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Atti osceni, droga e bullismo: ecco cosa si trova sui treni
Le testimonianze dei pendolari sui convogli locali, fra personale impaurito e controlli sempre più ridotti. L'impotenza della polizia ferroviaria
MASSA. «Non mi meraviglia più nulla. Sul treno Pisa-La Spezia una volta ho trovato un tossico che si masturbava nel locale adibito al trasporto biciclette. Su tutto ciò che ho visto in questi anni potrei scriverci un libro». Quella di Marco Atzori, pendolare per lavoro fra Massa e Viareggio, è una delle segnalazioni apparse sulla nostra pagina Facebook a seguito dei reportage sui treni e le stazioni ferroviarie della Toscana.
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Atti osceni in carrozza.
Marco – che ogni sera torna a casa salendo a bordo dei regionali che partono dalla Versilia dopo le 20 – sa bene che cosa succede su quelle carrozze. I vagoni, come le banchine dei binari, dopo una certa ora sono insicuri e privi di presidio. Così lo abbiamo contattato per farci spiegare ancora meglio i fenomeni a cui assiste quotidianamente. «Due mesi fa – spiega il pendolare – mi trovavo sul treno 23372, che parte alle 20,24 da Viareggio. Era bel tempo, così viaggiavo in sella alla mia bicicletta. Arrivato nello scompartimento dedicato, però, ho trovato un tossico che si stava masturbando». Marco, a quel punto, dopo aver invitato senza successo il passeggero a comportarsi civilmente, ha subito avvertito il capotreno. «Lo ha fatto scendere a Forte dei Marmi – spiega Atzori – e spero che poi sia intervenuta la Polfer. Certe scene non possono accadere. Purtroppo la sera il lavoro dei controllori è veramente difficile – continua – e se decidono di rimanere chiusi nei locomotori insieme ai macchinisti per la maggior parte del tragitto io li capisco benissimo. Hanno paura e chi non l’avrebbe? Più di una volta ho assistito ad aggressioni perpetrate ai loro danni. La maggior parte delle volte – prosegue il viaggiatore – a mettere loro le mani addosso sono stati dei cittadini rumeni o albanesi. Spesso il personale di Trenitalia fa scendere a terra anche i venditori ambulanti africani privi di biglietto. Ma loro, in mia presenza, si sono sempre comportati in modo civile, abbandonando il convoglio senza protestare».
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Ladri e pendolari.
Marco, sia all’andata che al ritorno durante i suoi spostamenti quotidiani, negli ultimi mesi si è spesso imbattuto in uno strano personaggio. Era un ladro di biciclette. E che biciclette… «La mattina probabilmente saliva a La Spezia – spiega – e credo che il suo obiettivo fosse quello di raggiungere Pisa. All’andata viaggiava a piedi, al ritorno in sella a biciclette da 2-3mila euro. Erano ogni volta diverse e non certo di sua proprietà». Fa impressione sentire Marco descrivere la sistematicità degli episodi. Ogni giorno: sia all’andata che al ritorno. E nessuno, nei mesi a seguire, è riuscito a fermare il ladro. «L’ho anche segnalato a un agente della polizia ferroviaria – racconta – ma mi ha spiegato che per salire a bordo di un treno ha bisogno di un permesso che non è immediato. Purtroppo poi, di Polfer, al giorno d’oggi ce n’è sempre meno, quando di maggiori controlli vi è l’esigenza».
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Le “confezionatrici” di dosi.
Sempre di sera – e ancora una volta sul treno numero 23372 Firenze-Pontremoli che parte da Viareggio alle 20,24 – Marco ha incontrato delle “confezionatrici” di droga. Forse coca o eroina. «Erano due ragazze sedute nell’ultimo vagone – spiega il pendolare – che stavano preparando dei sacchetti di sostanza stupefacente. Sono scese a Pietrasanta. Ho deciso che a seguito di queste esperienze, dopo una certa ora, su un treno non viaggerò mai con le mie figlie. Se proprio costretto prenderò un Frecciabianca. È più sicuro e a volte ci sono ben quattro controllori».
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I commenti su Facebook.
Sulla nostra pagina Facebook sono arrivati moltissimi altri commenti. La maggior parte sono di condanna verso i ragazzini autori dei fatti da noi documentati sul treno 3057, il convoglio delle baby gang che ogni mattina parte da Lucca alle 12,39. «Ma chi li fa salire sul treno? Dove sono i controllori? – si chiede Valentina – Possibile che quando ce n’è bisogno spariscano tutti?». «Mio figlio prende quel treno tutti i giorni e il mio suggerimento è quello di allontanarsi il più lontano possibile», commenta Valeria. Silvia invece racconta di un altro caso di bullismo, ma su un convoglio diverso da quello della Valdinievole. «A Empoli tre bulli italiani di 16-17 anni volevano picchiare mio figlio e il suo amico senza motivo – racconta – poi, prima che il treno ripartisse, sono scesi minacciandolo e rubandogli lo zaino e l’abbonamento».
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