Gioco
No allo straordinario, la Coop di Torre del Lago resta chiusa di domenica
I dipendenti si ribellano al nuovo orario imposto dalla direzione di Firenze. "Per noi solo un modo per uniformare le aperture in tutta la Toscana". Dalla Lucchesia: "Non è vero". E scoppia la guerra dei 30 minuti
VIAREGGIO. Erano anni che non si vedeva la Coop chiusa a Torre del Lago. Domenica 4 gennaio è successo. I dipendenti non si sono presentati al lavoro. Hanno proclamato guerra all'azienda. La guerra dei 30 minuti. Qualcuno, in tono dispregiativo, l'ha ribattezzata già la guerra del "pranzo della domenica". Ma per sindacati e lavoratori c'è poco da scherzare, anche se l'unico negozio della grande famiglia Unicoop Firenze in Toscana a non aver alzato la saracinesca il 4 gennaio sembra proprio quello di Torre del Lago. Eppure lo stato di agitazione attraversa tutti i negozi Unicoop toscani che aprono la domenica mattina.
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Orario uniformato, scoppia la rivolta
Alla base del malumore diffuso c'è il nuovo orario imposto dall'azienda. Apertura posticipata dalle 8 alle 8,30 e quindi chiusura slittata dalle 13 alle 13,30. Secondo la direzione si tratta di una scelta "logica dettata da un ragionamento semplice: nei giorni festivi abbiamo pensato che le persone abbiano piacere di dormire un po' di più e che fosse conveniente per i nostri negozi offrire un servizio prolungato verso l'ora di pranzo, invece che anticipato. L'altra esigenza - prosegue Unicoop Firenze - era quella di uniformare l'orario di tutti i negozi che stanno aperti la domenica. Alcuni aprivano alle 8 altri alle 8,30. Proprio in virtù del ragionamento precedente, ci è sembrato ovvio spostare per tutti l'orario alle 8,30. Ma abbiamo solo posticipato l'apertura, senza prolungare l'orario di lavoro".
Si lavora 30 minuti in più
A Torre del Lago, invece, danno un'altra versione. Intanto, i lavoratori sostengono che l'apertura sia rimasta alle 8,30 mentre la chiusura sia stata spostata dalle 13, alle 13,30 come attestano anche le foto dei cartelli con gli orari: in questo modo sarebbero stati imposti 30 minuti di straordinario. Ma soprattutto la decisione non sarebbe stata condivisa: sarebbe solo stata comunicata, senza alcuna assemblea o confronto.E questo proprio non è andato giù.
Infatti i dipendenti non hanno neppure voluto sentire parlare di stato di agitazione - conferma Umberto Marchi (nella foto), segretario provinciale di Filcams Cgil, il sindacato dei lavoratori del commercio - e hanno deciso per lo sciopero. "In altre province - ammette Marchi - ad esempio a Firenze - i dipendenti hanno deciso di provare il nuovo orario per due o tre mesi, poi di tracciare un bilancio e di vedere se mantenerlo o tornare indietro. A Torre del Lago questo non è stato possibile".
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Dipendenti trattati come numeri
Tuttavia Marchi sottolinea che l'atteggiamento dei lavoratori della provincia di Lucca non è di semplice ostinazione. E' giustificato da due validi motivi. "Il primo è legato alla natura stessa di Unicoop. Questa è una cooperativa, non è un'azienda in senso stretto. I lavoratori sono soci, sono sempre stati trattati come persone: con questo cambio di orario affisso con una comunicazione arrivata da Firenze per la prima volta i dipendenti si sono sentiti trattati come numeri. Non si sono sentiti considerati. Sarebbe bastato che dalla direzione, prima di prendere un provvedimento del genere, si informasse la delegata sindacale del negozio e magari il direttore in modo che potessero confrontarsi con il personale e molti problemi si sarebbero risparmiati. Anche perché in questo negozio, i lavoratori sono sempre stati disponibili alle esigenze di Unicoop". Vedersi scavalcati e non considerati, dunque, ha fatto la differenza.
Se lo straordinario costa troppo
Poi c'è la questione dello straordinario in senso stretto. "Come detto - riprende Marchi - a noi non risulta che il nuovo orario consista solo nella posticipazione dell'apertura e della chusura, ma anche nell'obbligo di 30 minuti di straordinario. A prima vista si può pensare che, di questi tempi, sia positivo poter contare su un'entrata extra. Ma la questione deve essere valutata secondo altri parametri. Deve essere valutata in termini di rapporto fra costi e ricavi. Bisogna vedere, infatti, quante persone entrano nella mezz'ora in più di apertura del negozio e quanto incasso garantiscono. A fine anno, infatti, quando l'azienda andrà a tracciare il bilancio, il rischio che corriamo è che ci venga a dire che lo straordinario, da noi molto ben pagato, sia costato molto più di quello che ha reso e che quindi ci sia da tagliare su parti importanti del contratto integrativo che, invece, devono restare intatte".
L'orario si prolunga anche di 45-60 minuti
Infine - sottolinea Marchi - c'è un'altra questione da considerare, sempre collegata all'orario e allo straordinario. "I 30 minuti in più per il cliente, per i dipendenti diventano sempre 45 o 60 minuti: perché chi è dentro deve essere servito, poi bisogna fargli il conto e farlo uscire. Inoltre, i lavoratori devono rimettere a posto il negozio. Alla fine, perciò, non arriverebbero a casa alle 13,30 ma alle 14 o anche oltre. Così il principio di conciliare il tempo con la qualità della vita varrebbe solo per i clienti e non anche per i lavoratori di Unicoop".
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