Il Tirreno

Toscana

Il Natale senza stipendio dei 1000 supplenti a tempo

di Ilaria Bonuccelli
Il Natale senza stipendio dei 1000 supplenti a tempo

Il racconto di un prof di Piombino: «Lavoro da settembre, ho riscosso 17 giorni. Vivo con pochi risparmi. E quando non ce la faccio chiedo aiuto ai genitori»

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«Scusate, a Natale quest’anno niente regali. Non me lo posso permettere». Amici e parenti sono già stati avvertiti. Per tempo. Il docente non è disoccupato. Peggio. È un supplente “temporaneo”. Sostituzioni di pochi giorni, a volte settimane. Quest’anno, veramente, gli sarebbe anche andata bene. Lavora da settembre, da quando è iniziata la scuola. Incarico in una scuola media a Marciana Alta, Elba. Quattro volte a settimana. Ma ha riscosso solo 17 giorni di paga. I primi 17 giorni. Poi più nulla. Da ottobre campa con i risparmi.

Eccolo il prototipo del precario della scuola. Del supplente che farà il Natale senza tredicesima e senza stipendio. Non è la prima volta che a fine anno, lo Stato si ritrova senza soldi in cassa e non manda alle scuole i soldi per pagare i supplenti con incarichi brevi. Ma è la prima volta che i soldi mancano da due o tre mesi per un migliaio di insegnanti in Toscana. Il professore dell’Elba - piombinese, 33 anni, 7 da precario - lo conferma. Mai prima d’ora si era trovato in tali ristrettezze. Neppure da laureando a Pisa. Neppure durante la specializzazione a Trieste. A differenza di altri colleghi, però, stringe i denti e va avanti. Pur di lavorare, paga.

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«Per riuscire ad arrivare a scuola - racconta - mi sono anche comprato una seconda auto, usata. Uno può pensare che sia un controsenso ma non è così se si pensa a quanto costa il traghetto. Imbarcandomi con l’auto da Piombino, avrei speso 45 euro a viaggio, 90 euro al giorno fra andata e ritorno. Mi sarei dissanguato. E allora all’inizio dell’anno scolastico, ho fatto un investimento ipotizzando che la supplenza fosse lunga, anche se è cominciata con un incarico fino al 30 ottobre. Mi sono comprata la macchina usata. Con la prima arrivo al porto di Piombino; con l’altra da Portoferraio a Marciana». L’idea era di ammortizzare l’investimento in pochi mesi, contando su uno stipendio fisso. Sbagliato.

«Ho cominciato la scuola - prosegue il docente - e ho riscosso i primi 17 giorni di paga: 600 euro. Poi non ho più visto un soldo. Il problema è che all’Elba c’è una situazione più complicata che nel resto d’Italia. A parte le risorse che scarseggiano, abbiamo il problema che nel nostro distretto scolastico manca da tempo il dirigente amministrativo, la figura che deve firmare il mandato di pagamento degli stipendi. Il ministero manda i soldi, ma è la scuola che ci paga. Ci vuole, però, il mandato. Che può essere firmato solo da questa dirigente assente per malattia e che non può neppure essere sostituita perché non è titolare, ma solo reggente. Così, per questi problemi di burocrazia, sono tre mesi che non vediamo un soldo. Non abbiamo riscosso neppure lo stipendio di ottobre per il quale le risorse ci sarebbero. Siamo in cinque in queste condizioni. E ci sono colleghi che devono anche mantenere una famiglia con figli».

«Finora sono riuscito a mantenermi da solo, ma ora la situazione sta diventando pesante davvero». Anche con le spese ridotte all’osso. Il professore, infatti, spende circa 28 euro il mese di abbonamento per il traghetto Piombino-Elba che spera di rinnovare a gennaio (il contratto gli scade a dicembre), i soldi per il carburante per arrivare in auto al porto di Piombino con la prima auto e poi dal porto dell’Elba fino a Marciana alta (45 minuti di auto). «In più sull’isola spendo solo i soldi per il caffè. Ma non lo prendo al bar. Lo prendo alla macchinetta della scuola, perché mi costa meno. Per il resto non spendo altro».

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