Sicurezza
I tesori della mafia diventano davvero “cosa nostra”
Maxi tenute e piccoli negozi: 60 rivincite sulla criminalità. Ora la Regione propone una gestione unitaria - MAPPA
FIRENZE. Gestione unitaria e coordinamento tra enti per i beni sottratti alla criminalità in Toscana e un aiuto dall’Agenzia nazionale a livello finanziario per intervenire sugli immobili confiscati. La proposta arriva dal tavolo regionale sui beni confiscati alla criminalità mafiosa, che ha visto riunire ieri mattina a Firenze, su invito del vicepresidente della Regione Stefania Saccardi, tutti i sindaci dei comuni sui cui territori c’è almeno un bene sequestrato.
Cabina di regia. «La nuova cabina di regia unica a livello regionale - spiega Stefania Saccardi - dovrà avere come compito quello di interfacciarsi con l'Agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità mafiosa: in questo modo si potrà arrivare ad una più rapida ed efficace gestione di tutti i beni sequestrati».
La mappa dei beni. La gemma è un’azienda agrituristica da sogno nelle campagne senesi del valore di 30 milioni di euro. L’ultima arrivata è un’edicola in pieno centro a Pisa. Il casale da favola a Suvignano (700 ettari con 13 case coloniche e una villa a Monteroni d’Arbia) e il piccolo chiosco di giornali sono legati da trascorsi comuni. Hanno fatto parte di un patrimonio intestato a mafiosi condannati in via definitiva e dopo la confisca sono tornati nel circuito dell’economia legale. Traiettorie in parallelo di una rinascita possibile quando i possedimenti di origine criminale diventano “Cosa Nostra” in un’accezione che toglie alla mafia la sua ragione sociale, quella di fare soldi con violenze e soprusi.
Militari in case dei boss. Le storie degli immobili assegnati a Comuni e forze dell’ordine non sono tutte uguali. Sono, però, unite dalla volontà dello Stato di colpire chi si è arricchito in modo illecito. Sono 61 tra case, auto, società e terreni recuperati e nella stragrande maggioranza dei casi messi a disposizione del pubblico. Ci sono le impronte limpide di mafia e camorra, ma diversi beni sono stati confiscati anche a singoli condannati. È il caso di uno spacciatore di Prato che aveva comprato una casa a Vaiano con i guadagni della droga. Ora sotto quel tetto ci sono gli agenti della Forestale. È diventata una caserma della Guardia di finanza la villa - cointestata a Cozzolino-Di Donno-Scala - sulla Provinciale a Licciana Nardi. Ad Arezzo gli appartamenti “sigillati” sono alloggi di servizio per i carabinieri. Una legge del contrappasso esemplare.
Comunità terapeutiche. L'agriturismo di Macchino (Massa Cozzile) fino alla metà degli anni Novanta buen retiro del clan camorristico Nuvoletta è da anni una comunità di recupero per tossicodipendenti. Stessa finalità per i fondi a Tavarnelle Val di Pesa, trasformati in centri per curare le tossicodipendenze. È finita, invece, nelle pastoie dei Tribunali la sorte dell'Hotel Paradiso a Montecatini Alto, sequestrato alla banda della Magliana. «Il sindaco - fa sapere Saccardi - vorrebbe tirarlo giù destinando l'aria a parco urbano. Per farlo occorrono due milioni di euro: è giusto che a farsene carico sia l'Agenzia nazionale».
Case per bisognosi. Tra Altopascio, Rosignano, Forte dei Marmi e Buggiano ci sono appartamenti che le amministrazioni utilizzano per dare una risposta alle emergenze abitative. C’è poi il capitolo delle società. A Montemurlo nella lista compare anche la Gi.Pi.Tex della famiglia Cozzolino dichiarata fallita nel 2010. A Firenze c’è il Bar Hollywood. Nessun riuso, l’obiettivo è vendere l’attività.
(ha collaborato Gabriele Firmani)
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