Il Tirreno

Toscana

Arrivano i russi e le ville nobili passano di mano

di Luca Cinotti
Arrivano i russi e le ville nobili passano di mano

Mantenerle costa troppo, così tutti vendono dalle figlie di Mastroianni allo scrittore Gervais

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LUCCA. Nel 1974 Marcello Mastroianni aveva già messo alle spalle La dolce vita e anche la relazione con Catherine Deneuve. Tornato in Italia dopo due anni vissuti a Parigi, si “regalò” un casale sulle colline a nord di Lucca. A quarant’anni di distanza (e a 18 dalla morte dell’attore) le figlie Barbara e Chiara hanno deciso di mettere la proprietà sul mercato. Il casale, le torrette, il parco seguiranno dunque un destino comune a moltissime grandi ville della Lucchesia che, negli ultimi anni, stanno passando per mano. E i motivi, al netto dei casi singoli, hanno un comun denominatore: la difficoltà nel mantenere strutture che, per le loro caratteristiche, richiedono investimenti ingenti. E che - spesso - vengono sfruttate solo per qualche mese l’anno (FOTO).

L’addio di una generazione. Così un’intera generazione di proprietari delle tenute sulle colline fra il Capannorese e il confine con la Versilia stanno passando la mano. Si tratta dei grandi personaggi che acquistarono le residenze a partire da metà anni Settanta e fino agli anni Novanta, contribuendo a creare l’immagine di un secondo Chiantishire: ville da sogno immerse nel verde a qualche decina di chilometri dal mare, con garanzia di riservatezza e tranquillità. Tutti elementi che fecero arrivare da queste parti decine di stranieri (soprattutto inglesi, tedeschi e americani) in cerca del loro buen retiro da acquistare a qualunque prezzo. L’oncologo Umberto Veronesi, ad esempio, comprò e restaurò villa Mammoli all’inizio degli anni Ottanta. La scorsa primavera il complesso è finito, per quattro milioni e mezzo, al finanziere moscovita Alexey Vladimirovich Tabachnikov. Veronesi il prossimo 29 novembre compirà 89 anni: un’età che rende “scomodo” vivere una proprietà persa nelle colline e con ostacoli architettonici. Né, d’altra parte (come hanno spiegato anche Chiara e Barbara Mastroianni) si può pensare di investire valanghe di soldi per mantenere una proprietà che non si riesce più a frequentare con regolarità.

La “casa più bella”. Stessi concetti che stanno alla base del tentativo di vendita di quella che in più di un libro è definita “la più bella casa di Lucca”. Al secolo parliamo di Villa Massei a Massa Macinaia, alle pendici dei monti pisani: nata nel Cinquecento come palazzina di caccia della famiglia Sinibaldi, è circondata da 21 ettari di parco e giardino che sono stati riportati all’antico splendore dal 1982, quando il complesso venne acquistato dallo scrittore e progettista americano Paul Gervais e dal suo connazionale Gil Cohen. Trent’anni dopo i due hanno deciso di cedere: colpa dei costi di gestione, ma anche della difficoltà di gestire una tenuta di questa importanza dall’altra parte dell’Atlantico, da quella Florida dove i due vivono in pianta stabile. Il prezzo è adeguato al valore storico: sette milioni e mezzo, che finora, nessuno ha sborsato.

Le ville “nobili”. È in dirittura d’arrivo, invece, la vendita per la Villa Reale di Marlia, già in mano a Elisa Bonaparte e attualmente della famiglia Pecci-Blunt. Che, dopo una trattativa durata anni, dovrebbe stringere con una società che fa riferimento a un russo: dopo che ministero ed enti pubblici avranno rinunciato al diritto di prelazione, il futuro proprietario dovrà cominciare lavori di ripristino che sono urgenti e che porteranno a una lunga chiusura al pubblico.

Qualche chilometro più in là aspetta ancora di sapere il suo destino villa Mansi, forse il simbolo delle grandi costruzioni volute dalle famiglie che contavano nella Repubblica di Lucca. Poco più di cinque anni fa venne acquistata da un’immobiliare pistoiese. Un investimento rimasto al palo, un po’ per la crisi un po’ per la difficoltà di lavorare su un bene fortemente vincolato, con una conclusione in gran parte scontata: di nuovo nel giro delle agenzie specializzate per cifre che si aggirano intorno ai 12 milioni.

Vento (e soldi) dall’est. Forse, alla fine, anche villa Mansi diventerà “roba da Russi”. Come abbiamo visto in questa breve carrellata, non sarebbe certo il primo caso. Da tempo, ormai,i connazionali di Putin hanno smesso di concentrarsi su Forte dei Marmi e hanno rivolto il loro sguardo anche all’interno. Un cambiamento che si spiega, in parte, con l’arrivo di una nuova “ondata” di russi: quelli che si sono formati, dopo la caduta del comunismo, fra Londra e New York, con sensibilità diversi rispetto a chi si accontenta di ordinare lo champagne più caro in qualche locale della Versilia. Ne è un esempio Dmitry Bosov, che qualche anno fa acquistò una villa storica di Roma Imperiale a Forte dei Marmi. E che qualche tempo dopo si è comprato dall’Asl l’ex ospedale di Carignano pagandolo 4 milioni e mezzo: restaurerà il corpo centrale (la ex villa Guidiccioni) per trasformarla nella sua residenza di collina. Robe da Russi, appunto.

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