Finanza
Ho spedito 1600 curricula, nessuno mi risponde
Ambra, 32 anni, e il dramma di una generazione. Il 110 e lode non basta, serve la "spinta"
Milleseicento curricula, nessuna risposta. Dal primo luglio ad oggi Ambra Catarsi, 32 anni di cui due e mezzo passati a lavorare come impiegata per una società di gestione dei rifiuti, ha raggiunto un vero e proprio record, purtroppo in negativo. Il tanto desiderato impiego, nonostante gli invii a raffica, non è riuscita ancora ad ottenerlo. E, in preda allo sconforto ha scritto al Tirreno, chiedendo consigli su come scrivere meglio il suo curriculum vitae. Dopo qualche contratto a tempo determinato con la Publiambiente di Empoli, il Patto di stabilità ha bloccato le assunzioni dell'azienda, che a malincuore l'ha mandata a casa.
E così Ambra, con i suoi milleseicento curricula, diventa il simbolo dell'irrefrenabile crisi occupazionale che attanaglia prima l'Italia e poi la Toscana. E che colpisce soprattutto i giovani come lei, che è di Vinci, il comune che ha dato i natali al grande Leonardo, a pochi chilometri da Empoli. «Ho mandato il mio curriculum a tutti: dalla Aamps di Livorno alla Coop, fino ad alcune fra le più grandi multinazionali - rivela Ambra - ma non ho mai ricevuto risposte. Giusto una società di marketing mi ha chiamata per un colloquio, ma ho scoperto che in realtà era una truffa. Mi sono documentata un po' su Google - spiega la giovane - e dalle ricerche è emerso che i dipendenti a fine mese non ricevevano lo stipendio. In pratica i datori di lavoro se ne approfittavano in maniera becera».
Ma le avventure di Ambra non finiscono qui. La ragazza, dopo essersi laureata in scienze politiche all'Università di Siena con 110 e lode, ha frequentato un master in comunicazione a Roma. Ha svolto uno stage per un'azienda del settore, dove però non è stata confermata. «Mi hanno chiesto se conoscessi qualcuno che mi raccomandasse - racconta la ragazza - e non possedendo questi requisiti non ho potuto più lavorare con loro. Non è giusto».
Ambra, sentendo queste parole, si è demoralizzata. «Non credo nemmeno che valga la pena inviare i curricula online - dice sconsolata la giovane laureata - dato che in Italia funzionano altre cose, come le segnalazioni di qualcuno che conta. Mi pare che questa sia la via più rapida per essere assunti. Almeno io ne ho avuto la percezione».
Ma un bel giorno, quando il lavoro sembrava alle porte, ecco la sorpresa. «Un giorno mi contatta un regista - racconta Ambra - e mi propone di fissare un colloquio a casa sua e in tarda serata. Due situazioni piuttosto imbarazzanti». Il sospetto su quale potesse essere la natura dell'incontro, alla giovane, è venuto subito. «Molto gentilmente ho declinato l'invito - rivela - perché dalle modalità con cui mi è stato proposto ho intuito che questo "professionista" non intendesse esaminare i miei requisiti lavorativi, ma che forse fosse più interessato a qualcos'altro. Io, per altro, avevo seguito l'iter ufficiale - spiega la ragazza - inviando il curriculum prima di tutto all'ufficio del personale. Che non mi ha mai risposto».
Oltre alle disavventure, Ambra non ha mai ricevuto un ritorno positivo sulla sua candidatura. «Non chiedo di diventare subito direttrice o manager - spiega la ragazza - ma sono disposta naturalmente a partire dal basso. Cerco lavoro come impiegata, mi basta uno stipendio di 1.200 euro». Che, al giorno d'oggi, per i giovani è già un lusso.
«In effetti mi hanno offerto uno stage non finalizzato all'assunzione - rivela Ambra - ma non saprei che farmene se alla fine sono punto e capo e devo cercare nuovamente lavoro. Ho 32 anni, sono laureata dal 2007, ho un master. Credo di avere il diritto di lavorare».
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