Il Tirreno

Toscana

LA POLEMICA

Report accusa Gucci: "Sfrutta i cinesi". Enrico Rossi s'indigna

Un fermo immagine dal servizio di Report
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Un fermo immagine dal servizio di Report

Secondo la trasmissione di Raitre gli operai lavorano 14 ore al giorno ma sono pagati per 4. Il governatore: solo fango sull'eccellenza toscana. La maison: è diffamazione, diamo lavoro a settemila persone
Gucci risponde a Report: quella raccontata non è la realtà

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FIRENZE. Tra la maison Gucci e la trasmissione di Raitre Report è guerra aperta, senza esclusione di colpi. Con il governatore Enrico Rossi che a colpi di tweet s'indigna e difende il sistema-Toscana. Il servizio mandato in onda domenica sera da Milena Gabanelli, che denuncia la mancanza di controlli della Gucci sulla manodopera cinese sfruttata e sottopagata ha sollevato subito una raffica di polemiche.

L'ARTIGIANO A REPORT: "24 EURO PER UNA BORSA DA 800"

Nel servizio, di quasi venti minuti, un artigiano di Scandicci, Aroldo Guidotti, punta il dito contro il sistema utilizzato dalla maison oggi in mano ai francesi: per una borsa venduta in negozio a 830 euro, ad esempio, ne vengono dati solo 24 all'artigiano che la confeziona. Ma non basta: i lavoratori italiani - sempre secondo il servizio - sono ormai in via di estinzione perchè gli operai cinesi lavorano dalle 9 del mattino alle 23 e per ogni borsa percepiscono 12-13 euro. Solo che, sempre secondo la denuncia di Guidotti, la Gucci controlla in maniera blanda e quando gli ispettori arrivano si rendono perfettamente conto di cosa succede (per 14 ore effettive i lavoratori cinesi sono segnati soltanto per quattro) ma non sono mai intervenuti in maniera decisa.

ROSSI INDIGNATO PER L'ATTACCO ALLA TOSCANA

Fin qui il servizio di Report sulla situazione del distretto toscano del lusso. E nel corso della trasmissione sono piovuti i tweet indignati del governatore Enrico Rossi, che ha opposto una “contraerea” scegliendo il social come mezzo di comunicazione immediata. Dodici messaggi di umore diverso: dal paternalistico (“I pirati di Report sono simpatici quando non esagerano e si lasciano prendere la mano”) al duro (“Roosvelt diceva che nelle grandi crisi esistono gli 'spalatori di merda' – muckraker - e i populisti”) passando per un ventaglio di reazioni e argomentazioni. Ma, ovviamente, sempre con una forte contrapposizione alle tesi del programma. Rossi manifesta irritazione per la scelta del playoff (cioè della frase-chiave) del servizio televisivo, “Toscana zona franca”: “è uno slogan falso per alzare l'audience. Non rende giustizia al lavoro di imprese,sindacati e istituzioni per la legalità”. Poi l’attacco: “Report con questi servizi alimenta l'industria dell'anti-politica e dell'anti-lavoro nel Paese. La Toscana non è zona franca! Quando si firmavano gli accordi per il controllo della filiera dov'era Report ? Dopo l'impegno del Presidente della Repubblica, della Regione e dello Stato è uno scandalo che si dica 'Toscana zona franca'. È facile con un servizio parziale mandare all'aria il lavoro di anni. Questo non è giornalismo ma pirateria”!

“La Toscana è in prima linea contro il lavoro nero e non bastano poche imprese che sbagliano per criminalizzare un intero comparto e lanciare attacchi efferati contro imprese-moda e contro il brand di questa regione che danno lavoro e fanno prodotti di qualità?”. Insomma la controffensiva è basata sull’impostazione che le eccezioni non sono la regola e che la Regione, “insieme alle imprese serie”, combatte il lavoro nero, in prima linea contro la contraffazione. Rossi si riferisce anche direttamente a Gucci: la elogia come impresa seria che ha un accordo con sindacati e istituzioni per controllo della filiera. C’è anche un riferimento diretto a Prato, con un paio di dati numerici: “Controlliamo a Prato 10 aziende cinesi al giorno”; e “74 giovani ispettori per la sicurezza ogni giorno controllano le aziende cinesi. Chiedo che si porti rispetto al loro lavoro”.

GUCCI: "SOLO DIFFAMAZIONE"

E la Gucci? Durissima la replica arrivata dalla direzione generale della maison. "ll servizio ha accusato Gucci di consigliare l'utilizzo di "forza lavoro cinese a basso costo". Tutto ciò è falso e destituito di ogni fondamento e fortemente diffamatorio. Così come lo è la frase del servizio : "..... all'interno dell'azienda ...ci deve essere un prestanome italiano.... Accordarsi a insaputa di Gucci con laboratori che utilizzano manodopera cinese a basso costo e non in regola – sabotando i sistemi di controllo in essere – è una truffa dalla quale Gucci si dissocia e che perseguirà in tutte le sedi. Gucci produce il 100% della pelletteria in Italia dando lavoro a oltre 7.000 addetti tra fornitori di primo livello (1.981) e fornitori di secondo livello. Di questi addetti, circa il 90% sono di nazionalità italiana, mentre tutte le 576 aziende sono italiane. Tutti i fornitori di primo e di secondo livello vengono regolarmente controllati (circa 1.300 verifiche l'anno, anche notturne) sul rispetto delle regole e il corretto trattamento delle persone. Ricordiamo che il lavoro notturno, se svolto secondo la normativa, non è reato:  si chiama straordinario o turnazione".

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