La manifestazione
Amanda Sandrelli si confessa: Le insicurezze dei miei primi 50 anni
Intervista a Amanda Sandrelli che porta a teatro "Tale madre tale figlia". "Dai genitori ho imparato l'amore per il lavoro"
E basta! Lo dice subito: è stanca di rispondere a domande su sua madre e su suo padre. Gliele fanno da una vita. Ora Amanda Sandrelli ha 50 anni, una carriera autonoma da attrice, due figli che stanno diventando grandi - 11 anni il più piccolo, il più grande che studia per diventare direttore d'orchestra - un ex marito attore, Blas Roca Rey con cui l'incantesimo si è rotto di recente dopo 20 anni di matrimonio. Ma è appena andata in scena con il nuovo spettacolo con il Teatro delle Donne al Manzoni di Calenzano che si intitola "Tale madre tale figlia" e il richiamo alla sua celebre madre diventa inevitabile. E comunque i primi 50 anni di Amanda riflettono la presenza di persone non comuni alle spalle il cui modo di vivere ha influenzato il suo e la sua visione del mondo: i genitori Gino Paoli e Stefani Sandrelli sono stati protagonisti di una delle più scandalose storie d'amore degli anni Sessanta, lui cantautore noto e sposatissimo e lei vispissima viareggina minorenne. Amanda ha tre fratelli maschi: Vito nato dal matrimonio della madre con l'imprenditore Niki Pende, Giovanni figlio di Paoli e della prima moglie, Niccolò e Tommaso nati negli anni Ottanta dal secondo matrimonio del cantautore con Paola Penzo.
Il tema della maternità tocca molto Amanda Sandrelli, così come la coinvolge un progetto che racconta la realtà femminile nei modi meno scontati: «Da tempo volevo recitare un testo di Laura Forti che è una delle autrici più interessanti. E l'occasione me l'hanno data il Teatro delle Donne e di Calenzano e Officina della Cultura, una interessante realtà teatrale di Arezzo. Dopo averlo presentato a Calenzano porteremo lo spettacolo in vari teatri della Toscana». In marzo saranno nel circuito della Fondazione Toscana Spettacolo: il 4 al Teatro dei Vigilanti di Portoferraio, il 7 alla Sala Banti di Montemurlo, l'8 al teatro Giotto di Vicchio, il 20 al Teatro Puccini di Altopascio, il 21 al De Filippo di Cecina. Amanda Sandrelli è la madre, la figlia è la giovane Elena Ferri, «Due donne fotografate in un momento di cambiamento - spiega l'attrice - A 50 anni non si è ancora vecchi ma non si è più giovani, anche questa può essere un'età di insicurezze e di paure».
Anche per lei, Amanda, è così?
«Molte cose le ritrovo nelle mie ansie, ad esempio il timore che i figli abbiano i nostri difetti, che non siano attrezzati per il mondo esterno che è competitivo e ti impone modelli pesantissimi da sostenere. Anch'io ho queste paure anche se ho molta fiducia nei giovani e ho sempre pensato che il futuro sarà sempre meglio del passato».
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Anche sua madre Stefania è stata apprensiva con lei? Un grande psichiatra diceva che le madri non sbagliano mai. E' vero?
«I genitori sbagliano sempre in qualcosa ma io i miei li ho amati molto. Nella mia famiglia allargata c'è stato sempre molto amore. Mia madre è stata sempre molto calda con me, mi è mancata molto perché era sempre fuori per lavoro, ma quando c'era era molto affettuosa. E sono anch'io molto fisica come lei, molto sbaciucchiona».
E suo padre?
«E' stato meno presente quando ero piccola, però dagli 8 ai 13 anni ho vissuto a Milano con lui, o meglio con la sua prima moglie Anna Fabbri, perché lui era sempre in giro a cantare da qualche parte. Anna per me è stata una seconda madre. A Milano stavo sempre con mio fratello Giovanni che ha tre mesi più di me: ho un bel ricordo di quegli anni. E poi quando sono stata mamma io quante estati bellissime ho passato nella casa di Castagneto. Mio padre ha un suo punto di vista originale sul mondo e sembra indifferente, poco affettuoso. In realtà lo sembra soltanto, in certi momenti ecco che ti arriva la sua telefonata e ti dice che lui c'è. I miei genitori sono due abbastanza particolari ma io sono normale. Sono cresciuta in mezzo a due persone vere che non hanno una parte pubblica e una privata».
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Tutto questo amore e nessuna sofferenza?
«Certo. Ad esempio non ho mai visto i miei genitori insieme, ho sempre avuto una specie di nostalgia per questa cosa che non avevo mai vissuto. Non un dolore vero e proprio, ma una nostalgia. Mi capitava quando vedevo una famiglia tradizionale. Io mi sono separata da quasi due anni e per i miei figli è molto diverso. A loro manca la vita di famiglia e io cerco di distrarli, di consolarli. Credo che mia madre non si sia resa conto di quello che provavo, lei fa sempre quello che si sente, non si crea tanti problemi. Invece io so che il dolore può essere molto forte quando si è avuta una vita bella, piacevole e allegra, come l'avevano i miei figli quando eravamo una famiglia unita. Anche se le separazioni oggi sono una cosa molto diffusa, bisogna sapere che i ragazzi soffrono molto».
Di madre in figlia. Qual è la morale da trarre?
«Che non si insegna nulla a parole perché è l'esempio quello che conta, quello che i genitori fanno. L'esempio di mia madre è stato fondamentale: grazie a lei ho sempre saputo che la mia vita era in mano mia, e che non mi sarei mai messa nelle mani di un uomo come hanno fatto tante della mia generazione e purtroppo anche di quelle dopo. Innamorarsi sì, ma mai consegnarsi, bisogna stare attente a chi ci si consegna, ci sono uomini pericolosi e cattivi che non hanno rispetto per le donne. Credo di non avere mai visto nessuno mancare di rispetto a mia madre e anch'io sono combattiva. Altra cosa che ho imparato dai miei genitori è l'amore per il lavoro, non solo il mio, ma quello di tutti. Il mio primo figlio me lo sono portata dietro per tre anni perché non volevo separarmi da lui, poi i miei figli hanno capito che ero presente anche se ero una madre viaggiante. Sanno che cos'è il mio lavoro e perché mi piace. Sanno che non cerco il successo o i soldi ma che lo faccio per passione. La felicità che ti dà il lavoro è una delle cose più importanti della vita».
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