Il Tirreno

Toscana

IL VOTO PER IL QUIRINALE

Rossi, De Robertis e Fuscagni sono i grandi elettori toscani per il presidente della repubblica

Una riunione del consiglio regionale (foto archivio Sestini)
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Una riunione del consiglio regionale (foto archivio Sestini)

Il consiglio regionale indica chi dovrà andare a Montecitorio a scegliere il dopo Napolitano: per la prima volta ci sono due donne, la vicapogruppo del Pd e la portavoce dell'opposizione

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FIRENZE. Come annunciato: saranno due consiglieri donne e il presidente della Regione i grandi elettori che dalla Toscana parteciperanno alle votazioni per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica.

A partecipare alle sedute del Parlamento, che si terranno a Montecitorio, presiedute dal presidente della Camera, Laura Boldrini, saranno, dunque, il governatore Enrico Rossi, la vicecapogruppo del Partito democratico Lucia De Robertis, la portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni (Forza Italia).

Su 50 votanti, Rossi ha ottenuto 24 voti, De Robertis 23 e Fuscagni 22. Marina Staccioli (Fratelli d’Italia) ha ricevuto 4 voti e Daniela Lastri (Pd) 1. Otto le schede bianche perché la discussione non è stata così pacifica come annunciato.

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La polemica di Monaci

Intanto ad aprire il dibattito è il presidente del consiglio regionale Alberto Monaci che, per la prima volta, rinuncia a proporsi per andare a Roma a votare per il nuovo capo dello Stato. Una scelta motivata non senza polemica: "E' venuto meno l’impianto di rappresentanza istituzionale e dunque la scelta (dei grandi elettori) all’interno di questo consiglio regionale è di ordine meramente politico. Per quanto mi riguarda ringrazio i colleghi che avessero pensato che potrei essere un grande elettore, ma in questa circostanza preferisco fare il notaio”.

Gli accordi trasversali

Gli fa eco Giuseppe Del Carlo (capogruppo Udc), ribadendo che “non una bella cosa” che l’impossibilità di procedere a una soluzione istituzionale sia scaturito da “incontri a livello interlocutorio”, frutto di “trattative trasversali. Lo apprendiamo oggi direttamente da lei, presidente Monaci. Sarebbe stato politicamente più corretto procedere a una verifica collegiale. Migliore sarebbe stata la soluzione istituzionale, segno di unità del Consiglio regionale e di unità di intenti della Toscana”. Da qui l'annuncio del voto di scheda bianca. La prima delle otto. Fra queste ci sono anche quelle dei consiglieri del Nuovo Centro Destra, annunciate dal capogruppo Alberto Magnolfi: "Certe scelte sono politiche. Si possono prendere attraverso un metodo istituzionale, con un percorso di trasparenza",  che assicuri “pari dignità di tutti, ma così non è stato fatto. Ho ricevuto la telefonata da Giovanni Santini (capogruppo Forza Italia, ndr) solo a cose fatte, a proposito di intese trasversali già maturate, dalle quali anche in questa occasione ci hanno escluso”.  Una sorta di “Patto del Nazareno in versione toscana, quanto di più pericoloso vi sia per la vita delle istituzioni. La nostra scheda bianca  rimarca la condanna politica di questi metodi”. Metodi - aggiunge Mauro Romanelli (gruppo misto) - che si allontanano dalla "prassi politica" di scegliere presidente della giunta regionale, presidente del consiglio regionale e vicepresidente di minoranza dell’assemblea come grandi elettori. “Siamo sempre stati e ancora saremmo a favore di questa soluzione" ribadisce il consigliere che conferma di non essere stato coinvolto nel confronto sui nomi dai gruppi maggiori. “Si è scelto di preferire Lucia De Robertis e Stefania Fuscagni rispetto ad Alberto Monaci e Roberto  Benedetti, perché ritenute persone aderenti al  Patto del Nazareno.  Ma io manifesto completo e radicale dissenso politico rispetto a questa scelta e  mi rammarico che non ci siano candidature alternative". Da qui la scheda bianca. 

Cambia il quadro politico, cambiano i grandi elettori

Al contrario, Ivan Ferrucci, capogruppo Pd, difende la "scelta politica” in linea con il modificato quadro politico, cambiato rispetto a due anni fa anche in consiglio regionale: “È un fatto oggettivo: non possiamo non tenerne conto. Anche in questa aula vi è un elemento di valutazione politica rispetto alla rappresentanza dei gruppi”. Stessa posizione per  Giovanni Santini (Forza Italia) che indica “con assoluta serenità” la candidatura di Stefania Fuscagni, portavoce dell’opposizione. Riguardo al Patto del Nazareno “maggioranza e opposizioni si incontrano per scelte che hanno necessità di condividere. Rispetto chi contesta questo fatto; mi riesce difficile accettare le critiche da chi condivide responsabilità di governo”.

Attacchi dal gruppo misto

Le critiche, però, fioccano. Soprattutto dal gruppo Misto. Gabriele Chiurli denuncia che con la scelta dei grandi elettori in Toscana si celebra "il decesso della politica nel senso nobile del suo significato,  dalla votazione dei grandi elettori verrà infatti fuori la volontà dei poteri forti, quindi una piena maggioranza bulgara che di fatto va a sottoscrivere il Patto del Nazzareno in maniera dittatoriale. Spero che i cittadini toscani se ne rendano conto e lo dimostrino con le prossime elezioni”. Così la pensa pure il capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Le votazioni di oggi manderanno a Roma tre differentemente renziani, per questo candido Marina Staccioli, non solo per capacità ed esperienza, ma perché tra le candidature uscite è l’unica che non obbedirebbe ad una telefonata di Renzi”. Anche  Antonio Gambetta Vianna (capogruppo Più Toscana) si è detto dispiaciuto per le poche candidature uscite: “Meglio se c’erano più candidati, esprimeremo la nostra preferenza e terremo in conto anche la rappresentanza di genere, che certo non guasta”.

La prima riunione delle Camere in seduta comune per l'elezione del presidente della Repubblica è fissata il 29 gennaio; per l'elezione nelle prime tre votazioni è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi degli aventi diritto; dalla quarta votazione in poi basta la maggioranza assoluta.

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