Italia
Terremoto in Toscana, il sismologo: "Impossibile prevedere quanto durerà lo sciame"
Alessandro Amato, sismologo dell'Ingv, spiega la dinamica dello sciame in corso con epicentro in Toscana
FIRENZE. «Uno sciame sismico. Difficile dire quanto durerà, potrebbe andare avanti anche per giorni o settimane. Non possiamo prevederlo». Alessandro Amato è un dirigente di ricerca del Centro nazionale terremoti dell’Ingv, l’Istituto di geofisica e vulcanologia. Da ore è incollato agli schermi e alle curve che i sismografi tracciano sul Chianti e la Toscana. «Siamo ormai a 80 scosse registrate nelle ultime 24 ore». Dopo L’Aquila e le condanne, per ogni esperto l’argomento “sciame sismico” è un terreno pieno di insidie. Per questo Amato misura ogni parola. Soprattutto sulla possibilità di fare previsioni e sull’entità del pericolo.
Audio: l'intevista a Alessandro Amato di Stefano Taglione
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10526375:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2014/12/19/news/terremoto-nella-notte-il-chianti-trema-due-volte-1.10526375]]«Deve preoccuparsi chi vive in una casa inadatta a resistere ai terremoti - dice - Un vecchio palazzo costruito senza requisiti antisismici non è sicuro». La scossa più forte registrata in queste ore è stata di magnitudo 4.1 alle 11.36, epicentro nel Chianti tra San Casciano Val di Pesa e Greve in Chianti. «Siamo di fronte ad uno sciame sismico, non una sequenza di terremoti che inizia con un evento rilevante per poi scemare via via con scosse di intensità inferiore. Questo è un fenomeno che parte con scosse piccole intervallate ogni tanto da terremoti più forti. Ormai siamo già a circa 80 scosse». Come a L’Aquila? «Non direi, piuttosto sembra simile a molti sciami registrati ultimamente anche a Gubbio e fra Lunigiana e Garfagnana, oppure in Basilicata, in Calabria e in Sicilia, dove il terremoto è durato per settimane e anche per mesi».
Finora il Chianti non aveva destato allarme, eppure in provincia di Firenze e in città adesso la terra fa paura. Sono state evacuate scuole e palazzi. «Sulla mappa di pericolosità del Paese non è una zona a rischio, ma è comunque una zona sismica. Sebbene sia un’area più stabile rispetto alla fascia dell’Appennino, ha attraversato diverse fasi geologiche con la creazione di molte faglie. Un fenomeno anche dovuto alle deformazioni prodotte dall’instabilità della catena montuosa. E in questo momento, dunque, a valle, nella zona lontana dalle montagne, c’è una attività residua. L’epicentro è nel Chianti, ma il terremoto si è avvertito anche in tutta la provincia di Firenze, poi a Siena e a Prato. E nella storia ci sono dei precedenti, il più recente nel 1959, il più significativo nel maggio del 1895. Colpì la zona a sud di Firenze vicina a quella in cui c’è stato il terremoto adesso e si stima che le scosse siano arrivate fino al 7° o l’8° grado della scala Mercalli, magnitudo 5.4. Conventi, chiese, palazzi storici vennero danneggiati. Piccoli crolli interessarono anche Palazzo Pitti e la Galleria degli Uffizi».
Ma ci sono zone più o meno sicure a seconda della morfologia del territorio? «Ci sono aree che a seconda delle caratteristiche geologiche amplificano o meno le scosse. Per quanto possa sembrare strano, i terreni alluvionali aumentano gli effetti del terremoto, creando un “effetto budino” sulle oscillazioni, mentre la roccia genera queste amplificazioni».
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