Il Tirreno

Toscana

Musica, addio a Joe Cocker

Stefania Sandrolini
Musica, addio a Joe Cocker

Il cantante inglese è morto all'età di 70 anni. Combatteva contro un tumore che lo ha stroncato nel suo ranch di Crawford in Colorado. Cocker è uno dei più conosciuti cantanti rock d'Inghilterra, la sua celebrità è legata alle cover dei Beatles e alla colonna sonora del film 9 settimane e mezzo di cui cantò la mitica "You can leave your hat on". Indimenticabili i suoi concerti in Toscana, a Pistoia, a Lucca e a Viareggio

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LONDRA.  Se n'è andato Joe Cocker. La notizia, che rimbalza in un attimo in tutto il mondo dal ranch di Crawford in Colorado dove si era ritirato da quando aveva scoperto di essere afflitto da una forma incurabile di carcinoma polmonare, lascia senza parole milioni di amanti del blues e del soul. Pare impossibile non poter mai più sentire quella voce. Impossibile era anche spiegarsi come quell' ometto dall'apparenza goffa e impacciata potesse salire sul palco e immediatamente graffiare il cuore di tutti quelli che aveva davanti. Lo fece a Woodstock dove dimostrò che il blues poteva avere anche la pelle bianca; lo fece al Pistoia Blues 2007 dove fu protagonista di uno show indimenticabile e lo continuò a fare anche nell'ultimo tour mondiale dello scorso anno. Una tournée in cui propose dal vivo i pezzi del suo ultimo album "Fire It Up". In Toscana lo ricordiamo, a parte il live al Pistoia Blues, per due eventi a Viareggio nel 1987 con Zucchero e nel 1989 con Miles Davis e di nuovo Zucchero. Fino al concerto dell’estate del 2011 al Summer Festival di Lucca. 

Nato a Sheffield, il 20 maggio 1944, il cantante inglese raggiunse il grande pubblico italiano, anche quello che di solito non si interessa di blues o di soul, nella seconda metà degli anni Ottanta grazie a "You can leave your hat on", il brano che accompagna lo spogliarello di Kim Basinger davanti a Mickey Rourke nel film campione di incassi "Nove settimane e mezzo" e, in seguito, si fece amare per singoli come "Unchain My Heart", per tre straordinarii concerti con Zucchero con il quale eseguì, tra le altre, una memorabile "You're so beatiful" e per il duetto "That's all I need to know" che Eros Ramazzotti volle includere nel suo album "Eros live". Icona riconosciuta della musica mondiale, Cocker, però, era molto di più di uno destinato a finire nella hit parade. Era un uomo che dei tormenti umani sapeva fare note celestiali.

THE ULTIMATE COLLECTION - Il meglio di Joe Cocker dal 1969 al 2003

Che conobbe la debolezza umana e il fondo di una bottiglia, ma seppe rinascere proprio grazie a quella capacità di trasformare qualsiasi brano in un viaggio sonoro unico. Nessuno se non un artista dal talento splendente avrebbe potuto debuttare nella seconda metà degli anni Sessanta con cover dei Beatles e superare gli stessi Fab Four nelle charts inglesi proprio grazie alle riletture di "With a little help from my friends" o "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", brano quest'ultimo inciso assieme a un altro suo grande fan: il chitarrista dei Led Zeppelin, Jimmy Page.

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Zucchero Davis CockerTra i più noti, John Belushi, che nel suo "Saturday Night Live", gli dedicò perfino una esilarante imitazione. Tanti i premi e i riconoscimenti tra cui anche con un Oscar per la miglior canzone grazie al duetto "Up Where We Belong" cantato assieme a Jennifer Warnes e inserito nella colonna sonora del film "Ufficiale e gentiluomo" con Richard Gere. Poco propenso a finire sotto i riflettori per qualcosa che non fosse legato al pentagramma, di Joe Cocker i grandi media sono tornati a interessarsi soltanto nel 2007, quando il cantante venne insignito del titolo di Ufficiale dell'Ordine dell'Imperto Britannico. I fan sparsi nei cinque continenti, al contrario, non lo hanno mai abbandonato. E, di sicuro, non lo dimenticheranno neppure. Nel 1969, con la sua apparizione al festival di Woodstock, dove incanta con una toccante "Delta lady", l'ex idraulico con la passione della musica nera entra di diritto nella storia della musica e vi resta per mezzo secolo. Tra bassi e alti, certo, ma che importa se gli alti sono picchi capaci di arrivare fino al cielo.  Tanti i colleghi che lo hanno stimato e amato.
 

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