Il Tirreno

Toscana

LA NOSTRA STORIA

Stragi naziste, i documenti dell'inchiesta parlamentare nel museo di S. Anna

di Ilaria Bonuccelli
Una foto storica di stragi nazi-fasciste
◗
Una foto storica di stragi nazi-fasciste

Stazzema, donazione del parlamentare Carlo Carli al Parco della Pace per evitare che la memoria dell'eccidio vada perduta. "Ora si parli dei colpevoli dell'occultamento in Parlamento"

5 MINUTI DI LETTURA





STAZZEMA.  L'inchiostro, le pagine ingiallite dell'elenco con i reati. Le verità vietate dalla Ragione di Stato. Dall'alleanza atlantica, dai rapporti con la Germania. Dalla politica. Ieri, in qualche modo anche oggi. Carlo Carli non si rassegna. 

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10497010:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2014/12/14/news/la-coperta-di-un-militare-della-buffalo-al-museo-di-sant-anna-1.10497010]]

L'ex parlamentare regala al Parco nazionale della Pace di S. Anna di Stazzema - il museo dell'eccidio - quello che non si può modificare a parole. Regala la memoria scritta.  Gli atti, sono migliaia, della commissione di inchiesta che fuori dalle aule della procura militare ha provato a capire chi, per decenni, in Italia, non ha voluto i processi agli assassini di bambini, vecchie, donne. Fra questi c'è anche il registro speciale del tribunale militare. Il registro - dice Carli - dove i carabinieri annotavano le denunce degli eccidi, degli omicidi. Le notizie di reato.

Il registro con i colpevoli è del 1944

Nel caso di Sant'Anna di Stazzema, il registro riporta le denunce già a settembre del 1944. Dopi giorni dopo la strage del 12 agosto: 560 morti. Nei resoconti di guerra figurano come la popolazione civile. Nelle famiglie sono  Maria Rosa, Enrico, Raffaello. E quando i nomi svaniscono diventano la mamma di, la nonna di, la zia, la nipote, il fratello o il cognato. Un morto quasi per ogni casa, in certe zone della Versilia. Ma non è un'eccezione.  La commissione di inchiesta, nata grazie a una legge di cui Carli è stato primo firmatario, non è arrivato a una conclusione. Due relazioni, una di maggioranza e una di minoranza con conclusioni opposte nel 2006:  quella di centrodestra diceva che la politica non aveva avuto alcuna responsabilità nell'occultamento dei fascicoli giudiziari che hanno impedito i processi per decenni; quella di minoranza con Carli relatore diceva che nel 1960 la Procura militare aveva potuto inventarsi "l'archiviazione provvisoria" delle pratiche solo grazie alla complicità dei ministri della Difesa, degli Esteri, del governo. E di tanti vertici ex fascisti che, dopo la guerra, si erano riciclati in partiti diversi.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10496974:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10496974:1652134066/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Le conclusioni dell'inchiesta mai discusse in parlamento

Lo scandalo, però, non è stato solo quello. Il fatto grave, più grave, è che dal 2006 a oggi le conclusioni di quella commissione di inchiesta non sono mai state discusse in aula, nonostante la Costituzione (articolo 82) preveda che i risultati debbano arrivare in Parlamento. "La legislatura finì poco dopo la conclusione dei lavori della commissione"  ammette Carli, ma nessuno aveva voglia di discutere quei risultati scomodi. Soprattutto dopo le audizioni di Oscar Luigi Scalfaro che alla commissione ammise "La politica non poteva essere all'oscuro dell'occultamento di questi fascicoli".   Perfino Giulio Andreotti, che negli anni dell'occultamento cominciava a bazzicare governi e ministeri, ammise alla commissione: "Non ero al corrente di quello che succedeva. Se lo avessi saputo non solo non lo avrei permesso, ma lo avrei denunciato".

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10496971:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10496971:1652134066/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

I primi ergastoli nel 2005

Non è successo e per oltre 60 anni le famiglie sono rimaste in lutto e umiliate. Quasi come se il 12 agosto, i loro morti venissero seppelliti di nuovo: la strage ignorata perfino dallo Stato che non celebrava i processi né onorava i martiri civili. Fino alla svolta: la scoperta dell'armadio della vergogna. La battaglia di un parlamentare versiliese, cocciuto e resistente come il marmo delle Alpi che così si chiamano in un luogo dove ci sono Appennini. L'anarchia geografia che rispecchia il senso di libertà e indipendenza, di fierezza di una popolazione. La stessa fierezza che ha fatto aspettare fino al 2005 per avere una sentenza di condanna all'ergastolo per la strage di S. Anna: il pm del processo è Marco De Paolis. Per la prima volta lo Stato riconosce  l'esistenza dei morti perché si costituisce parte civile con la propria Avvocatura, a fianco della Regione, della Provincia, del Comune di Stazzema. A questi ergastoli ne seguono altri e qualche assoluzione. Lo Stato sarà sempre presente, con l'Avvocatura.

Nessun condannato in carcere

A tanti anni di distanza può capitare. "Non sarebbe dovuto accadere perché nel registro che dono al Parco della Pace - sottolinea Carli - c'erano tutti gli elementi, già nel 1944 per celebrare i processi. Si potevano celebrare subito dopo la guerra. Se si legge quel registro si trova scritta la verità: c'era già identificata la divisione dell'esercito tedesco che aveva ucciso tutte quelle persone a S. Anna. Allora, nel 1946, nel 1947 sarebbe stato più facile rintracciarle". Più facile che 60 anni dopo, quando al posto dei soldati c'erano dei vecchi ai quali non è stato neppure imposto il carcere dopo la sentenza di primo grado: intanto perché la condanna non era ancora definitiva e poi perché la maggior parte era ottantenne. 

Camera e Senato affrontino la questione

L'unica consolazione, almeno, avrebbe dovuto essere la verità. Quella giudiziaria, in parte, almeno, c'è stata. Quella storica, pure. Manca quella politica. Per questo un paio di mesi fa il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, ha scritto ai presidenti di Camera e Senato, chiedendo di mettere di nuovo all'ordine del giorno la discussione delle conclusioni della commissione di inchiesta sull'occultamento dei fascicoli delle stragi nazi-fasciste.  L'Anpi nazionale spinge nella stessa direzione. Alcuni parlamentari sono ancora in aula e potrebbero illustrarla. Ad esempio il toscano Denis Verdini che era vicepresidente della commissione e che sottoscrisse le conclusioni della relazione di maggioranza. Ma Carli non avrebbe problemi, da ex parlamentare ed ex sottosegretario, a illustrare le conclusioni della relazione di minoranza. Magari l'aula potrebbe anche sposare questa tesi e ribaltare i risultati. Magari, se solo avesse voglia di ripredere in mano l'argomento. Ma finora né Pietro Grassi né Laura Boldrini hanno dato una risposta a S. Anna di Stazzema. Per questo Carli ha ritenuto importante donare gli atti al Parco della Pace. "Almeno gli atti, la memoria scritta, quella non la potrà cambiare nessuno. E fino a quando ci sarà qualcuno interessato a ricordare, questa storia non verrà dimenticata".

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore