Attenzione
L'editoriale / Come non perdere il treno della civiltà
Pendolari tra stazioni insicure e treni regionali scadenti: così si abbandonano i cittadini. Il commento del direttore
Si ha un bel dire che con la stazione Media Etruria la Toscana e l’Umbria saranno meglio collegate con il resto del Paese, grazie alla linea ad alta velocità, quando poi non si riesce a prendere, senza rischi, un treno locale per andare da Pescia a Montecatini. I rappresentanti delle due Regioni ci hanno regalato un altro momento solenne per annunciare che l'isolamento lungo l'asse Est - Ovest sta per terminare, dopo anni in cui si è privilegiato l’asse Nord - Sud. Non si può che esserne lieti. Non è sufficiente. Vedo assai più urgente affrontare i problemi causati dall'abbrutimento del trasporto pendolare, dall'ampliamento della terra di nessuno che sono le stazioni toscane, dall'insensata trascuratezza verso la tutela dei ferrovieri che, spesso, si chiudono nel loro scomparto e non controllano i biglietti perché temono di essere aggrediti.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10445983:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2014/12/06/news/spaccio-canne-e-nessuno-fa-il-biglietto-noi-sul-treno-della-baby-gang-1.10445983]]Non mi passa per la mente di mettere in contrapposizione i treni a lunga tratta con i treni locali. Servono questi e quelli. È chiara, tuttavia, la scelta del Paese di abbandonare il trasporto locale per favorire la più redditizia comunicazione fra i poli metropolitani. È una decisione vergognosa e si fonda su convinzioni errate. Non è vero che le tratte locali, se gestite con i criteri dell'efficienza, non producano reddito. Vi sono alcuni casi in Lombardia e in Trentino, ad esempio, di tratte minuscole gestite dagli enti del territorio che funzionano e generano ricavi.
La Toscana ha appena annunciato grandi investimenti sugli aeroporti, sta tentando di risolvere alcune criticità sui collegamenti ad alta velocità e sta provando, da una infinità di tempo, a sciogliere il nodo del tratto stradale a sud di Grosseto, verso Civitavecchia. Non è pensabile che non abbia il tempo per costruire un dossier corposo anche sul trasporto ferroviario locale. Il collegamento sull'asse Pisa-Firenze è insufficiente, Livorno è tagliata fuori e si potrebbe continuare. Non esiste un processo di sviluppo moderno e rispettoso del territorio senza una rete di trasporto pubblico che funzioni. Vedo maggiore interesse verso ipotesi di pedaggio per il traffico pesante sulla Fi-Pi-Li piuttosto che una riflessione sul degrado delle linee ferroviarie. È un ragionamento che chiama in campo troppi cervelli, dalla Regione alle Ferrovie, dalle amministrazioni comunali alla Polfer. Eppure si apre un tavolo di lavoro per tutto, specie con l'approssimarsi delle campagne elettorali e ve n'è una, quella per le regionali, alle porte. Apriamolo, allora.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10444838:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2014/12/06/news/di-notte-con-la-regola-1-mai-dare-confidenza-1.10444838]]In un paio di giorni sono stati aggrediti due capitreno nella stessa zona e si è riscoperto quel che tutti sapevamo già: in alcuni punti del sistema gruppi di giovinastri dei quali si conosce tutto, nome cognome età scuola, trascorrono il tempo dello spostamento terrorizzando il personale viaggiante, deturpando i vagoni, usandoli come una discoteca personale, manomettendo la rete di comunicazione interna. Uno sconcio che avviene ogni giorno, sotto gli occhi di molti ed è qualcosa di più di una reiterata serie di atti teppistici: è il senso di impunità che si manifesta tangibilmente oltre le stanze del potere più corrotto d'Europa e si sparge sulle giovani generazioni di un Paese afflitto, stanco, disilluso.
Abbandonando le stazioni, si abbandonano i cittadini, si eludono i loro bisogni. Se non si intercettano e puniscono i ragazzotti che insultano i ferrovieri si fanno crescere nuove generazioni che nutriranno ancor di più disprezzo verso quel che è di tutti e che invece di essere rispettato proprio per questo, è invece usato e buttato. In spregio non solo alla legge, che è di per sé già grave, ma offendendo il senso di comunità che l'Italia dovrà pur ritrovare se non vuol continuare ad affondare.
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