Toscana
Quando nel 1915 le sigaraie ottennero l’asilo in fabbrica
Da contadine a operaie in città: riuscirono a organizzare il sindacato già all’inizio del secolo scorso consapevoli del loro ruolo di lavoratrici moderne
LUCCA. Le mani. Venivano assunte dopo aver mostrato le mani. Che venivano toccate, soppesate, fatte muovere per capire se le dita erano abbastanza corte, ma non tozze, il palmo leggero e flessibile così da andare veloci. Si svolgeva così il primo colloquio di una futura sigaraia della Manifattura Tabacchi, per decenni la principale fabbrica di Lucca e, insieme alla Cucirini Cantoni Coats, la più importante realtà del lavoro operaio in Lucchesia con manodopera in prevalenza femminile.
Presente fin dal 1861 e dal 1865 passata sotto il controllo del Ministero delle Finanze – cessato nel 2002 con la privatizzazione, che ha poi portato nel 2006 al passaggio al Gruppo Maccaferri - la Manifattura lucchese ha avuto sede dentro il centro storico fino al 2004, anno del trasferimento nel nuovo stabilimento in periferia, a Mugnano. L’antica sede cittadina – oggi in attesa di restauri in vista di una destinazione pubblica - era il risultato di varie annessioni, tra cui quella dell'ex convento di San Domenico, acquisito dallo Stato nel 1892, e di successive edificazioni.
Le sigaraie sono sempre state la forza della fabbrica. Mitiche, fiere, concrete, solidali e instancabili lavoratrici. Scesero dalle loro case di campagna, lasciarono le faccende e i lavori agricoli ai vecchi e ai ragazzi per la sicurezza di un salario, grazie al quale riuscirono a mandare avanti le loro famiglie. Prima dell'arrivo del tram e di altri “comfort” all'interno della fabbrica, facevano lunghi tragitti in bicicletta per recarsi al lavoro, dove arrivavano trafelate dopo aver accudito i figli piccoli e aver già fatto altri lavoretti. E in Manifattura le aspettavano ritmi massacranti, con una tabella di marcia da rispettare: 375 sigari al giorno, corrispondenti a 15 medaglie. La medaglia era l'unità di misura standard in base alla quale si calcolava il prodotto quotidiano di ciascuna sigaraia: una medaglia equivaleva a 25 sigari. L'ambiente di lavoro, poi, non era salubre.
Ma tra loro c'era solidarietà. «Le più veloci – scrive Simonetta Simonetti nel libro che le ha dedicato alcuni anni fa, nel quale ha raccolto testimonianze e foto di ex sigaraie - cercavano di aiutare le novizie ad arrotolare la foglia di tabacco con destrezza o a scegliere quelle giuste che favorivano la tenuta del riempimento e facevano apparire i sigari tutti uguali al peso che la ricevitrice avrebbe fatto a fine turno».
Ed erano moderne. All'inizio del Novecento furono tra le prime categorie a promuovere la nascita di un'organizzazione sindacale che le rappresentasse. Ottennero anche l'asilo nido in fabbrica, chiamata inizialmente sala di allattamento/custodia e istituita nel 1915 con l'obiettivo – così recitava l'articolo 1 del regolamento – di agevolare le madri che lavorano, l'allattamento al seno e l'allevamento dei loro figli durante l'orario di lavoro.
Insomma, per dirla con le parole che Stefano Baccelli, presidente della Provincia, ha speso in occasione del libro di Simonetti: «Queste lavoratrici sono state per molti decenni una delle facce più moderne del mondo femminile lucchese».
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