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I TAGLI AGLI ENTI

Province, rischio mobilità per 4.500 dipendenti

Samuele Bartolini
Una manifestazione di lavoratori della Provincia di Firenze (Foto archivio Ansa)
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Una manifestazione di lavoratori della Provincia di Firenze (Foto archivio Ansa)

"Non ci sono più i soldi per gli stipendi". La Regione dovrebbe assorbire il personale e non ha i fondi. Ma a Siena si decide di assumere cinque nuovi dirigenti: insorge Forza Italia

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FIRENZE. Dal 1° gennaio i 4.500 lavoratori delle 10 province toscane potrebbero avere problemi a riscuotere lo stipendio e corrono il serio rischio di essere messi in mobilità. Non ci saranno più soldi per tappare le buche nelle strade e per pagare le utenze. Uno scenario drammatico che viene evocato in un post su facebook da Marco Manneschi, consigliere regionale di Toscana Civica e presidente della commissione bilancio del consiglio regionale: «Le Province toscane stanno per andare in dissesto grazie ai tagli del Governo. Martedì prossimo ho convocato l'assessore Bugli in commissione affinché spieghi a che punto è la trattativa con il Governo sulla materia delle funzioni e del personale delle province». Una preoccupazione che agita anche Fp-Cgil Toscana, il sindacato dei funzionari pubblici. Per Alice D'Ercole «col 30% in meno sulla spesa corrente il dissesto finanziario è sotto gli occhi di tutti e sarebbero messe in discussione le stesse quote previste dalla legge Delrio. Chiaro dunque che il rischio mobilità per i dipendenti delle province è dietro l'angolo. E gli stessi servizi ai cittadini vengono messi in discussione».

Caos sulle province. La mannaia potrebbe arrivare dalla legge di stabilità in gestazione in parlamento che, almeno nella sua prima versione, mette in conto per il 2015 il taglio dei trasferimenti da 1 miliardo che equivale alla riduzione di 10 milioni per provincia. In Toscana i conti del 2014 hanno retto solo grazie ad un assestamento di bilancio fatto a fine novembre. A Roma, invece, regna la più totale confusione. Regioni, province e governo bisticciano sulle competenze e sui soldi da assegnare. Le province gridano che sono alla canna del gas. La Regione è alle prese con gli annunci dei 5mila prepensionamenti e dell'accorpamento delle Asl in 4 macro-aree sanitarie. Ma già arrivano segnali di retromarcia. Tutti aspettano una via libera ai trasferimenti provinciali dalla trattativa con il governo. E la settimana prossima sarà quella decisiva, quando partirà la girandola di incontri che dovrà mandare in porto la legge di stabilità.

Le deleghe e i trasferimenti. In un documento del 28 novembre le province toscane invitano la Regione a fare chiarezza. L'Upi Toscana chiede “che sia verificata la reale situazione finanziaria con i dati di bilancio assestato al 30 novembre. Che siano definite le risorse umane necessarie”. Che la Regione assuma il personale “privilegiando la permanenza dello stesso, quale presidio, sul territorio”. Ma soprattutto che sia verificato che “le funzioni conferite dalla Regione alle Province sono adeguatamente coperte dalla Regione stessa a partire dal 1 gennaio 2015”. Anche Marco Manneschi non gira intorno al problema: “Sappiamo che le deleghe della protezione civile, le strade, la scuola e i centri per l'impiego tornano in mano alla Regione, ma se non vengono quantificati i soldi che lo Stato trasferisce a livello regionale, non potremo mai sapere quali deleghe potranno ricadere sui territori”. Per questo sarà fondamentale quanto potrà riferire martedì l'assessore Bugli davanti alla Prima Commissione. Anche se pare difficile che la legge di stabilità abbia trovato una sua definizione in quella data.

E a Siena... Intanto a Siena la Provincia, ancorchè morente, ha deciso di assumere cinque dirigenti suscitando le perplessità di Forza Italia: «Ma non avevate detto che non c’erano i soldi?».

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