Gioco
Artigianato, cresce il fatturato ma gli altri indicatori sono ancora negativi
Rispetto al 2013 aumenta la produzione, ma calano i consumi e le retribuzioni. Male le province di Pistoia, Grosseto e Lucca. Bene invece Livorno, Pisa e Firenze. Per il 2015 previsioni positive solo per le esportazioni
Alla fine è anche una questione di nomi. Se i flebili segnali positivi che qua e là si avvertono nell’economia toscana fanno dire a ricercatori e industriali che forse siamo difronte ad una ripresina, c’è anche chi, come gli artigiani della Cna, preferiscono parlare di “rimbalzino” tecnico. Un po’ come avviene in Borsa: quando un titolo ha toccato il fondo, rimbalza. Dopo tanti segni meno c’è spazio anche per il più. Ma niente illusioni, non è ripresa. «Il 2013 è stato così negativo che nel primo semestre del 2014 si è avvertito nell’artigianato qualche segnale positivo, ma nulla ci fa pensare che siamo alla vigilia di una ripresa economica certa e duratura», spiega Alessio Monticelli, curatore del rapporto congiunturale dell’artigianato toscano, presentato ieri assieme alle previsioni per il 2015 da Andrea Manuelli e dal presidente di Cna Valter Tamburini e dal direttore Saverio Paolieri.
Aumenta il fatturato. Partiamo da tre numeri che fotografano il primo semestre del 2014 (del secondo ancora non ci sono i dati). Uno positivo, gli altri due con segno meno. E’ positivo il numero, 4,4 per cento in più, che segnala l’incremento del fatturato delle ditte artigiane rispetto all’analogo semestre del 2013. «A prima vista l'economia artigiana sembra evidenziare un risultato positivo anche se per il momento si tratta solo di un rimbalzo congiunturale limitato al fatturato che avviene dopo la profonda contrazione imposta dalla crisi degli ultimi sette anni», sottolinea il presidente Tamburini.
Male consumi e retribuzioni. E difatti gli altri due numeri chiave sono entrambi negativi. Uno riguarda i consumi delle imprese artigiane cioé le bollette di gas, luce, telefono e altri servizi, che registrano nei primi sei mesi dell’anno una flessione del 4,8 sempre rispetto allo stesso periodo del 2013. L’altro segno negativo è quello delle retribuzioni - meno 12,9% -, che indica una diminuzione della produzione. Il calo del costo del lavoro può essere - spiegano gli esperti - un segno virtuoso, ma spesso significa semplicemente che un’azienda ha meno dipendenti da pagare in seguito ad una diminuzione degli ordini e della produzione.
Male Pistoia, bene Livorno. A livello provinciale (tenuto conto che mancano i dati di Siena, Prato e Massa Carrara) per quanto riguarda il fatturato da segnalare il crollo di Pistoia (meno 31,8), dovuto ad un rimbalzo negativo dopo un 2013 andato meglio che altrove e al cattivo andamento delle costruzioni, e di contro gli andamenti positivi di Livorno (più 8,5) e di Firenze (più 10,5). Per quanto riguarda i consumi segno positivo per Firenze e negativo per tutte le altre province. Tutti segni meno per quanto riguarda le retribuzioni.
Riprese delle costruzioni. Monticelli mette in guardia sulla parzialità di questi dati: «Più che i numeri contano i segni per capire le tendenze. Per i numeri bisogna aspettare il consuntivo di fine anno», osserva il curatore del rapporto.
Se le imprese artigiane «riescono a vivacchiare» (Tamburini) lo si deve all’export, al rimbalzo delle costruzioni (più 9,6%), alla buona tenuta del manifatturiero (più 3,2%) e agli incrementi registrati nella metalmeccanica (più 16,5%) e nella filiera pelle-calzaturiero (più 7,8%).
Un 2015 statico. E il 2015? Andrea Manuelli ha curato un rapporto sul “sentiment” di un campione di imprese, da cui emerge che non ci sono grandi aspettativi. Si vivacchia, appunto. Soltanto un artigiano su tre pensa che la produzione possa aumentare e uno su cinque che il fatturato possa crescere. «Tutto lascia pensare ad una situazione di staticità per l’anno che verrà», sostiene il rapporto della Cna. L’unico salvagente è ancora l’export.
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