Finanza
Quando Lance fece la combine con tre toscani
Da Armstrong 100mila dollari in un panettone per fargli vincere un tour a premi negli Usa
Non capita certo a tutti di trovare centomila dollari in contanti dentro un contenitore riservato al panettone. È invece ciò che accadde a Roberto Gaggioli, oggi 51anni, gloria ciclistica di Vinci ma a quel tempo – si era nei primi anni’90 – dominatore delle corse ciclistiche in Usa e Canada. Quello che gli capitò ce lo racconta Roberto stesso, sulla falsariga di quanto dichiarato in una recente intervista rilasciata ad una troupe televisiva statunitense. «La stagione ciclistica 1993 volgeva al termine e una sera, in un albergo lombardo, ricevetti la visita di un giovane e promettente ciclista americano da poco diventato campione del mondo, Lance Armstrong, che mi consegnò questo incredibile “panettone” pieno di dollari come ricompensa per quanto era avvenuto in primavera».
Questi i fatti. Nel 1993 una società farmaceutica americana, la Thrift Drug, mette in palio la Million Dollar Race, con un montepremi favoloso per il ciclista in grado di vincere le tre gare sponsorizzate da questo marchio e in programma a Pittsburgh, in Virginia e a Philadelphia.. Armstrong domina le prime due e non appena sente odore del gran colpo si mette in moto per addomesticare gli avversari più pericolosi. E Gaggioli, da anni residente negli Usa, vincitore di ben 27 corse nel 1993 e sempre protagonista nella gara di Philadelphia da lui già vinta nel 1988, viene avvicinato da Armstrong per concordare un patto di non belligeranza: «Già qualche giorno prima della corsa di Philadelphia - ricorda Gaggioli - avevo ricevuto dei messaggi tramite il mio compagno di squadra Mike Engleman, poi Lance sparò la cifra di centomila dollari e io decisi di accettare la proposta. In gara rimanemmo davanti in sei, con tre della Mercatone Uno che erano Biasci (pontederese) Canzonieri e Donati (nativo di Santa Maria a Monte) e anche loro sembravano concordi nel non dare fastidio al texano. All’ultimo giro, sulla salita Armstrong attaccò e nessuno reagì. Avrei potuto riagganciarlo ma ormai avevo deciso di favorire la sua vittoria e inoltre tutte le squadre più forti non si mossero».

[Da sinistra Roberto Gaggioli (Vinci), Simone Biasci (Pontedera) e Massimo Donati (S.Maria a Monte)]
In definitiva si trattò di una delle prime dimostrazioni dell’irresistibile inclinazione a barare del ciclista texano e Gaggioli lo conferma. «Lance è fatto così, come molti atleti statunitensi vuole sempre e soltanto vincere, a qualsiasi costo. Ma di carattere non è un cattivo ragazzo, con me è sempre stato rispettoso e cordiale, non posso parlarne male». Nemmeno dopo questo scandalo enorme e interminabile che lo ha visto coinvolto? «Bisogna che tutti capiscano che in quegli anni in molti hanno barato, non si salva quasi nessuno: mi ricordo che nei primi anni ’80, quando ero dilettante con la Giacobazzi, vennero a trovarci per effettuare dei test in ritiro i medici Conconi e Ferrari. Successivamente invitarono la squadra al loro centro di Ferrara, dove ci sottoponemmo ad altri test ed alla fine ci proposero di provare dei nuovi prodotti eccezionaliche però il nostro diesse Roncucci – il futuro tecnico di Pantani – rifiutò fermamente. Una volta diventato professionista nel 1984, dopo avere riscontrato la brutta piega che stavano prendendo le cose in Europa, decisi di emigrare negli USA, nel 1987, dove c’era sicuramente meno stress, meno robaccia in giro e dove mi sono poi costruito un ottimo palmarès».
Un albo d’oro che annovera 199 vittorie dal 1987 al 2005 e con il record annuale stabilito nel 1995 con 32 successi. Gaggioli è stato inoltre diesse dei team statunitensi Monex e Aerospace-Toshiba, del team Amore e Vita-Fanini dal 2008 al 2011 e del team femminile della Chirio-Forno d’Asolo dove ha militato sua moglie Whitney, che a marzo 2014 gli regalerà il terzo figlio.
E gli altri due ex corridori toscani? Simone Biasci, il più veloce, ha ricordato venerdì sul Corriere della Sera: «Partita la fuga Lance trattò con Canzonieri: andò bene, guadagnammo più noi in un giorno che i nostri compagni in tre settimane al Giro d’Italia». Massimo Donati: «Assistetti alla trattativa ma ero giovane: non feci domande. A ottobre Canzonieri mi consegnò il denaro. Mai guadagnato tanto in carriera».
Ma l’epilogo della prima grande truffa di Armstrong è beffardo. Quando andò a ritirare l’assegno, il texano scoprì che il milione era tale solo se ritirato in rate da 50 mila dollari per vent’anni. Scegliendo il cash, la cifra si riduceva a 600 mila dollari e andava tassata...
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