Il Tirreno

Toscana

Mafia, allarme infiltrazioni nel commercio e gestione rifiuti

Samuele Bartolini

Conferenza in prefettura a Firenze. Il Consiglio regionale della Toscana si impegna ad istituire un Osservatorio regionale permanente sulla criminalità organizzata

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FIRENZE. La Toscana non è terra di mafia, ma la sua economia dinamica serve alla malavita per lavare i soldi sporchi incassati nei traffici illeciti altrove. Non c'è un radicamento stabile dei clan nel territorio regionale. Mafia, 'ndrangheta e camorra frequentano però tutte le dieci province toscane, sulla costa e nell'interno. Con un obiettivo: pulire il denaro illecito investendolo in attività lecite. Una conferenza in prefettura a Firenze ha tirato le fila sui tentativi di infiltrazione delle mafie. Si sono trovati a convegno i dieci prefetti della regione, i vertici delle forze dell'ordine provinciali e regionali, della Procura Distrettuale Antimafia e della Direzione investigativa antimafia.

Il riciclo del denaro sporco. I mafiosi acquistano e gestiscono bed&breakfast, commerciano nei tanti agriturismi sparsi per le colline, aprono ristoranti e alberghi in Versilia e nel livornese per stare vicino ai parenti detenuti nel carcere di Porto Azzurro all'Isola d'Elba. Comprano appartamenti, si impossessano di società di costruzioni e ci mettono un prestanome. Sono attratti dalle discariche e cercano di approfittarne per lo smaltimento illecito dei rifiuti. Sono i padroni della prostituzione. Praticano l'usura, le estorsioni.

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Le tre forme di mafia in Toscana. A differenza che in Lombardia e in Piemonte, non c'è dalle nostra parti la strutturazione nel territorio di famiglie malavitose. Mancano le ramificazioni e le influenze pesanti che appestano il meridione. E' segnalata, però, la presenza di singoli individui legati a organizzazioni criminali che hanno preso casa in Toscana, sebbene si muovano in maniera autonoma rispetto alle mafie di provenienza. Una seconda forma di malavita: i gruppi misti che nascono dalla coesistenza tra mafie italiana e straniera. Niente guerre, dunque. Meglio fare a meno di sparatorie. Più conveniente spartirsi gli affari e sgamare assieme i controlli delle forze dell'ordine. Occhi aperti sulle mafie albanesi e cinesi. Negli ultimi anni hanno fatto un salto di qualità. “La criminalità albanese – spiega il prefetto Varratta - ha raggiunto una certa leadership, su base familistica, e si muove con grande abilità sul nostro territorio, supportata logisticamente dalla presenza di connazionali in Italia”. Tra i settori in cui è più presente, “riciclaggio, droga, prostituzione”. La criminalità cinese, prima commerciava in immigrazione clandestina e lavoro sommerso, ora è dedita a droga e prostituzione, ma lo fa a danno dei suoi stessi connazionali trasformati in clienti.

Il protocollo d'intesa. Nei prossimi mesi i 42 sindaci della provincia di Firenze firmeranno un protocollo di legalità con il ministro Alfano sugli appalti pubblici. Sarà abbassata la soglia di valore per l'appalto. Il certificato anti-mafia non sarà più sufficiente visto che le imprese criminali lo aggirano spacchettando il lavoro in sub-appalti. Sarà il primo protocollo del genere nell'Italia centrale. E il prefetto Varratta si augura che venga esteso anche alle altre province toscane.

Creazzo della Dda. Ma è possibile in Toscana un'inchiesta simile a quella della Dda di Roma che ha portato all'arresto di 37 persone? Il procuratore capo di Firenze e della Dda Toscana Giuseppe Creazzo ha risposto: “Non è necessario che si tratti di 'ndrangheta, camorra o Cosa Nostra, basta che ci sia un gruppo di persone organizzate per commettere delitti, e allora lì si contesta tranquillamente il reato di associazione mafiosa”.

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