Il Tirreno

Toscana

teatro di strada

Marchin' band in Toscana, lo spettacolo che non conosce crisi

di Gabriele Rizza
Marchin' band in Toscana, lo spettacolo che non conosce crisi

Il teatro "open air" si rinnova: bilanci positivi e festival che si moltiplicano. Le novità di "Mercantia 2015"

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C’è un genere di spettacolo che, almeno stando ai numeri e per restare in Toscana, non sente la crisi. E’ il Teatro di strada, una formula semplice, che riassume il senso di una rappresentazione che non ha bisogno di tanti preparativi , di un allestimento all’aria aperta, di una messa in scena agile, più o meno itinerante, ma che al suo interno raccoglie molte anime e varie impronte: dal circo alla drammaturgia, dalla comicità al mimo, dalla musica alla magia, un circuito insomma che non sta mai fermo, si evolve, si modifica.
Ne parliamo con Alberto Masoni e Alessandro Gigli di Terzo Studio, la sigla che organizza diverse manifestazioni del genere in Toscana e a cui si deve l’invenzione di Mercantia, il festival dei festival, il contenitore di mille avventure che ha fatto scuola e proseliti.

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«Quando siamo partiti nel 1988 – ricorda il direttore artistico Alessandro Gigli – eravamo gli unici. Poi un po’ tutti si sono messi a fare teatro di strada. Mantenere la leadership non è stato facile. Così abbiamo iniziato a diversificare l’offerta, abbiamo coniato il “quarto teatro” che sfugge alla logica della strada come unico palcoscenico perché è tempo di allontanare il teatro dalla gente per avvicinarlo ad ogni persona: è la persona che deve cercare il teatro che più gli si addice».

Dall’alto della vostra ormai più che ventennale esperienza cos’è realmente il Teatro di strada?

«Definire il teatro di strada in due parole, etichettarlo e incasellarlo in una struttura ben definita, è praticamente impossibile. Oltre che inutile. Perché nel cosìddetto teatro di strada ci sta dentro un po’ di tutto. Ci sta il singolo che fa il suo spettacolino a cappello e ci sta l’allestimento monstre che costa 5mila euro. Ci sta il clown che non ha bisogno di niente e ci stanno i funamboli, gli acrobati, gli equilibristi che al contrario hanno bisogno di gru, torri, luci, tecnologie. Ci sta il nouveau cirque e ci sta il fenomeno delle street band. E volendo ci finiscono pure il teatro ragazzi, il teatro dei burattini e il teatro di figura. Volendo riassumere possiamo dire che i suoi tratti distintivi sono legati allo spazio dove agisce, la strada appunto, al rapporto che instaura col pubblico, che generalmente sta in piedi o seduto per terra, e alla durata degli spettacoli, non più di novanta minuti».

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Qual è il suo stato di salute?

«In Toscana è decisamente buono. Le classificazioni in questo caso non solo sono possibili ma dovute. E ci dicono che nel 2014 sono tre i festival con più vent’anni (Certaldo, San Miniato, Castelfiorentino), che sono quattro quelli con oltre dieci edizioni (Campiglia Marittima, Camporgiano, Campi Bisenzio, Maresca), che sono altrettanti quelli che ne hanno inanellati più di cinque (Rosignano Marittimo, Montespertoli, Monterotondo Marittimo, Fivizzano) mentre sono tre quelli tenuti a battesimo: a Bagni di Lucca, Calenzano, Camaiore. I Comuni hanno creduto e investito in questo tipo di iniziative, i tagli non ci sono stati o sono stati molto contenuti, il pubblico ha risposto bene, i biglietti venduti hanno avuto ovunque segno più (anche Mercantia ha superato seppur di poco il traguardo del 2013) e gli assessorati sono contenti. E’ un trend che non riguarda solo la nostra regione ma un po’ tutto il Paese. La Toscana semmai si distingue per il gran numero di marchin’ band, un fenomeno che proprio a Certaldo grazie alla Funkoff è esploso in tutto il suo dinamismo. Si tratta di strutture di dieci elementi al massimo, a carattere amatoriale o semiprofessionale, eredi delle bande di paese e delle filarmoniche, che in questi ultimi anni si sono fatte un nome fino a occupare una bella fetta del così detto “mercato dell’intrattenimento”».

Questa crescita anche a livello nazionale ha prodotto dei risultati per quanto riguarda il nuovo assetto dello spettacolo dal vivo come previsto dai recenti dispositivi di legge?

«C’è una novità importante. Il Ministero si è accorto del fenomeno, ha preso atto della sua evoluzione e per la prima volta ha aperto il discorso sul teatro di strada, inserendo nell’articolo che riguarda le imprese di produzione teatrale anche le sue compagnie. Che così, rispettando determinati parametri, come avviene per le altre categorie, potranno accedere direttamente ai contributi senza passare dai festival, come accadeva finora. Una novità su cui anche la legge regionale dovrà riflettere. E che riguarderà anche Mercantia».

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Ma cos’è Mercantia?

«Mercantia è un sogno che diventa realtà, un'esperienza unica per lo spettatore, di vita più che di teatro, che nasce nell'estate 1988 a Certaldo, fra le strade dell’antico borgo, come evento polifonico: un unicum spettacolare che unisce arte, artigianato artistico e varie esperienze sceniche. C’era l'onda lunga del Terzo teatro, il sentore dei primi festival come Sant'Arcangelo e tanta arte di strada, come la “Compagnia extra comica del Cavalier Gualtiero e figli”, finto camion di artisti girovaghi che approdava nelle pubbliche piazze per “chiedere asilo”, fare spettacoli e serenate. Con noi c’erano dei giovani che sarebbero diventati “grandi”: Leo Bassi, Bustric, Sandro Berti della Banda Osiris. Partiti seguendo l'istinto, codificammo nel manifesto del “Teatro da Quattro soldi” quanto avveniva. Nel corso degli anni le cose sono cambiate, o meglio evolute, ferme restando le quattro colonne portanti dell’impalcatura: il teatro, l’artigianato artistico, l’arte contemporanea, il borgo medievale. Il Festival è cresciuto in modo esponenziale per spettatori e compagnie, e nel ventennale del 2008 abbiamo fatto un bilancio, consapevoli di aver scritto una pagina importante del teatro italiano. Mercantia è stata per tanti luogo d'ispirazione e di arrivo. Oltre a fare spettacolo, qui si è discusso di arte di strada, promosso proposte di legge. Ma per noi era il momento di andare oltre: il teatro di strada, moltiplicatosi in quantità, si consumava in stereotipi. Abbiamo quindi cercato di allontanare il teatro dalla gente e avvicinarlo ad ogni persona. Non è importante cosa fai, ma come lo fai».

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E allora cosa dobbiamo aspettarci da Mercantia 2015?

«Prima di tutto una esplosione dell’energia vitale che scorre nelle arterie del festival. Mercantia è oggi l'evento dei 100 e più spettacoli per sera, dei 30mila biglietti staccati in tempi di crisi, ma anche della possibilità di scegliere se seguire una street band tra la folla o appartarsi in una cripta, per un monologo con pochi intimi. Ma soprattutto, questo il segreto, è l'evento al quale non si viene per assistere da spettatori, ma per partecipare da protagonisti. Siamo un teatro “necessario” o, come direbbe il nostro amico Guido Ceronetti, un teatro di soccorso, che non rinuncia ad essere spettacolare. Quest’anno Mercantia seguirà “le dieci direzioni”, una nuova evoluzione, a partire da noi stessi, dentro e fuori di noi».

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