Finanza
Fabrizio e Jolanda sfidano la malattia e si sposano in Rianimazione
I medici temevano che Fabrizio non si risvegliasse. Appena ha aperto gli occhi ha chiesto a Jola se volesse sposarlo: "Dovevo farlo subito, non potevo aspettare"
GROSSETO. «Mi vuoi sposare?». Sono state le prime parole che Fabrizio ha pronunciato a Jolanda appena si è svegliato, dopo un giorno e mezzo di sospensione tra la vita e la morte, nel reparto di Rianimazione. Ma non c’era tempo per la coppia che sta insieme da 24 anni per organizzare un matrimonio in Comune. «Dovevo farlo subito, non potevo aspettare», dice Fabrizio.
Nel reparto di Chirurgia dell’ospedale Misericordia di Grosseto si è coronato il sogno d’amore di Fabrizio Bachiorrini e Jolanda Orzechowska. Si sarebbero dovuti sposare in Rianimazione, era tutto pronto. Poi Fabrizio è stato trasferito nell’altro reparto e dal suo letto numero 517, nella camera 10, ha messo la fede al dito a Jola. «Ma quello che mi preme - spiega - è ringraziare tutto il personale».
Fabrizio ha scoperto di essere malato un mese e mezzo fa circa. E ora sta lottando con tutte le sue forze. Il 20 notte si è sentito male ed è stato portato di corsa all’ospedale dove è stato operato d’urgenza all’intestino. Un intervento delicato.
In un giorno e mezzo nel reparto di Rianimazione prima e in quello di Chirurgia poi, è stato organizzato tutto. Fabrizio si allontana dal volto la mascherina per l’ossigeno e parla. «L’ho fatto dopo anziché quando sarebbe stato il tempo - spiega - ma ora sono felice». Continua a scherzare, seduto nel suo letto d’ospedale dove gli infermieri e i medici lo guardano quasi come se fossero davanti a un miracolo. «In poche ore siamo riusciti a fare tutto - dice ancora - e questo grazie alle persone che lavorano qui al Misericordia e ai nostri amici che hanno organizzato in pochissimo tempo questo matrimonio». La stanza numero 10 della Chirurgia era tutta per gli sposi, per gli amici e per i parenti. Non c’era la torta a più piani ma un amore che non fa sentire il dolore delle ferite, che supera lo stordimento provocato dai farmaci, che dà la forza di parlare, e di dire «sì la voglio» nonostante il cannellino infilato nella narice e le cannule che filtrano i medicinali della flebo.
Un amore che ha commosso due reparti interi e tutti gli amici e i parenti della coppia. A partire da Sylwia, la figlia ventenne di Jola e Fabrizio, che ieri era in fondo al letto dell’ospedale dove suo padre raccontava il suo matrimonio. Lei gli accarezzava le gambe, sopra le lenzuola, mentre le lacrime le inumidivano gli occhi. Quel racconto, lei, lo aveva vissuto il giorno prima.
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