Il Tirreno

Toscana

Quei santuari toscani amati dai politici

di Mario Lancisi
Quei santuari toscani amati dai politici

La scommessa fra Renzi a Vespa (chi perde va a Montesenario) riporta d’attualità i luoghi della fede già sedi di vertici e svolte

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FIRENZE. Chi il 21 settembre prossimo, giorno di san Matteo, tra Renzi e Vespa dovrà scarpinare da Firenze fino a Montesenario per venti chilometri? E’ la scommessa in salsa mistica-sportiva che a Porta a porta si è consumata, martedì sera, tra il premier e il noto giornalista. Oggetto del contendere i 30 miliardi di debiti della pubblica amministrazione. Vespa sfida il premier: «Se li paga vado in pellegrinaggio a piedi nel santuario scelto da lei». Renzi lo incalza: «Se entro il 21 settembre pagheremo tutti i debiti lei, caro Vespa, va a piedi a Montesenario, che sta sopra Firenze». Montesenario, a 800 metri di altezza, è per i fiorentini quello che Montenero significa per i livornesi: l’anima della città, la misura delle scommesse (molto sfruttato il pellegrinaggio dai tifosi viola e amaranto), l’amore dei toscani per la madonna. A Montesenario nel XIII secolo si rifugiarono sette ricchi commercianti fiorentini e diedero vita all’ordine dei Servi di Maria, nelle cui file ha annoverato, per citare un nome noto, il poeta padre David Turoldo. Qui i frati producono il liquore Gemma d’abeto e l’elisir di china. E attendono che Renzi o Vespa, o entrambi, mantengano la promessa di onorare la scommessa.

Stemmi comunali a Montenero. Qualcuno l’ha ribattezza la sinistra dei conventi e dei santuari, ma è abbastanza diffusa nei leader del centrosinistra la predilezione per i luoghi della fede. Forse per dare un tono alto e riflessivo alla politica o forse semplicemente perché la Toscana è suggestiva, a cominciare dai conventi, dalle abbazie e dai santuari. L’unico luogo senza un particolare fascino estetico è forse Barbiana, nel cuore del Mugello, una piccola chiesa con canonica, ma qui è vissuto don Lorenzo Milani e il personaggio ha attratto in questo posto, una volta abitato da poveri montanari, il gotha della sinistra dell’ultimo ventennio, da Walter Veltroni a Fausto Bertinotti, da Giuseppe Fioroni allo stesso Matteo Renzi. A Barbiana la politica non va in ritiro ma a rendere omaggio ad un simbolo non solo religioso, ma anche civile.

Così come simbolo civile è il santuario di Montenero, la cui madonna è la patrona della Toscana per cui tra candele ed ex voto si susseguono una sfilza numerosa di stemmi comunali. Come se a Montenero, sotto il manto della madonna, si pacificasse l’antica contrapposizione toscana tra guelfi e ghibellini.

Dove la Dc scelse Nenni. Da Montenero ci spostiamo a Vallombrosa, santuari entrambi guidati dai monaci dell’ordine vallombrosano che si rifà a San Giovanni Gualberto. A Vallombrosa, comune di Reggello, mille metri di altezza, polmone verde di Firenze, nel luglio del 1957 la Dc di Fanfani tenne uno storico consiglio nazionale in cui chiuse con il centrismo e aprì le porte all'accordo con il Psi di Pietro Nenni e nel 1969 le Acli (associazione di lavoratori cristiani) di Emilio Gabaglio ruppero il cordone ombelicale che le legava allo scudocrociato.

Camaldoli, ex Pci e monaci. Da Vallombrosa si può ridiscendere nel versante che porta in Casentino. Qui si trova Camaldoli, luogo simbolo del monachesimo italiano, dove Romano Prodi era solito partecipare agli annuali incontri a porte chiuse de Il Regno, rivista dei padri dehoniani bolognesi per riflettere sulla politica italiana. Come se la spiritualità che aleggia nei conventi e nei santuari possa ispirare un supplemento di visione propria dell’arte della politica. E nel luglio del 2001 a Camaldoli si riuniscono con Prodi anche Francesco Rutelli, Enrico Letta e Pierluigi Castagnetti per discutere della trasformazione del Ppi in Margherita.

Camaldoli, anche per la presenza di un monachesimo progressista, è da sempre un punto di riferimento per la sinistra ex comunista. Qui ad esempio l’anziano leader comunista Pietro Ingrao e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari erano sono soliti, almeno in passato, colloquiare con i monaci sul futuro dell’umanità in un confronto senza frontiere tra fede e politica.

Letta e il ritiro in abbazia. Da Camaldoli a La Verna, santuario francescano, il passo è breve. Qui Fanfani era solito radunare i suoi uomini e se Camaldoli è l’eremo dell’eresia e della contaminazione, La Verna è più tradizionalmente legata alla Dc.

Spostiamoci ora nel Senese. Dove nell’abbazia di Spineto, nel comune di Sarteano, nel maggio del 2013 il premier Letta portò i suoi ministri in ritiro per «conoscersi e fare spogliatoio». E se il calcio va in ritiro in luoghi di villeggiatura, la politica predilige i conventi. Dall’abbazia di Spineto alla certosa di Pontignano, nel comune senese di Castelnuovo Berardenga, scelta da D’Alema per i suoi convegni politici. Per la precisione si tratta di un ex convento, oggi Pontignano è una struttura ricettiva dell’università di Siena. Insomma un centro congressi, e forse trattandosi di D’Alema non era il caso di aspettarsi inclinazioni troppo conventuali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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