Italia
Dopo quattro mesi la "Garanzia Giovani" non ha i fondi
In Italia 170mila, 14mila nella nostra regione: circa un quarto non è mai stato contattato
Tante aspettative, ma il progetto “Garanzia Giovani” compie quattro mesi e inizia a deludere i quasi 170 mila iscritti, di cui 14mila - quasi il 10% - in Toscana. Lo scopo resta trovare un posto di lavoro; in subordine anche un’occasione di formazione o un tirocinio per i Neet - Not (engaged) in Education, Employment or Training. Servono pochi requisiti: avere tra i 15 e i 29 anni, non studiare più e non avere ancora trovato impiego. Una situazione drammatica che il programma, finanziato con 1,5 miliardi di fondi europei e nazionali, intendeva risolvere in tempi precisi.
«Dopo l'adesione, entro 60 giorni - si legge sul sito www.garanziagiovani.gov.it - la Regione che avrai scelto ti contatterà per indirizzarti ad uno sportello dei Servizi per l'Impiego dove concordare un percorso personalizzato per l'inserimento lavorativo o di formazione professionale. Entro 4 mesi, dal momento in cui ti sarai recato presso il servizio competente, ti verrà offerta una misura in linea con il tuo profilo». La prima delle due promesse, in Italia, è già stata disattesa per circa il 40% degli iscritti. Basta sfogliare i report settimanali diffusi dal progetto per rendersene conto: ad oggi, infatti, sono 36mila i giovani che hanno ricevuto la convocazione dei centri per l’impiego provinciali per un colloquio orientativo e in 23mila, invece, lo hanno già svolto. Secondo il report del 26 giugno 2014, però, erano quasi 100mila quelli che si erano registrati per le selezioni. Circa 40mila ragazzi, dunque, non hanno ricevuto neanche una telefonata. Le offerte di lavoro o tirocinio, d’altronde, scarseggiano. Le opportunità pubblicate sul portale sono appena 9mila, mentre 13mila sono i posti disponibili.
In Toscana colloqui di lavoro non iniziati. Dalla Regione Toscana fanno sapere che i colloqui di lavoro veri e propri non sono ancora iniziati, perché il governo non ha ancora stanziato i fondi per le agevolazioni e gli incentivi previsti per le imprese che intendono assumere tramite il programma. I centri per l’impiego, nel frattempo, continuano a censire i candidati.
Un’attività che in Toscana viaggia a una media superiore rispetto a quella nazionale: degli oltre 9mila iscritti censiti il 4 agosto, la Regione aveva già terminato i colloqui per quasi 6 mila, aveva siglato oltre 4mila “Patti di attivazione”, ovvero il «percorso personalizzato per l'inserimento lavorativo o di formazione professionale». Una cifra quasi in linea con gli iscritti del report del 5 giugno 2014.

Poche le vere offerte di lavoro. Una conferma viene anche da Daniele Quiriconi, segretario regionale della Cgil : «Il ministro Poletti disse che le regioni erano in ritardo, ma noi già dal 28 aprile eravamo in condizione di raccogliere le domande». Sui bonus per le imprese che volessero assumere tramite il programma, anche a tempo determinato, il sindacalista incalza il Ministero del Lavoro: «Si parla di 9mila offerte di lavoro, ma bisogna fare un distinguo tra formazione, tirocini, assunzioni a tempo determinato e a tempo indeterminato. Offerte di lavoro vere e proprie, in questo momento, ce ne sono poche: per lo più si offrono dei corsi di formazione o degli stage. Che per carità, ci stanno, ma ci deve essere anche il lavoro».
Niente fondi per le imprese. La situazione, inoltre, non è rosea neanche per gli imprese che volessero assumere: «Il governo non ha ancora stanziato i fondi, che si spera siano disponibili a breve - continua Quiriconi - e in questa fase, le aziende che vogliono assumere un giovane dovrebbero far presente la disponibilità a partecipare al programma. Ma sono ancora poche. L'appello che lanciamo è quello che, a partire dalle associazioni di categoria, ci sia questa manifestazione di volontà. Altrimenti tutto il progetto resterebbe solo retorica. E non possiamo permetterci di far fallire uno strumento che mette a disposizione 1,5 miliardi a livello nazionale e decine di milioni in Toscana».
L’indagine dell’Istituto Toniolo. Nel “Rapporto Giovani”, un’indagine condotta dall’Istituto Toniolo, il 45% degli intervistati ha dichiarato di non conoscere “Garanzia Giovani” e il 35% di averne sentito vagamente parlare. I ragazzi che dicono di conoscerlo abbastanza o molto bene, sfiorano il 20%. Anche tra i Neet la percentuale di chi conosce il piano si attesta al 22%. «Nel Rapporto Giovani - spiega il professor Alessandro Rosina coordinatore dell’indagine - abbiamo chiesto ai diretti interessati se conoscevano il piano del governo, ma pochi ne sanno qualcosa. E anche tra coloro che lo conoscono abbiamo riscontrato una grande diffidenza: circa il 54% degli intervistati si dice sicuro che non cambierà il rapporto tra giovani e mercato del lavoro».
L’estero la vera speranza. I neet hanno poca fiducia, dunque, nell’azione istituzionale, ma non nelle proprie possibilità. «Per ora i giovani credono ancora nelle loro capacità - spiega il professore - hanno voglia di farcela. Si considerano la risorsa principale del paese. Il problema è che l’Italia non cresce, semmai. Se tornassimo a crescere i primi a benificiarne sarebbero proprio loro, così come sono le prime vittime della recessione. Ormai sono diffidenti nei confronti di qualsiasi promessa, vogliono vedere i fatti. L'80% vede l'estero come unica fonte di miglioramento delle proprie prospettive. Questo è un segno di protesta: mostra che i nostri ragazzi non sono più disposti ad attendere passivamente le politiche dei governi».
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