Dal ladro occasionale ai professionisti dell’Est: ecco l'identikit
La squadra mobile apuana, analizzando centinaia di furti, è riuscita anche a stabilire quali sono i posti dove vanno a mettere mano i delinquenti appena entrano
MASSA. Facile per l’uomo della strada dire che sono entrati i ladri in casa, oppure per i cronisti parlare genericamente di topi di appartamento. Gli inquirenti invece, se vogliono trovare i colpevoli, devono andare oltre. Devono usare metodi scientifici per reati che creano un allarme sociale spaventoso. E fanno percepire una scarsa sicurezza anche quando questo non è proprio giustificato. Ecco che a Massa la divisione anticrimine della squadra mobile diretta da Antonio Dulvi Corcione ha suddiviso le varie tipologie di malviventi a seconda del loro modus operandi.
Chi entra dalla porta viene definito ladro occasionale (tossicodipendenti oppure gente che vive di espedienti) oppure topo di appartamento (fanno solo quello e solitamente sono nomadi minorenni che grazie alla loro età la fanno spesso franca); chi irrompe dalla finestra viene chiamato acrobata (oltre che a doti fisiche serve un lavoro di spionaggio importante per individuare l’abitazione meno in vista). Infine c’è chi entra comunque, nonostante gli allarmi e nonostante i possibili accorgimenti delle vittime: roba da banda specializzata, banditi quasi sempre provenienti dai paesi dell’Est. Albanesi e romeni sono i più bravi, se ci passate il termine, anche perché sono quelli che si spostano su un furgone e sono pieni di attrezzi per scassinare qualunque tipo di serratura. Però va detto che si muovono soltanto quando il guadagno è certo: hanno quasi sempre un basista alle spalle, un domestico oppure un complice che nella vita di tutti i giorni fa una professione che gli permette di entrare negli appartamenti degli sconosciuti (artigiani, muratori).
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La squadra mobile apuana, analizzando centinaia di furti, è riuscita anche a stabilire quali sono i posti dove vanno a mettere mano i delinquenti appena entrano. Un buon ladro guarda sempre sotto lo zerbino davanti all’uscio per capire se il proprietario è stato così gentile da lasciare una copia delle chiavi (non ridete, succede). La refurtiva poi viene cercata negli armadi (e dentro i vestiti), nei cassetti e all’interno dei vasi. Ma pure dietro i quadri oppure sotto letti e tappeti (voi continuate a ridere, ma sono errori che commettiamo tutti). Il consiglio degli uomini di Corcione è di evitare questi nascondigli, non fate altro che agevolare il compito di chi vi sta per portare via oggetti di valore e ricordi di famiglia. Ci sono poi i segni sui muri, non si tratta di leggenda metropolitana. Anche se non c’è un codice ben preciso, non esiste l’alfabeto da scasso insomma. Però sono disegni che fanno capire a chi ha brutte intenzioni che in quel posto si può arricchire senza troppi rischi. Occhio anche a quando vi spariscono le chiavi: i soliti ignoti sono bravissimi e riescono a duplicarne un mazzo in pochi minuti. E voi non vi accorgete di niente. Per questo la polizia ordina (perentorio) di non rivelare le proprie abitudini a nessuno. Se una domanda sui vostri orari vi viene fatta con troppa insistenza da chi non conoscete a sufficienza chiudetevi a riccio. Piuttosto conviene coltivare rapporti di buon vicinato perché è più efficace chi ci abita a fianco che una sirena ultrapotente. Si chiama solidarietà reciproca, un’arma che forse non sconfiggerà il crimine ma almeno gli renderà la vita un po’ più difficile.
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