Il Tirreno

Toscana

Toscana Batticuore - Il vento

di Alessia La Villa

Il gioco tra i lettori "Toscana Batticuore", sui luoghi della nostra regione che tolgono il fiato - L'iniziativa

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Chiara sollevò il bavero del cappotto e con un gesto della mano portò indietro i capelli che le coprivano il viso. “Accidenti a questo vento” pensò, “la traversata non sarà facile”. Poi sorrise pensando a quanto le piacevano da bambina le giornate ventose. Suo padre le raccontava sempre che il vento era stato inventato per portare via le cose brutte e lasciare al loro posto delle cose belle e che del vento non bisognava avere paura: “tutte le cose quando le conosci smettono di farti paura”. “Signorina” disse l’uomo con la divisa blu, “dobbiamo andare”. Chiara trasalì. Consegnò i propri documenti e il pacco che portava con sé. Aspettò il proprio turno e in silenzio si accomodò sulla motovedetta che da Livorno l’avrebbe portata sull’isola di Gorgona. Erano esattamente quindici anni che ogni venerdì Chiara attraversava il mare per raggiungere l’isola. Quindici lunghi anni. “Perché papà vive su un’isola?“ aveva chiesto alla mamma la prima volta che le aveva spiegato che suo padre non sarebbe tornato a casa. “Vedi, Chiara, tuo padre lavora a Gorgona, aggiusta le barche, quelle che si rompono quando c’è troppo vento”. “E io non posso vivere sull’isola con papà?“ aveva risposto lei eccitata. Poi aveva imparato che sull’isola vivevano altri papà che avevano altri bambini che come lei salivano su quella piccola nave ogni venerdì e che quando c’era troppo vento la barca degli uomini blu non partiva e lei e la mamma dovevano tornare indietro senza vedere papà: “Il vento è mio amico” strillava lei, “non è cattivo, non succede nulla, chiedetelo al mio papà”. Poi aveva imparato a dire una preghierina al vento, di non soffiare forte così: “Vedo il mio papà che sta in un’isola bella, e quando finisce l’ergastolo torna a casa da me”.

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