Le Frecce a Rimini Mezza Toscana esclusa dall’Alta velocità
Le nuove fermate dei super treni previste per l’Expo 2015 sono sull’Adriatico. Alla Tirrenica neppure i Frecciabianca
MILANO. La mappa non lascia adito a dubbi. La Toscana - con l’eccezione di Firenze - è tagliata fuori dai collegamenti ferroviari che contano. In vista dell’Expo 2015 di Milano, Ferrovie dello Stato si prepara a potenziare l’offerta di Frecciarossa e Frecciabianca. I treni veloci e velocissimi, però, sono riservati solo alla tratta Torino-Trieste e, soprattutto, alla costa romagnola.
Il piano è chiaro. Entro il prossimo anno, sono previste 37 nuove fermate Frecciarossa. La linea Alta velocità ignora completamente la Tirrenica. Invece, da Milano-Bologna devia verso Rimini e Ancona (con collegamento di fatto a Falconara Marittima). I toscani si devono arrangiare: i Frecciarossa arrivano e partono da Firenze da dove si raggiungono agevolmente Milano, Roma e Napoli. Il problema è che diventa un’odissea arrivare al capoluogo regionale. Di solito, Ferrovie liquida la questione dicendo che la materia fa parte della contrattazione dell’appalto di servizio che la Toscana ha appena disdettato e messo in gara, nel tentativo di aumentare la concorrenza e migliorare le offerte, eliminando la situazione di monopolio di Trenitalia. Nel frattempo, la società - di proprietà dello Stato - annuncia 18 nuove fermate Frecciabianca in vista dell’Expo del 2015. E sono tutte concentrate sulla direttrice Torino-Milano-Venezia-Trieste.
(La mappa delle linee dell'Alta Velocità per l'Expo 2015 tagliano fuori la costa toscana)
Anche le 14 nuove fermate Eurocity per la Svizzera sono solo per e da Milano. In questa ottica, non sorprende che anche gli Etr 1000 (da 350 chilometri orari) e gli Etr 500 siano tutti pensati per viaggiare veloci, velocissimi lungo la direttrice Alta Velocità che, per ora al sud si ferma a Salerno (saltando la Tirrenica) e a est si ferma ad Ancona.
Con questi progetti, l’ad di Ferrovie si prefigge di arrivare a ricavi di 9,5 miliardi (erano 8,2 nel 2012) alla fine del 2017, con un tasso medio di crescita del 3,5% all’anno, grazie soprattutto all’incremento dei servizi di trasporto, sia ferro sia gomma. L’ambizioso piano industriale del gruppo Ferrovie dello Stato, disegna una realtà con numeri sulla carta pronti per uno sbarco in Borsa, anche se Moretti è molto cauto: «È un discorso molto delicato che deve fare l’azionista, in quanto non c’è esperienza analoga al mondo: noi siamo comunque pronti a qualsiasi operazione che l’azionista voglia intraprendere».
Il risultato operativo (in gergo finanziario l’Ebitda) risulta in continuo miglioramento e punta a una crescita annua del 6,9%, raggiungendo i 2,5 miliardi nel 2017 (erano 1,9 nel 2012). Numeri che permetteranno a Fs di fare investimenti per poco meno di 24 miliardi di euro, di cui oltre 8,5 in autofinanziamento. Circa 15 miliardi sono legati al contratto di Programma tra Stato e Rfi per mantenere gli standard di sicurezza sull’intero network e il potenziamento della rete convenzionale, con significativi interventi sulle infrastrutture nei nodi metropolitani.
Fs assicura un forte impegno sul fronte del Trasporto pubblico locale, uno dei settori più penalizzati dalle iniziative commerciali sull’Alta velocità e dal risanamento gestionale. Fs ha annunciato tre miliardi di investimenti destinati al trasporto pubblico locale, con la progressiva entrata in esercizio di 435 treni destinati al servizio regionale. Di questi, 200 sono treni nuovi di zecca (90 Vivalto, 70 treni elettrici e 40 treni diesel) e 235 sono invece il prodotto di un’operazione di rinnovamento su convogli già esistenti.
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