Il dolore
La campagna acquisti del Super Careggi
La sanità come il calcio: ultimo colpo, l’arrivo di Rizzo. Così Firenze vuol superare Pisa
FIRENZE. Sarà per il suo amore per il calcio (è juventina in terra viola), fatto è che Monica Calamai, da quindici mesi direttrice generale di Careggi, terzo polo sanitario in Italia, è stata paragonata ad un ct di calcio. Gli si attribuisce infatti il disegno di formare a Careggi la nazionale toscana della sanità, andando a fare campagna acquisti nelle altre Asl toscane. Da Arezzo, dove la Calamai è stata a suo tempo direttrice generale, arriva a Firenze il ginecologo Giuseppe Cariti con il compito di costruire il primo reparto ospedaliero in ginecologia mentre da Siena approda a Careggi Luca Voltolini alla guida della chirurgia toracica.Dall’Asl di Grosseto, dove la Calamai ha lavorato, è stato prelevato Andrea Coratti per dirigere la chirurgia robotica. Ultimo colpo da novanta la nomina del super esperto di oculista Stanislao Rizzo, che lascia Pisa per andare a Careggi a dirigere un super reparto in cui si prevede l’assunzione di 20 infermieri e 25 operatori socio sanitari.
Firenze unico centro di eccellenza? Careggi fa campagna acquisti e la Toscana non fiorentina insorge. Pisa in particolare. «Quello che si respira parlando con gli operatori sanitari pisani è un clima pessimo. Dicono che la Regione ha diminuito le risorse, c’è carenza di personale. Un’assurdità se si pensa ai soldi investiti per il nuovo ospedale di Cisanello», polemizza il parlamentare pisano Paolo Fontanelli. Che teme un disegno dietro la campagna acquisti della Calamai. «Non vorrei, in tempi di vacche magre, che si pensasse che per una regione di 4 milioni di abitanti in fondo basti un unico grande centro sanitario di eccellenza. Adesso i poli sono tre: Firenze, Pisa e Siena e domani potrebbe essere solo Careggi», sottolinea Fontanelli. In breve: il trasferimento di Rizzo a Firenze viene visto a Pisa come il segno di un depotenziamento della sanità pisana. Il quale si inquadra nell’emarginazione della costa, basti pensare alla guerra aeroportuale e ai soldi che il governo investe per Firenze e non per la Tirrenica, ad esempio.
L’appeal di Careggi. La lady di ferro della sanità, come a suo tempo fu ribattezzata la Calamai, butta acqua sul fuoco delle polemiche pisane. «La selezione dei professionisti viene operata da una commissione in cui gli esperti sono nazionali e tirati a sorte. Se Tizio arriva primo, io non posso nominare Caio giunto al secondo posto. E poi c’è libertà dei professionisti di andare dove vogliono e l’appeal di Careggi è fuori discussione. Quando sono arrivata a Firenze ho visto che c’erano dei punti critici e ho cercato di risolverli», spiega la Calamai. Che sottolinea come dal suo arrivo la capacità attrattiva di Careggi sia aumentata e oggi il 15-16 per cento dei pazienti viene da fuori regione», sottolinea.
Che Firenze sia una città molto gradita vale anche per il calcio, ma alla fine come i giocatori vanno dove li porta l’ingaggio, lo stesso vale anche per i primari sanitari che considerano lo stipendio ma anche il ruolo affidato, le risorse tecniche e umane messe a disposizione e ovviamente la capacità di fare ricerca. E’ quanto sostiene ad esempio un numero uno della sanità toscana come Francesco Mosca, luminare pisano dei trapianti: «Chi se lo può permettere, avendo a disposizione fondi ingenti, fa campagna acquisti. Così va il mondo, anche nella sanità», racconta al Tirreno.
Regione matrigna con Pisa? Insomma a Careggi verrebbero date risorse non concesse a Pisa, questo il senso del j’accuse di Pisa contro la Regione. E il presidente della giunta Enrico Rossi replica che non è vero, che la Regione investe su Pisa come su Firenze. Anche l’assessore alla sanità Luigi Marroni è dello stesso avviso, difende naturalmente il ruolo della Regione: «Non c’è in atto alcun depotenziamento della sanità pisana. Tutti i nostri atti dimostrano il contrario».
A rintuzzare le accuse e i malumori di Pisa è intervenuto anche Simone Naldoni, fiorentino, consigliere regionale del Pd: «Credo che dal momento in cui rimaniamo nell’ambito della sanità pubblica Toscana, lo spostamento da un’azienda a un’altra, non debba essere necessariamente visto come una campagna acquisti interna, orchestrata a scapito di qualcuno».
E Marroni lo rafforza: «Su 12mila dipendenti sanitari si sta parlando di 4-5 casi...Poi non dimentichiamo che ci sono storie e ambizioni personali».
Non tutti sono Messi. Come dire che Messi vale uno dei tanti giocatori spagnoli. «Sì, la Calamai è brava e capace ma tutti questi primari presi dalle altre Asl toscane fa riflettere. Si dovrebbe andare a cercarli fuori Toscana o valorizzare alcuni giovani di livello che abbiamo», ammette Federico Gelli, parlamentare pisano e ex vice presidente della Regione. Anche Rossi , pur difendendo le scelte della Calamai, riconosce che sarebbe meglio puntare su primari provenienti da fuori Toscana.
Anche dall’opposizione si levano voci critiche contro la campagna acquisti di Careggi: «Così si impoveriscono le altre aeree vaste della Toscana. Ma il punto va oltre le scelte della Calamai: da cinque anni non c’è più una regia regionale della sanità. Per cui ogni Asl fa quello che gli pare», spiega Stefano Mugnai, responsabile regionale sanità di Forza Italia.
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