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Le donne precarie rischiano cinque volte di più di avere problemi di salute

Le donne precarie rischiano cinque volte di più di avere problemi di salute

Uno studio dell'università di Firenze mostra che il lavoro precario fa male alle donne italiane soprattutto in termini di salute percepita, salute psicologica, stress, ansia e depressione

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FIRENZE. Il lavoro precario fa male alle donne italiane, che hanno un rischio di ben 5 volte maggiore di sentirsi in cattiva salute rispetto a quelle con posto fisso. Inoltre più a lungo si protrae la loro condizione di precarietà, più peggiora lo stato di salute del lavoratore. Lo rivela uno studio dell'università di Firenze sulla rivista Social Science & Medicine e guidato da Elena Pirani che spiega come già in studi svolti in vari paesi i lavoratori temporanei riportino peggiori condizioni di salute rispetto a quelli a tempo indeterminato, soprattutto in termini di salute percepita, salute psicologica, stress, ansia e depressione. In Italia ci sono il 14-16% di lavoratori precari, ma per le donne questo dato sale di 4 punti percentuali.

Il team di Pirani ha considerato 625 soggetti (278 uomini e 347 donne) di 16-64 anni con vari contratti (tempo determinato, co co co, occasionali etc). ''La salute - spiega - è stata misurata attraverso la domanda 'Com'è in generale la sua salute' che prevedeva come modalità di risposta alternative da molto buona a molto cattiva''. Emerge che i contratti atipici '"iducono" la salute percepita dalle lavoratrici, che si dichiarano in cattiva salute con frequenza ben 5 volte maggiore delle donne con posto fisso.

L'effetto ''secondo noi dipende dal fatto che le donne italiane sono più impegnate in lavori di cura dei figli e compiti domestici - spiega - e il carico di lavoro doppio può generare stress e abbassarne la percezione di salute. La gestione della famiglia e la situazione di iniquità nella divisione dei ruoli alla quale assistiamo nel contesto italiano può contribuire al risultato''. Le condizioni si aggravano al trascorrere del tempo: ''più perdura il precariato, peggiori sono gli effetti sulla salute - continua; se un contratto temporaneo è seguito l'anno successivo da uno permanente, gli effetti negativi sulla salute spariscono''. Per gli uomini in questo campione, precisa Pirani, non si rileva un effetto significativo del precariato sulla salute percepita.

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