Il Tirreno

Toscana

Renzi e quei dipendenti superpagati come manager

di Ilaria Bonuccelli
Renzi e quei dipendenti superpagati come manager

La Corte dei Conti gli imputa un danno erariale di 816mila euro: i dirigenti della Provincia collocati in aspettativa e poi assunti come esterni

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FIRENZE. In Provincia, a Firenze, quando era presidente, ha voluto 4 direttori generali invece di uno. E li avrebbe pagati (tanto) come manager privati, invece che come dirigenti pubblici. Perciò ora, Matteo Renzi deve convincere la Corte dei Conti di non aver causato un danno erariale milionario all'ente. Il 24 settembre, alle 10,30 il premier dovrà presentarsi in udienza, a Firenze, davanti alla magistratura contabile. E spiegare perché, durante il suo mandato, siano stati assunti come direttori ben pagati alcuni dipendenti in aspettativa della Provincia. Tanto più che alcuni di loro avrebbero continuato a esercitare le stesse funzioni svolte da impiegati pubblici solo con retribuzioni molto più alte. Secondo la magistratura contabile, in poco più di due anni e mezzo - dal 1° gennaio 2007 al 31 luglio 2009 - queste assunzioni potrebbero aver causato un danno erariale superiore a oltre 816mila euro, come cifra massima. Uno "spreco" di denaro pubblico - osserva la sezione giurisdizionale toscana della Corte dei Conti - dal quale, a priori, non si possono escludere le responsabilità della politica.

Da qui «l'intervento in giudizio di Renzi» in qualità di presidente pro tempore della Provincia e del suo ex assessore al personale, Tiziano Lepri, oltre al dirigente dei servizi finanziari dell'ente, Rocco Conte. In realtà, in prima battuta, la Procura della Corte dei Conti, aveva proceduto all'archiviazione delle contestazioni per gli assessori e il presidente della Provincia di Firenze, che, invece in un precedente giudizio (già appellato) è stato condannato a risarcire 14mila euro, sempre alla Provincia di Firenze, per una vicenda di assunzioni a tempo determinato. In questo procedimento, al contrario, la Procura della Corte dei Conti aveva chiesto di perseguire per il potenziale danno erariale solo i 4 direttori generali: Lucia Bartoli, Luigi Ulivieri, Giacomo Parenti, Liuba Ghidotti, oltre al segretario generale dell'epoca, Carmine Strocchia. Ai soli dirigenti, insomma, sarebbe imputabile la «responsabilità del danno derivata dalla illegittima spesa per l'incarico di 4 direttori generali».

Un danno causato da retribuzioni «ben superiori a quelle massime previste dal contratto nazionale della dirigenza, tanto più che i soggetti nominati non provenivano dall'esterno, ma erano dirigenti di ruolo con contratto a tempo indeterminato, in seguito collocati in aspettativa per essere riassunti dallo stesso ente con contratto di diritto privato, gravante maggiormente sulle casse dell'ente». La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, però, non sembra aver fretta di archiviare le posizioni dei politici. Non di tutti, almeno. Assume una posizione diversa dalla procura, in considerazione di alcuni elementi. Intanto gli atti da cui discende il procedimento: fra questi ci sono due decreti di Renzi, come presidente della Provincia, e delibere di giunta. Con i decreti, Renzi attribuisce le competenze di "direttore generale" ai 4 direttori (settembre 2006) e proroga gli incarichi in scadenza fino a luglio 2009 (atto firmato il 31 dicembre 2008). Le delibere di giunta servono a stabilire gli stipendi: una li aumenta con effetto retroattivo. Ma c'è di più. A invocare la responsabilità condivisa di questa situazione, sono gli stessi ex direttori chiamati a rispondere di danno erariale.

Lucia Bartoli rileva «il carattere strettamente politico della decisione di trasformare la funzione direzionale generale da monocratica (una sola persona, ndr) a collegiale con le delibere approvate dalla giunta provinciale». Strocchia, con l'atto difensivo di ottobre 2013 rimarca «l'assenza assoluta della motivazione nel giustificare l'archiviazione del presidente della Provincia e degli altri amministratori». Da qui la richiesta dell'integrazione del contraddittorio con i politici, da cui discende la decisione della Corte di ordinare l'intervento in giudizio di Renzi. Il quale, su sua richiesta, il 22 febbraio 2013 era stato anche convocato e ascoltato dalla Procura regionale. Ora, però, deve presentarsi in udienza. Ma il premier non sembra preoccupato. Da Roma, lo staff ribadisce che questa è solo «la richiesta dei difensori dei dirigenti sotto accusa di sentire anche i vertici politici».

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