Sicurezza
Gli scozzesi di Barga contro la secessione: rischiamo un pasticcio
Coro quasi unanime degli emigrati dalla Toscana. Affluenza record al referendum: oltre l'85%
«La noce in un sacco fa poco fracasso». Duilio Castelli lo dice a modo suo, “my way”: la Scozia dalla Gran Bretagna non si deve staccare. Ha imparato a dirlo presto in quell'inglese deformato che gli americani al cinema hanno bisogno di sottotitolare. Già da ragazzo, emigrato negli anni Sessanta, Media Valle del Serchio- Scozia. Tre anni e mezzo di lavoro duro in una fattoria nel distretto di Monklands, pulizia stalle, raccolta fieno, latte da mungere, uno giorno e mezzo solo di riposo al mese. Pane e companatico, finalmente.
A cena in piazza a parlare di indipendenza. Da fine Ottocento è così per migliaia di famiglie toscane, soprattutto da Barga, confine ideale fra la Garfagnana e la valle che scende verso Lucca. La città più “scozzese d'Italia”. Qui è normale, alla vigilia di Ferragosto, in piazza, a cena, trovare il sindaco Marco Bonini parlare con l'ex sindaco di Glasgow, Alex Masson, del referendum sull'indipendenza della Scozia. Masson a favore. Molti “bargo-esteri”, invece,contrari allo “yes vote”. Anche se hanno mantenuto passaporto e cittadinanza italiana. Anche se il giorno del referendum non saranno in Scozia per votare. Si sono, comunque, organizzati. Sfruttando tutte le possibilità della legge.
Voto no per procura. Duilio Castelli, ad esempio, cavaliere della Repubblica per volere di Ciampi e per merito del suo impegno nel volontariato, in questi giorni è in vacanza a Gallicano, dove ha impiegato 15 anni a costruire una casa nel terreno ereditato dai genitori. E non tornerà prima di ottobre in Scozia, dove ha ancora un «negozio» di Fish and chips, «pesce e patate», gli piace dire in italiano. «Veramente l'ho affittato a mio nipote, ma a 74 anni ci vado ancora 4 volte a settimana. Ora mi godo le ferie, ma per il referendum voto. Voto per procura: ho già lasciato la delega».
Di questo ha parlato tanto Duilio anche l’altra sera alla cena dei Lucchesi del mondo, dopo la Santa Croce, la festa religiosa che richiama a Lucca centinaia di emigranti da tutto il mondo. «Fra di noi c'è anche chi è a favore. Per me è uno sbaglio. Lo dicono anche quelli che se ne intendono». E cioè «i banchieri che minacciano di trasferire a Londra le sedi» in caso di vittoria del sì o gli economisti che prevedono aumenti vertiginosi dei prezzi. «Io non so se è vero, ma penso che la Scozia potrebbe aprire la porta alla voglia di indipendenza del Galles, dell’Irlanda del nord: in caso di tracollo io potrei anche vendere tutto e ritirarmi a vivere qui, sulle mie montagne, anche se non è che in Italia oggi si stia tanto meglio. Ma non oso pensare a che cosa possa succedere al paese».
Già votato contro per posta. «Un bel pasticcio, ecco cosa succederebbe». Aldo Cecchini è un altro barghigiano ultrasettantenne, emigrato giovanotto, a 22 anni. Il padre di Castelli non voleva per il figlio «la vitaccia nella fonderia del paese, alla Società metallurgia italiana». Aldo non voleva passare da un lavoro precario all’altro: calzolaio, manovale. La speranza per lui, negli anni ’60, è un posto da cameriere in un hotel in Scozia; l'ostacolo il servizio militare. La chance, il visto da turista per 6 mesi. Il problema, il passaporto che non arriva mai, con un biglietto ferroviario che sta per scadere.
Poi il suggerimento giusto: «Con 5mila lire, la guardia alla porta della questura il documento lo trova». Solo che «invece della guardia, già smontata - racconta Aldo - in ufficio ho trovato il questore. Gli ho dato i soldi e si è indignato. Però il passaporto me lo ha trovato: guarda caso era finito in fondo al mucchio». A distanza di cinquanta anni, Cecchini conserva ancora passaporto e cittadinanza italiana. Non ci ha mai rinunciato. Nonostante l'avventura in America, il successo in Scozia dove il mese prossimo inaugurerà il terzo ristorante, vicino a Glasgow. «Ma in Scozia voto, già da 30 anni. L'ho già fatto anche per il referendum. Per posta giorni fa. Ovviamente il mio voto è stato contrario all'indipendenza».
Paura per il clima di incertezza. Cecchini elenca tante ragioni: «Qui si illudono di campare con un po' di petrolio che c'è al nord, ma intanto le case non si vendono più e in questo clima di incertezza i mutui salgono. Anche i prezzi dei generi alimentari ci annunciano che saliranno». Fino a domani tutti sulla graticola: incerti, del resto, sono i sondaggi. Favorevoli e contrari fino a pochi giorni fa erano dati alla pari (o con scarti minimi). «L’incertezza è alimentata anche al fatto - si lamentano Cecchini e Castelli - che hanno concesso il voto ai ragazzi di 16 e 17 anni che hanno ancora il “ciuccino” in bocca e non capiscono l'importanza di restare sotto uno stesso cappello». Sono gli elettori ai quali si rivolgono gli artisti che hanno cantato alla Night for Scotland come Franz Ferdinand o Mogwai. Il cantante di origini barghigiane Paolo Nutini ufficialmente non prende posizione; in compenso Sean Connery, monumento nazionale si è espresso a favore dell'indipendenza della Scozia.
Leana al seggio a 90 anni. L'attore si può considerare (più o meno) coetaneo della novantenne Leana Biagi, cavaliere, segretaria dell'associazione Lucchesi nel mondo di Scozia, presidente di molti comitati. Leana è fra le bargo-scozzesi che andrà al seggio a votare domani. A favore dell'unità: «È l'unico modo per andare avanti. Se ci si spezzetta succede come in Russia e Ucraina. Poi una volta divisi non si può tornare come prima». E la Scozia non potrà più essere il paese delle opportunità. Come per suo padre, Primo Mariotti: da giovane un solo paio di scarpe buone, legate al collo, la domenica: zoccoli ai piedi, andata e ritorno, dalla pista da ballo a Barga. «Anche per lui la fortuna è arrivata con il Fish and chip, ma prima il lavoro c’è stato il lavoro a padrone, da un certo Giovanni "Picky" Pieraccini, giocatore di carte». Poi la prima guerra mondiale. La Gran Bretagna che gli chiede: «Da quale parte vuoi combattere?». Nessuna incertezza: «Se devo crepare, voglio crepare in Italia».
Il pane, però, dopo la guerra è di nuovo in Scozia. Che lo ripaga, a metà del secondo conflitto mondiale «internandolo come un nemico, anche se Mussolini il mio babbo non l'aveva visto neppure con il cannocchiale. Però, poi, qui mio padre ha trovato la sua strada, noi figli siamo nati e io voglio salvaguardare il paese». Leana vuole che resti la Scozia delle occasioni, con le fermate certe, come quelle del treno di Duilio: salita Fornaci di Barga alle 14 del 2 agosto 1961, discesa 4 agosto alle 730 Glasgow. Destinazione lavoro.
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