Sicurezza
Province soft ma restano, abolite solo le elezioni
Non si voterà a primavera, gli enti saranno commissariati e perderanno deleghe. In Toscana sette amministrazioni coinvolte
ROMA. La rivoluzione delle Province si consuma nel cuore della notte alla Camera. Passa in modo netto: 277 parlamentari a favore(Pd in testa), solo 11 contrari. I deputati di Forza Italia, Lega e M5S fuori dall’aula che non partecipano al voto per protesta. L’esito, però, è chiaro: riparte l’iter per riformare gli enti che stanno a metà strada fra Comuni e Regioni. Il disegno di legge votato per risparmiare 160 milioni l’anno, però, non abolisce le Province. Le trasforma in enti di secondo grado, enti “leggeri” le chiamano i politici, con qualche funzione - come la viabilità e (forse) la protezione civile - che dovranno essere gestite da un’assemblea eletta fra consiglieri comunali e sindaci in carica.

In questa normativa che deve aspettare il voto del Senato prima di diventare legge, ci sono anche 9 città metropolitane - una è Firenze - che potrebbero diventare 10 dal 2016 se Reggio Calabria avrà il bilancio risanato. Per vedere se questa volta la riforma diventerà effettiva, nonostante l’opposizione di Upi (Unione nazionale delle Province Italiane), centrodestra e Sel, ci sarà da aspettare poche settimane: la fine di gennaio, termine che Palazzo Madama si è dato per votare il testo appena licenziato da Montecitorio. Se il disegno di legge uscirà dal Senato senza modifiche, allora tutte le Province in scadenza - 7 in Toscana - verranno commissariate, com’è già successo a Massa Carrara pochi mesi fa. Non si tratterà di un lungo commissariamento, però. Salvo modifiche, fino al 30 giugno, secondo la normativa, nata dopo che la Corte costituzionale ha bocciato la riforma prodotta dal governo Monti.
Le nuove Province. Ufficialmente si chiamano “enti di area vasta semplificati”. Secondo il testo votato conservano poche funzioni: la pianificazione del territorio (con la stesura del piano territoriale di coordinamento, una sorta di piano regolatore provinciale); la pianificazione dell’ambiente (individuando gli impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti), la pianificazione del trasporto (con la redazione del piano del trasporto pubblico locale), la rete scolastica (indicando gli indirizzi delle scuole superiori); la gestione delle strade provinciali.
Resta un punto interrogativo sulla gestione dell’edilizia scolastica. La delega, infatti, dovrebbe passare alle amministrazioni comunali. Nel testo, però, è stata introdotta una frase - «previa intesa con i Comuni» - che lascia intendere la possibilità che resti condivisa. Non fosse altro per i costi che la gestione delle scuole superiori graverà sugli enti locali.
Toscana commissariata. È chiaro che le nuove Province, però, saranno diverse dalle attuali. In attesa dell’elezione dei nuovi presidenti, le Province che vanno a scadenza in primavera verranno “commissariate”. I commissari, di fatto, saranno i presidenti uscenti. In Toscana sono 7 le Province che non andranno al voto: Livorno, Pisa, Prato, Firenze, Arezzo, Grosseto e Siena. Considerando che Massa è già “commissariata” da giugno restano in funzione solo consigli e giunte di Lucca e Pistoia.
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