Il Tirreno

Toscana

teatro di strada

Le performance si moltiplicano, i soldi diminuiscono

di Gabriele Rizza
Una performance della Compagnia del Drago Nero di Certaldo
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Una performance della Compagnia del Drago Nero di Certaldo

Gli artisti "on the road" si raccontano: "A malapena si riesce a pagare l'affitto di casa. Così esibirsi 'a cappello' resta una necessità"

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FIRENZE. Che anno è stato il 2014 per il teatro e gli artisti di strada? Le strade si diversificano e non sono uguali per tutti. Anche perché, come abbiamo visto, molte sono le anime che si agitano al suo interno. Per definizione il teatro di strada è movimento, strutture agili, facilmente adattabili alle più diverse situazioni ambientali. Pronte per ogni emergenza.
Ma non è più tempo solo di esibizione “a cappello”: anche se la pratica regge, rito e folklore, per la gioia degli organizzatori, meno degli esecutori. Che da soli, in due, massimo tre (fanno eccezione evidentemente le marching band), costituiscono l’ossatura, il nucleo forte, della categoria. Anche in Toscana. Dove la “cultura” del teatro di strada resta fra le più agguerrite e consolidate. E dove la differenza in termini numerici, fino a dieci elementi, la fanno i “paradisti”, le parate itineranti, le rievocazioni storiche, vere e proprie processioni scenografiche, fra effetti speciali e giochi pirotecnici, opera di specialisti, come la Compagnia del Drago nero di Certaldo o la Nouvelle Lune di Carrara, formatasi nel 2001 nei corridoi dell’Accademia di Belle Arti, formazione interdisciplinare, recitazione, danza, scultura, mimo, mimo, teatro di figura, giocoleria, acrobatica, al servizio di fantastiche apparizioni, un mondo fiabesco e mirabolante.

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Tornando al consuntivo, le voci oscillano: forse il 2014 non è stato l’anno migliore ma neanche il peggiore. Di certo, il coro è unanime, sono cambiate le “tecniche di ingaggio”. I festival, le rassegne, le manifestazioni, le occasioni sono aumentate a dismisura, quasi non si contano più, il mercato tira, ma è cambiata l’attitudine artistica, la motivazione estetica. Spesso e volentieri, come osserva Maurizio Marchetti, portavoce dell’associazione GranMastro di Viareggio, formatasi nel 1999, giocolieri, clown, performer, «siamo il distintivo, l’attrazione per iniziative che con l’arte di strada hanno poco o niente a che fare, buoni per chiamare pubblico e far contenti i commercianti e gli assessorati al turismo che alla fine risparmiano pure sui cachet. Ma quando “fare cappello” lo decidiamo noi, non quando ti invitano».
La pensa così anche Elena Manni, in arte Elirudyzuli, trampoliera e saltimbanca, specialista in acrobazia aerea («un anno difficile, soprattutto per chi come me non improvvisa, ha bisogno di attrezzature tecniche, di un montaggio impegnativo, altro che cappello»), più ottimisti i Chicchi d’Uva, pure di Viareggio, formazione a assetto variabile, venti anni di acrobazie e equilibrismi mozzafiato alle spalle, «l’affitto lo paghiamo, ma negli ultimi anni la differenza si sente: prima si lavorava anche in tre, quattro, ora al massimo in due; così, di necessità virtù, quando ci muoviamo fuori dalla Toscana per raggiungere un festival, sfruttiamo le piazze di trasferimento per esibirci a cappello».

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Il cambiamento, meglio le trasformazioni, è un po’ il leit motiv, il minimo comun denominatore. «Sono cambiate un sacco di cose da quando ho cominciato trenta anni fa – ci dice Felice Pantone, un veterano, cantastorie, gran maestro di ‘sega armonica’ – eravamo tutti un po’ matti allora, frikkettoni, seguivamo una vocazione di libertà, l’idea della carovana; poi qualcuno ha pensato che poteva essere un mestiere, se non business, e ovviamente il clima è mutato, è cresciuta l’istruzione, la tecnica, ma si è spento un po’ il cuore. Il 2014? E’ stato un anno vivace, fra alti e bassi, come per ogni libero professionista. I comuni, i privati, le proloco ti chiamano. Le serate sono aumentate, in compenso sono diminuiti i compensi».
Chi non si lamenta, anzi, è il 36ienne Federico Pieri, alias Mago Chico, il “cotè” illusionistico della livornese Corte dei Miracoli di via Piombanti («mi ci esibisco in media due volte al mese»), sempre meno mago e sempre più fantasista («ai trucchi classici abbino le ombre cinesi, i disegni con la sabbia, le bolle di sapone, faccio insomma una magia teatralizzata») che non nasconde la soddisfazione: «Natale l’ho fatto su una nave da crociera, Befana in provincia di Vicenza, aspetto Carnevale, in aprile sono a Rimini per il congresso internazionale di magia, sto montando un nuovo spettacolo per questa estate, ho lavorato tanto, non potevo chiedere di più al 2014. Se penso alle ditte che chiudono, alla cassa integrazione, ai precari, ai fallimenti, mi dico che ho fatto la scelta giusta, fin dai tempi della scuola, perché lì è stato il primo banco di prova, davanti ai compagni di classe».

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