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L'eccidio di S. Anna, la strage di Viareggio: la Toscana che ha Napolitano nel cuore

Ilaria Bonuccelli
L'eccidio di S. Anna, la strage di Viareggio: la Toscana che ha Napolitano nel cuore

In Versilia la stretta di mano contro il nazismo insieme al presidente della Germania. All'ospedale di Viareggio con il bimbo sopravvissuto alla tragedia del treno: "Ciao, io lo so che sei il presidente dell'Italia"

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"Ciao, te sei il presidente dell'Italia. E questo è il mio disegno per te". Una casa, le nuvole, gli angioletti. I fratellini che non ci sono più. Nessuno lo dice, Leonardo se lo immagina. A 8 anni è intelligente. Giorgio, lo capisce al volo. Gli basta afferrare il foglio di carta e guardarlo negli occhi. Ha scelto bene. Incontrare il bambino sopravvissuto alla strage di Viareggio, il treno esploso alla stazione. Forse il protocollo avrebbe suggerito un comportamento diverso, ma in fondo non è mai stato un presidente della Repubblica da protocollo. In Toscana la gente Napolitano lo ricorda così. Il presidente delle visite (quasi) a sorpresa. Dei colpi di scena. La stretta di mano internazionale con Joachim Gauck, il presidente della repubblica tedesca. Non poteva che essere a S. Anna di Stazzema, il luogo per antonomasia degli eccidi nazisti: a marzo del 2013, davanti agli occhi del mondo. La condanna del nazi-fascismo, "l'errore" della storia delle due democrazie. Nessuno, però, sa che di questa visita a S. Anna hanno saputo dal telegiornale. Una sorpresa: Giorgio Napolitano è anche questo.

Quell'abbraccio paterno nel luogo dell'eccidio

"Sorprendente", "vitale", "pieno di energia". Sono queste le espressioni che si ripetono più di frequente fra chi lo conosce. A poche ore dalle dimissioni, dal ritorno di Napolitano alla vita "civile", all'abitazione privata di Roma, nel quartiere Monti -  facciate con i rampicanti, i richiami ai Ragazzi di via Panisperna, le trattorie, i selciati di sanpietrini - la Toscana sommerge il presidente emerito di ricordi che sono già storia. E non perché negli ultimi anni di mandato abbia incaricato (e poi fatto giurare) due presidenti del consiglio toscani: prima Enrico Letta e poi Matteo Renzi. No. I legami con la Toscana sono più intensi.  Fisici, perfino. Michele Silicani, ex sindaco di Stazzema, li può testimoniare: "Quando a marzo del 2013 Napolitano venne su da noi, in Versilia, e si tenne per mano per Gauck fece un gesto nei miei confronti generoso, tenero, umano come un padre: mi tirò a sé, da dietro, come avrebbe fatto un padre".  I dettagli che non si immortalano nelle foto. "Era il suo modo di far capire che era orgoglioso di quello che stavamo costruendo. In realtà la stava costruendo lui insieme al presidente della Germania: una relazione, un gesto reputato impossibile per varie ragioni, all'improvviso è diventata possibile grazie alla volontà di due uomini".

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Oggi a Sant'Anna: si avvera un sogno

Se qualcuno è sorpreso, quello non è Silicani. Non più dopo quello a cui ha assistito. "Quella mattina di marzo, quando Napolitano è sceso dall'auto,  si è trovato intorno alcune persone che erano riuscite ad arrivare nella zona interdetta. Non so se erano arrivate dai sentieri o come fossero riuscite a superare la zona off limits, ma si erano avvicinate. Il presidente ha saltato il cerimoniale e le ha volute salutare una per una".  Certo un'anomalia "ma non immaginabile per una persona come Napolitano. Appena ha messo piede a S. Anna ha commentato: "Oggi per me si realizza un sogno". E subito dopo mi sono ritrovato fra lui e l'altro presidente". Nessuno choc, però. Quello, Silicani, lo aveva avuto un paio di mesi prima. "A gennaio, Napolitano mi aveva incontrato a Roma insieme ad alcuni rappresentanti dei superstiti dell'eccidio di S. Anna. Con me era venuto Enrico Pieri. In quell'occasione, il presidente ci accennò alla partecipazione a Berlino a un vertice italo-tedesco che avrebbe concluso una conferenza internazionale avviata alcuni anni prima a Trieste. E ci assicurò che avrebbe consegnato a Gauck una nostra lettera". Tre giorni dopo, a Silicani arriva una telefonata dal Quirinale. "Mi dicono poche parole: stasera alle 20 guarda il telegiornale. In diretta ho sentito che Gauck annunciava la sua visita a marzo a S. Anna di Stazzema. Poi si è rivolto a Napolitano e gli ha chiesto di accompagnarlo. Così è nata la storia in Toscana".

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Il pranzo nell'ex comando nazista

Quello che non era successo in un settennato, dunque, accade in pochi giorni. In poco più di un mese si organizza l'arrivo di due presidenti. Con il pranzo riservato in un ristorante di Capezzano, alla Dogana. In pochi sanno che quella rustico, una volta appartenuto alla tenuta dei Borbone, durante i mesi degli eccidi era stato trasformato nel comando generale nazista. Proprio lì i due presidenti, un po' in inglese, un po' in tedesco e anche in italiano si raccontano. Gauck parla della sua ammirazione per la Toscana, dei suoi frequenti viaggi in Versilia; Napolitano parla di politica, anche internazionale, lui che è sempre stato un europeista convinto, al punto da rendere omaggio - è stato uno dei primi atti del suo mandato -  alla tomba di Altiero Spinelli, uno dei firmatari del manifesto di Ventotene, il documento primo della nascita dell'Unione Europea. Spinelli, l'anti-fascista che proprio in Toscana, a Lucca, aveva scontato tre anni di carcere in gioventù.

La mail della laureata di Empoli nel discorso di fine anno

La circolarità dei legami e della storia. Quella calamita che, per vicende importanti, riporta sempre Napolitano in Toscana. La  prima visita ufficiale, a Firenze, a luglio 2006 (nel capoluogo poi è tornato varie volte, nove) per incontrare il presidente dell'Austria: anche in quel caso, protocollo stravolto. Arrivo in treno, tra i tanti capolavori da visitare scelta della Cappella dei magi (a palazzo Riccardi Medici) di Benozzo Gozzoli e un riferimento alla crisi della Richard Ginori, per ribadire la sua vicinanza alla gente,  alle eccellenze italiane, ai lavoratori.  Li ricorderà anche nel discorso di fine anno del 2013. In quell'occasione, di nuovo un riferimento alla Toscana. O meglio a una toscana: a una giovane laureata di Empoli, Veronica Fiorillo che gli invia una mail per denunciargli la situazione drammatica in Italia. La difficoltà per i giovani di trovare un impiego, nonostante le qualifiche. 

Le tappe da Pisa a Firenze

Anche così Napolitano manifesta di essere fra la gente. Una vicinanza mantenuta sempre nel corso del suo mandato, quando a Pisa e andato nel 2007 per il bicentenario della Normale, una delle università di prestigiose del paese, e poi nel 2011 per l'inaugurazione della Domus mazziniana restaurata; oppure quando ha reso omaggio alla tomba di Galileo in Santa Croce a Firenze, quando ha ascoltato il Maggio Musicale diretto da Zubin Metha,  quando è andato a Siena per un convegno o a Viareggio.

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La promessa a Leonardo: ci rivedremo

Già a Viareggio, nel 2009. L'anno della tragedia ferroviaria più grande d'Europa. Del mondo, probabilmente. La gente incredula davanti alle fiamme che divampano in mezzo alla città. Il presidente si fa sentire subito. Una telefonata al sindaco dell'epoca, Luca Lunardini: "Mi chiamò personalmente, la mattina dopo il disastro. Mi colpì l'empatia della voce. Era cordiale, vicino. Sinceramente vicino. Promise che sarebbe venuto". Così è stato. La visita a via Ponchielli, il luogo delle case investite dalle fiamme, il luogo dei primi morti. "Poi, però, volle andare in ospedale. Fu lui a chiederlo. Quando organizzò la visita chiese espressamente di  andare a trovare il bimbo, Leonardo, che era sopravvissuto alla tragedia. Si trovava in pediatria. Aveva bruciature leggere, a differenza del padre che era ricoverato a Padova. La mamma e i fratellini erano morti. Il presidente entrò nella sua stanza e Leonardo lo salutò con un "Ciao". sapeva bene chi era e gli aveva preparato un disegno". Da Napolitano una carezza. Un gesto che ricordava la tenerezza di un nonno, quella di un papa Giovanni XXIII per chi ha fede. L'affetto, la commozione era la stessa. "In quell'occasione - ricorda Lunardini - Napolitano promise a Leonardo che si sarebbero rivisti. Poi non è più capitato. Ora che è un privato cittadino, potrebbe essere l'occasione per mantenere quella promessa".

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di Redazione web