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Toscana

Omelia di Natale, il cardinale Betori: il lavoro al primo posto

Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze
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Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze

Alla messa di Natale l'arcivescovo di Firenze ha parlato di economia, famiglia e ha invitato a pregare per i cristiani perseguitati nel mondo. E poi ha ammonito: "Nessuno di noi può bastare a se stesso"

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FIRENZE. "La promozione del lavoro e la salvaguardia dei lavoratori e delle prospettive di lavoro per i giovani sono elementi essenziali di una società che voglia dirsi giusta e voglia ridurre la diffusione della povertà". Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell'omelia di Natale. Il cardinale ha sottolineato "il problema della deriva a cui è stata condotta la nostra società a causa di una concezione dell'economia legata al prevalere della dimensione finanziaria. Quando l'accumulo del denaro - ha rilevato - diventa fine a se stesso; anzi, quando si pensa che il denaro possa essere frutto del denaro stesso e non del produrre beni e dello scambiarli, chi ne soffre sono soprattutto quegli imprenditori e quei lavoratori che credono ancora che solo intraprendere, essere creativi e lavorare siano alla base della crescita e dello sviluppo di un popolo".

La povertà. "I poveri - ha detto ancora Betori - non possono essere soltanto destinatari di gesti pur lodevoli e necessari di soccorso e solidarietà. Se ne ha ampia testimonianza in questi giorni natalizi e dobbiamo rallegraci che l'anima generosa della nostra città non si sia spenta, pur in tempi di crisi. Ma tutto questo non basta, non incide sulle radici della piaga della poverta', sempre crescente. Occorrono interventi organici, specialmente in tema di offerta di un tetto, ma anche di reinserimento in processi di valorizzazione delle persone e di utilità sociale".

I cristiani perseguitati. "Non possiamo fare a meno di ricordare quanti, in questa notte, soffrono a causa della loro fede", ha detto Betori. "Lo sono - ha proseguito Betori - i profughi cristiani perseguitati in Iraq dal Califfato dell'Isis: come non pensare in particolare al sacrificio dei quattro ragazzi, tutti con meno di quindici anni, che hanno preferito essere decapitati piuttosto che rinunciare alla fede in Gesù?".

"Ricordiamo ancora una volta - ha aggiunto il cardinale - Asia Bibi, condannata a morte per una falsa accusa di blasfemia, da cinque anni rinchiusa in carcere in Pakistan, e con lei uomini e donne che subiscono violenza a causa della loro fede in tante parti del mondo. Sembra che per loro il giogo dell'oppressione, la sbarra che grava sulle spalle, il bastone dell'aguzzino - evocati nella profezia di Isaia - , siano ancora attuali. Una responsabilità che dobbiamo sentire anche nostra, e indurci a sollecitare popoli e governi a rendere concreta anche per loro quella giustizia che è dono del Bambino che viene a noi come Principe della pace".

L'uomo al centro dell'economia. "La Chiesa italiana invita in questo tempo a scoprire "in Gesù Cristo il nuovo umanesimo", come recita il convegno ecclesiale nazionale, che nel prossimo mese di novembre avrà luogo nella nostra città. Questo perche', - ha sottolineato ancora il cardinale Giuseppe Betori - di fronte al progressivo sgretolarsi dell'identità dell'umano, aggredito da molte parti nella dignità della persona e dei suoi diritti inalienabili, nella saldezza dei vincoli familiari fondati sul matrimonio di un uomo e di una donna, nella ricerca del bene comune per l'edificazione di una società giusta, nella costruzione di un'economia che metta al centro la persona, nella cura dei più deboli e fragili perché nessuno diventi vittima della logica dello scarto, di fronte a tutto ciò, sia offerto agli uomini e alle donne di oggi un orientamento sicuro per ripensare se stessi e la convivenza civile".

L'individualismo. Nell'omelia, il cardinal Betori aveva messo in guardia "dalle sirene dell'individualismo slegato da tutto e da tutti" che "sono prepotenti intorno a noi". "L'uomo che vorrebbe bastare a se stesso, come può sentirsi bisognoso di altri e soprattutto dell'Altro, che entri nella sua vita e vi porti come dono, un bene, una salvezza, che egli da solo non riesce a darsi?", ha affermato Betori.

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di Redazione web