggio toscano della riviera.

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Scarica il documento della Regione Toscana

Patrimonio del paesaggio

Come  bene ricorda il professor Paolo Emilio Tomei, docente del dipartimento di scienze Agrarie all'università di Pisa - la palma non è certo una pianta autoctona "della Toscana. Sulla riviera, l'uso delle palme viene introdotta alla fine dell'Ottocento quando a Ventimiglia, in Liguria, la famiglia inglese Hanbury, appassionata di botanica realizza il primo giardino di acclimatazione: inizia a coltivare piante all'aperto. Questa moda viene imitata subito dopo in Toscana: a Porto Ercole, si  realizza un giardino analogo. Poi all'Elba e quindi in Versilia, nel comune di Massarosa nel giardino della villa di Campo Romano". Presto, le palme diventano un elemento distintivo delle ville dei privati: "E in fretta si diffondono dai privati agli enti pubblici, come elementi di decoro dei viali. Fino a diventare un elemento di decoro del Liberty".

In pratica - precisa Tomei - la palma assurge a simbolo di "nobiltà e di ricchezza. Nei giardini del primo Novecento non può mancare. E' così che anche nel decoro e nella nostra architettura assume un significato storico importante. Ha un fascino esotico che oggi dobbiamo cercare di mantenere. Ovviamente non avrebbe senso piantare le palme nei nostri boschi, ma ha un grande valore mantenerle nei giardini e nei viali come elemento di decoro paesaggistico: li rende più belli".  Malgrado l'attentato del punteruolo. "Dal quale ci possiamo difendere - suggerisce Tomei - piantando qualità di palme che non sono "gradite" al parassita".

Lotta impari

Diversamente, la difesa delle palme delle Canarie si presenta come una lotta che la Regione definisce a tratti "impari". Non per questo "bisogna rinunciare".  Pubblico e privato. Perché molte piante malate sono anche nei giardini privati. E i privati ugualmente sono obbligati, al pari dei Comuni, a segnalare alla Regione casi anche sospetti di palme attaccate dal punteruolo rosso. Nel caso, poi, si rivelassero davvero infestate, hanno l'obbligo di abbatterle e triturarle in loco. "Poi la legna così "cippata" deve essere smaltita in impianti autorizzati. Per evitare il contagio" ribadisce la Regione. Perché troppi "monumenti" sono giù stati mutilati. La Passeggiata Liberty di Viareggio, appunto. La facciata del municipio di Calci, adornata da palme tutelate. E ora è a rischio anche una delle palme del Giardino dei Priori della Certosa di Calci. Una di troppo.

Nella tabella, tratta dal Piano d'azione regionale del febbraio 2014, la suddivisione dei ritrovamenti per provincia tra il 2010 e il 2013

Provincia2010201120122013
Lucca151229455
Massa Carrara-11459
Pisa--727
Grosseto---37
Livorno---11
Totale152250589

 

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