La protesta
Regione, un buco di 4,5 milioni dalle partecipazioni
Le società dei congressi, quelle delle infrastrutture e Fidi Toscana sono la causa del disavanzo. Impossibile vendere sul mercato le quote delle spa messe sul mercato
FIRENZE - Le partecipazioni costano soldi alla Regione. Molti soldi. Quattro milioni e mezzo nel 2013, secondo l'ultima radiografia che non contempla la vendita (parziale) della quota dell’aeroporto di Firenze maturata nel corso del 2014. Un buco che avrebbe potuto essere una voragine se non ci fosse stato l’attivo - magari contenuto - delle società termali (quasi 700mila euro): Montecatini (oltre 630mila euro); Chianciano e Casciana.
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Il buco dell'Interporto di Livorno
Perfino gli investimenti nelle infrastrutture si rivelano un peso: malgrado gli utili importanti garantiti alla Toscana dall’aeroporto di Pisa (oltre 460mila euro) e da scali minori, i conti del settore sono in rosso di oltre mezzo milione di euro, a causa dell’Interporto Toscano Vespucci Livorno-Guasticce che grava sulle spalle della Regione per oltre 1,2 milioni. Eppure questa partecipazione non figura fra quelle di cui la Regione ha intenzione di disfarsi. Non è nell’elenco delle società che vuole vendere nonostante il bilancio 2013 si sia chiuso con in disavanzo di quasi 5 milioni e 250mila euro. Anzi, proprio il contrario. A ottobre è stato approvato il Piano industriale strategico 2013/2023 per lo sviluppo delle funzioni di logistica in sinergia con il Porto di Livorno. A sostegno di questo piano – segnala la relazione della Regione - è stato deliberato un aumento di capitale sociale di 18 milioni di euro “per il consolidamento dell'equilibrio patrimoniale e per supportare alcuni contenuti nuovi investimenti”. L'aumento è stato sottoscritto nella misura di 10.701.567,66 euro, di cui circa 5,6 milioni “con denaro fresco e nella restante parte mediante la conversione di debiti in capitale. La Regione Toscana ha esercitato il proprio diritto di opzione sottoscrivendo “una quota pari a 3.199.986,16 euro (6.196 azioni)”. Così oggi detiene il al 23,56% del capitale sociale. E a novembre 2013 ha garantito con una polizza fidejussoria la proroga tecnica di un finanziamento bullet di 16 milioni. “A febbraio 2014, al fine di consentire il rimborso a scadenza di tale debito attraverso la vendita di asset immobiliari, è stato sottoscritto un contratto di mediazione con un operatore specializzato per l'incarico esclusivo di vendita di due magazzini di logistica”.
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Profondo rosso di Fidi Toscana
Questa, comunque, non è la peggiore partecipazione della Regione. Bilanci alla mano, il peggior affare, in questo momento appare la quota del 46,3% circa in Fidi Toscana, la finanziaria che garantisce l’erogazione di crediti alle imprese. Infatti, nel 2013 la Regione ha dovuto rispondere di 2,8 milioni di perdita su un disavanzo che ha superato i 6 milioni di euro. “L’attività della società, sviluppata in un contesto congiunturale caratterizzato dalla grave crisi economica e finanziaria - scrive la Regione - vede l’esercizio amministrativo 2013 chiudere con una perdita di 6.062.765 euro, secondo risultato negativo dopo quello del 2012 (-2.354.122 euro)”. Fra l’altro non tutte le uscite si sono contratte durante l’anno. A fronte di una diminuzione, ad esempio, del costo del personale (-3,6% rispetto al 2012) c’è un aumento rilevante della voce “altri proventi e oneri di gestione“: 7,1 milioni di euro contro 3,3 milioni. Il cda ha approvato un nuovo piano industriale di rilancio 2013-2015 ma “la notevole riduzione del volume di investimenti effettuati dalle aziende e la persistente difficoltà riscontrata dalle imprese nell’ottenere finanziamenti di natura bancaria, in particolare di medio-lungo termine - ammette la Regione - determinano una forte riduzione della domanda di garanzia che si unisce al deterioramento, superiore alle aspettative, della qualità del credito”.
La crisi delle società fieristiche
Molto complicata anche la situazione delle partecipazioni nel settore fieristico-espositivo e congressuale dove non si trova un segno più. Le quote della Regione scaricano pesanti passivi sulle casse pubbliche. Tre società, nessuna eccezione. Partiamo con quella messa peggio: Arezzo Fiere e congressi: nel 2013 il bilancio si è chiuso con un passivo di quasi 2,9 milioni. La Regione che detiene poco meno del 40% delle quote, si è addossata 1 milione e 156mila euro. “Il conto 2013 economico - precisa la Regione - risente delle rilevanti svalutazioni che il cda ha ritenuto di appostare per una più veritiera rappresentazione del valore di alcuni beni. Pertanto, la perdita è prevalentemente dovuta alle svalutazioni immateriali, materiali e dei crediti che sono state eseguite, in assenza delle quali si sarebbe avuto sulla gestione un risultato negativo di circa 650.000 euro”. Un passivo pesante, se si pensa all’aumento di capitale che la stessa Toscana (con un investimento da 2,4 milioni) ha sottoscritto nel 2012 per l’ampliamento e il rilancio della struttura fieristica.
Un debito di 760mila euro da Firenze Parcheggi
Non va meglio la situazione di Firenze Fiere spa: il disavanzo è di poco meno di 2,4 milioni; la Regione paga poco meno di 760mila euro solo perché la sua quota non raggiunge il 32%. Il fatto è che il disavanzo di questa società è aumentato di quasi mezzo milione rispetto all’anno precedente.
Sembrerebbe di segno opposto la situazione di Internazionale Marmo Macchine di Carrara: la spa, infatti, chiude con un attivo e dà anche un piccolo utile (circa 6mila euro) alla Regione che la partecipa al 36,4%. In compenso i debiti sono tutti a carico della Carrara Fiere srl - partecipata al 100% dalla Imm - che ha chiuso il bilancio del 2013 con un disavanzo di 1 milione e 75mila euro. “Dal punto di vista patrimoniale - evidenzia la Regione - la Imm presenta una solida struttura caratterizzata da un forte livello di patrimonializzazione ed una contenuta incidenza delle posizioni debitorie”. Al contrario, la controllata Carrara Fiere srl “soffre in misura significativa la situazione economica generale. la situazione patrimoniale della società di gestione è caratterizzata da un indebitamento di sola natura commerciale contrapposto ad un adeguato livello delle poste attive non immobilizzate”.
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L'indebitamento è meno dell'1% del patrimonio netto
Tuttavia secondo Vittorio Bugli, vicepresidente della Regione e assessore alle finanze questa situazione, seppure negativa, non è drammatica. “Una cifra - dice - basta a far capire la solidità delle partecipazioni regionali. Il patrimonio netto delle nostre partecipate supera i 478 milioni di euro; il disavanzo che grava sul nostro bilancio è di poco più di 4 milioni e mezzo, di fatto meno dell’1%. Non solo. Più della metà del debito a carico nostro, è legato al disavanzo determinato da Fidi Toscana una società che si trova in difficoltà per aver elergito prestiti e garantito finanziamenti a imprese durante un periodo di crisi che ancora non è finito. Non credo che partecipare una società del genere possa rappresentare un problema per la Regione». Che, oltretutto, da un paio di anni ha definito con chiarezza quali società dismettere: oltre a Etruria innovazione (in liquidazione) e Consorzio Pisa Ricerche - dichiarata fallita dal tribunale - la Regione vuole vendere le partecipazioni in Evam, società di valorizzazione acque minerali; nella Firenze Parcheggi (che ha chiuso il 2013 con un disavanzo di circa 1 milione di euro, ma meno di 16mila euro a carico della Toscana); nella spa Golf la Vecchia Pianaccia con sede in Val di Nievole. Questa società pesa solo per 287 euro di disavanzo sulla Regione, nonostante le perdite di oltre 220mila euro registrate nel 2013. Il problema vero è che la Regione non riesce a piazzare le quote sul mercato. Come non è riuscito a cedere le quote dei vari consorzi (36) agricoli e simili di cui ancora fa parte.
Le Fondazioni
Discorso a parte meritano le Fondazioni di cui la Regione è socia. Risultati negativi per il Maggio Musicale che nel 2013 aveva come commissario ancora l’avvocato Francesco Bianchi e un disavanzo certificato di oltre 9 milioni; la Fondazione Sistema Toscana (con un disavanzo di oltre mezzo milione). In compenso, la fondazione Toscana Spettacolo ha chiuso l’anno con un attivo che sfiora i 7 milioni.
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