Il Tirreno

Toscana

La Spoon River dei morti senza nome

di Pietro Barghigiani
 La Spoon River dei morti senza nome

In Toscana sono 32 i cadaveri privi di identità, il caso più vecchio a San Miniato nel 1983

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Si sono accorti che esistevano quando li hanno trovati morti. Senza grandi legami in vita, nessuno a reclamarli da defunti. La dimostrazione che si può retrocedere nella scala sociale anche dopo una vita passata in serie B lo spiega un numero: 1258. Sono i corpi senza nome passati dagli obitori di tutta Italia. Entrati e rimasti nelle celle frigorifere per mesi, a volte anni. Poi la sepoltura in un rito che diventa statistica. Una cifra a cui di recente ha contribuito l'ecatombe degli sbarchi in Sicilia. Una mattanza di oltre 500 vittime che va ad ingrossare l’anagrafe dei “residenti” di un paese di morti dimenticati.

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Vittime ignote. In Toscana sono 32, un condominio di medie dimensioni. Storie minime quando i senza nome potevano parlare. Esistenze sintetizzate in righe scarne da mattinale poliziesco quando i loro corpi sono emersi una volta arrivati al capolinea. Voluta, accidentale o provocata che sia, la fine che li ha vinti li accomuna in quello che è successo dopo: nessuno li ha cercati. Di loro non si sa niente se non ciò che racconta un corpo, spesso malridotto, che i medici legali sanno leggere. Non solo dentro. Sono 32 persone i condòmini di un palazzo virtuale in cui nessuno si conosce. Il conto della Spoon River dei dimenticati viene aggiornato dal ministero dell'Interno attraverso il registro nazionale dei cadaveri non identificati. L'ultimo elenco consultabile sul sito ministeriale si ferma al 30 aprile scorso. Sul web vengono fornite informazioni sui segni fisiognomici particolari, le circostanze del rinvenimento dei corpi. Sono le carte di identità di carne, le uniche disponibili non avendo quelle di carta. È come se essersi imbattuti nei loro corpi fosse stato un inciampo al quieto vivere e che, superati i momenti per capire chi fossero o da dove venissero, era normale farli tornare nel mondo degli invisibili.

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I numeri. Dei 32 cadaveri ignoti 13 sono stati trovati in provincia di Firenze. Al secondo posto, staccata di parecchio, c’è Pisa. Nella lista non compaiono le province di Siena e Pistoia. Le altre ci sono tutte, anche se con numeri minimi. Sono gli uomini a surclassare le donne 24 a 8. Il rinvenimento più in là nel tempo risale al gennaio 1983. Comune di San Miniato, zona San Donato, fiume Arno. Era un uomo, età indefinita, stempiato, capelli neri, altezza 1,65 m, orecchie piccole, deceduto da circa tre mesi. Il più recente è a Prato, nel novembre 2013. Donna, probabile origine straniera.

Ciascun caso è accompagnato da una sommaria descrizione di quello che si può notare da un esame esterno. E allora quei corpi trasmettono un vissuto che quasi sempre non deve essere stato facile. Segni di cicatrici, pessime condizioni delle arcate dentali. Ci sono i tatuaggi, in qualche caso indecifrabili, dai tratti sbiaditi per la consunzione provocata dalla presenza in acqua. Quelli visibili raffigurano draghi, scorpioni, teste di serpente. “Achille il barbone”, clochard errante trovato a Montecalvoli, ucciso dal monossido di carbonio, aveva sulla spalla sinistra un piccolo fantasma sorridente armato di falce con un’ombra alle spalle. Ci sono i suicidi evidenti. I decessi per malore. A Sesto Fiorentino, in via Redi, nel 2004 trovarono diversi sacchetti di plastica con ossa umane e materia organica. «Morte risalente a 24/36 ore dal ritrovamento. Sospetto omicidio» riporta la nota ministeriale che sintetizza come un'istantanea l'epilogo tragico di chissà quale anima persa.

Medicina legale. Il professor Marco Di Paolo dell'istituto di medicina legale di Pisa, riporta il tema nel contesto della pratica quotidiana che è più plausibile delle statistiche. Nella procedura per trattare questi casi tutto dipende dall'autorità giudiziaria. È il pm titolare del fascicolo sul ritrovamento del cadavere a disporre la sorte delle salme per autorizzare la sepoltura o eventuali esami, come il dna. Un’analisi che in questo caso resta a carico della Procura o che può avvenire anche a spese dei familiari, ma sempre dopo il nulla osta della magistratura, la quale su ogni cadavere senza nome apre un'inchiesta. Quel che segue, quando si constata che al corpo non si può dare un nome, è l'inumazione a carico del Comune. «Quando come medici legali riteniamo che non ci siano più le esigenze per tenere la salma nella cella frigorifera disponiamo la sepoltura» chiosa Di Paolo. Il cerchio della solitudine, che in vita non deve essere mancata nella quotidianità dei morti senza nome, si completa con la coerenza dell'ultimo viaggio verso l'aldilà come persona ignota.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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