La manifestazione
Dopo anni l’Ateneo torna ad assumere
Posti disponibili per 46 professori e 17 ricercatori: lunedì 1 settembre scade il bando. Ma entro il 2016 sono previste altre assunzioni
PISA. Dopo anni di vacche magre, l’Università ricomincia ad assumere e lo fa in grande stile: domani scadono i termini per presentare le domande di partecipazione alle selezioni per 46 professori associati e 17 ricercatori a tempo determinato con regime di impegno a tempo pieno (il tipo di contratto denominato “Junior”). Questa è la prima consistente infornata di nuovi ingressi, ma fa parte di un piano triennale dai numeri ancora più grandi: entro il 2016 l’Ateneo vuole reclutare in tutto 10 ordinari, 130 associati, 10 ricercatori a tempo determinato triennali non rinnovabili, 30 prorogabili per altri due anni, tra 10 e 15 unità di personale tecnico amministrativo, tra 5 e 10 borse di dottorato di ricerca in aggiunta a quelle già programmate annualmente e 60 assegni di ricerca della durata di un anno.
Il piano triennale prevede una spesa tra i 9,5 e i 10 milioni di euro sul bilancio dell’Università: la metà di questo importo è reperita utilizzando la quota parte delle risorse destinate ai fondi di Ateneo (in pratica, finanziamenti ministeriali dedicati alla ricerca) nel periodo 2013-2016, mentre l’altra metà è reperita utilizzando le risorse accantonate nel bilancio dell’Ateneo, in attesa che vengano definiti e assegnati all’Università i previsti finanziamenti regionali nell’ambito del Dipint. Il Dipint è il dipartimento integrato che unisce ospedali e università delle tre città toscane che sono sedi accademiche: Pisa, Firenze e Siena; infatti, la destinazione dei 63 nuovi ingressi è stata calibrata ascoltando le esigenze dei vari dipartimenti universitari, ma anche dell’Aoup, Aziende ospedaliero-universitaria pisana.
Per la ricognizione delle richieste è stato necessario un po’ di tempo: la delibera del cda accademico che vara il piano triennale è del 24 aprile dell’anno scorso; ma tutti i vari passaggi tecnici si sono protratti per parecchi mesi e solo all’inizio di quest’estate il quadro è stato chiaro. Può sembrare curioso il fatto che i nuovi professori ordinari previsti siano così pochi, solo 10; ma la loro composizione è determinata per legge: ogni nuovo ordinario ci vogliono tot ricercatori e comunque gli ordinari non devono essere più numerosi degli associati. In tutte le realtà accademiche il blocco del turn over per anni ha determinato l’invecchiamento dell’età media del corpo docente: chi andava in pensione non era sostituito; ma qualche promozione c’è stata. Così, semplificando: è come se adesso fosse necessario rimpinguare gli ufficiali di seconda fascia e le truppe, ma non servissero molti generali. La procedura di ammissione dei ricercatori prevede una prima scrematura sulla base dei titoli (pubblicazioni scientifiche, curriculum e tesi di dottorato); quindi segue una discussione pubblica sugli stessi titoli, che comprende anche una prova orale di lingua straniera.
La particolarità della selezione è che non si sa ancora quando ci saranno i colloqui, perché la commissione che valuta i titoli deve completare i lavori entro quattro mesi, ma è possibile una proroga nel caso di altissimo numero di adesioni. Pertanto sarà data a tutti gli ammessi la possibilità di svolgere l’orale, anche nel caso in cui essi siano all’estero per motivi professionali: basterà accreditarsi presso le sedi universitarie straniere che sono riconosciute in ambito internazionale e sostenere la prova per via telematica. A norma della cosiddetta “legge Gelmini”, invece, gli associati saranno coperti mediante chiamata: le commissioni nominate dal rettore esamineranno pubblicazioni scientifiche, curriculum e attività didattica dei candidati; quindi a maggioranza delibereranno i candidati idonei. Il consiglio di dipartimento che ha richiesto la copertura del posto a quel punto propone al consiglio di amministrazione la chiamata del candidato prescelto tra gli idonei.
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