Lutto
E' una politica, non ha competenze Bocciata la nomina del provveditore
Renzi l'aveva voluta ai vertici della scuola toscana, no della Corte dei Conti a De Pasquale (Pd)
FIRENZE. Una legislatura a Montecitorio non “fa curriculum”. Un seggio da deputato non dà i «requisiti di “particolare e comprovata” qualificazione professionale» utili ad aggiudicarsi la poltrona di provveditore della Toscana. Per questo, la Corte dei Conti, a cinque mesi di distanza dal decreto, boccia la nomina di Rosa De Pasquale a direttore generale dell’Ufficio scolastico. I giudici contabili, con una delibera depositata il 30 dicembre e diffusa da qualche giorno, rispediscono al mittente il decreto firmato da Matteo Renzi il 4 settembre 2014. Motivo? Prima di fare campagna acquisti fuori dai ranghi del ministero dell’Istruzione, il presidente del Consiglio, il Miur e il ministero della Funzione pubblica avrebbero dovuto accertare l’assenza di «competenze interne» e comunque preservare le esigenze «di contenimento della spesa pubblica», così come stabilito dal testo unico sul pubblico impiego. Insomma, il premier può affidare incarichi di dirigente della pubblica amministrazione a esterni, ma senza «mortificare le aspettative dei dirigenti interni». Soprattutto se esistono e se lo meritano. Ecco: l’ex parlamentare Pd, la focolarina laureata in legge e approdata alla Camera nel 2008 in quota Veltroni, sebbene sia dal 1980 una funzionaria del Miur e dal 2007 a capo dell’Ufficio scolastico provinciale di Firenze, non aveva le carte in regola. Non solo non poteva ambire a quella posizione facendo valere i suoi titoli. Ma neppure il suo bagaglio politico bastava a portarla ai vertici del sistema scolastico toscano. Non è la prima volta che si accende uno scontro istituzionale fra Renzi e i giudici contabili. La Corte aveva bocciato anche la nomina a capo dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi dell’ex comandante della polizia municipale di Firenze, Antonella Manzione per «mancanza di requisiti», poi il niet dei giudici era rientrato. Via libera alla super vigilessa di Forte dei Marmi, ormai una colonna del “Giglio magico”.
De Pasquale non è una renziana della prima ora, tanto che alle parlamentarie pd del 2013 corse come “bersaniana”, ma certo la galassia culturale e politica di provenienza, i focolarini, è vicina al mondo dello scout rottamatore.
Per assegnarle l’incarico, il governo doveva individuare un manager capace di garantire performance «aggiuntive» rispetto a quelle dei dirigenti in servizio. Per il Miur, che aveva motivato la sua nomina scartando altri 25 candidati, De Pasquale poteva fare la differenza oltre che per i numerosi ruoli dirigenziali ricoperti in carriera dentro le strutture ministeriali, anche in ragione della legislatura alla Camera e in Commissione Cultura e istruzione. Proprio «l’esperienza a così elevati livelli istituzionali in materia di istruzione», secondo il ministero, permettevano all’ex deputata di offrire «garanzie nella gestione dei rapporti istituzionali di alto profilo con la Regione Toscana», anche se «non è direttamente attinente al conferimento dell’incarico». «Una procedura - scrive la Corte - che rischia di configurarsi come un surrettizio canale di reclutamento, parallelo alle forme ordinarie» basate su un «principio di rango costituzionale», secondo cui il posto nel pubblico si ottiene per «concorso». Mancano i requisiti. De Pasquale, interpellata, non rilascia dichiarazioni. Adesso la sostituirà Claudio Bacaloni, vicedirettore del provveditorato che ha già ricoperto il ruolo di facente funzioni in passato. E proprio su di lui, sembra suggerire la Corte dei Conti, dovrebbero appuntarsi le attenzioni del governo per la nuova nomina.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
