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Mare e viaggi, ecco i racconti vincitori
Un’estate di scrittura, storie autentiche o trame di fantasia. Un lungo cammino fatto di creatività e spunti letterari
Durante l'estate abbiamo ospitato sul giornale i racconti dei nostri lettori sul tema, volutamente vago ma e altrettanto suggestivo, del "Lungomare". Testi di fantasia e testimonianze di vita si sono succeduti settimana dopo settimana, fino all'inizio di settembre, evidenziando una notevole vena letteraria. Una giuria - composta dallo scrittore Giampaolo Simi, Raffaele Palumbo (direttore del laboratorio di scrittura creativa Qwerty) e Fabrizio Brancoli (caporedattore centrale del Tirreno) - ha letto quei racconti attentamente, li ha selezionati e ha scelto il "podio" dei primi tre classificati. Ecco i racconti che sono stati premiati.
In viaggio da Sud a Nord
di Marco Rodi
Solleone, carrozze sporche, sballottio sugli scambi, ombre in corsa di stazioni abbandonate e distese d’ulivi. Da Sud a Nord, lungo la costa, un mare scintillante e spiagge solitarie, a tratti brulicanti, improvvisi formicai. Il mare e il treno le parlano. So che non ami i compromessi, dice il treno, conosco quei prepotenti; ne ho visti passare tanti e... vittime. Ombre e luci. Gallerie e lampi di baie al sole. L’occhio tenta un’inutile cattura. Prepotenti e vittime, conferma il mare. La paura della madre, i silenzi del padre, l’esitare prima di uscire di casa, le chiavi in mano del negozio. Sguardi cattivi e risate sguaiate. Dì al tuo vecchio che deve pagare, altrimenti... Vai via figlia mia, qui non puoi più stare. Era partita a malincuore sentendosi vigliacca. Non sei sola, le sussurra il mare, le mie sponde sono ricche di paesi in fiore e sazie di disperati. Le parla allora dell’uomo che le sta di fronte, del colore della sua pelle, della raccolta nei campi, dei caporali, della misera paga e delle baracche sature di schiavitù. Il lavoro è finito, vattene. E quella ragazza? È il treno a narrarle di esami sudati, master, ricerche, pacche sulle spalle e vane promesse. Cervello in fuga verso menti straniere mai sazie di idee, per il loro progresso e per dare corpo alla nostra disfatta. Non è entrata lei, ma un altro, un figlio importante. Non funziona più niente da noi. E i due accanto?, mormora il mare. Trent’anni di lavoro, fabbrica chiusa, famiglie in miseria. Nessuno li vuole… l’età. Emigrano oltralpe. Gli eventi si ripetono, viaggi e valigie sanno di spago e cartone. Treno e mare tessono solidarietà. Ora i passeggeri si conoscono. Un alito fresco e salato entra dal finestrino e soffia venti di speranza. Nessuno vuole una caramella? Sorrisi.
Incidenti subacquei
di Tilde Felice
Io lavoro al mar / d’immersioni a ore… Socia minoritaria in un Diving del litorale, al Rogiolo. Nel senso che gli altri hanno messo i soldi e io lavoro come sub-pòsta per nove ore al giorno, estate e inverno. Sono vizza a furia di stare a mollo. La paga è scarsa ma l’amore per il blu... be’, sono dei Pesci. E quindi vado. Per questo sono intollerante con quegli sbruffoni che sanno una pippa cos’è il mare e fanno solo casini. I pirla meneghini poi non li sopporto. Conoscono solo l’acqua dell’Idroscalo e vengon giù tronfi con le loro belle mute Cavalli a pontificare su pesci visti in pescheria. “Eran Barracuda, quelli?” No, cretina. Acciughe. Le vedi le misure? Devi avere pazienza, non fare la talebana. Pagano bene… Tanto poi tornano nelle nebbie. Questi fondali sono casa mia. Potrei dire la genealogia del polpo che sta sotto la punta. Fosse per me morirebbe di vecchiaia. Ma questi quattro no, eh? Hanno cominciato appena scesi dal Cayenne. “Porta lei le bouteilles?” “No, mi spiace, ve le dovete portare”. Smorfia. Si sono intrigati gli erogatori. C’è voluta un’ora prima di andar giù alla barrocciaia. Comprano i brevetti a Sharm con venti dollari e si vede. Pidocchi rivestiti. Per tenerli insieme ci ho perso il carattere. Peggio dei bimbi all’asilo. Il più guappo ha fatto la molla col GAV fin che non gli ho messo due sassi in tasca. Ogni tanto illuminavo una parete di Gorgonie, ma dietro alle maschere allagate, il nulla. Le smorfiette di certo pensavano alla piega sciupata. “Ci salta l’Happy al Forte, ueh?” OK, il giro è quasi finito. Ora li decomprimo e che vadano…Poi è successo. Mi son cascati gli occhi sull’ambrogino che si infilava ratto due aragoste nane nel sottomuta. Ha fatto più bollicine del Prosecco. Son cose che succedono. Un tubo si potrà rompere, no?
La scalinata
di Simone Polese
Ogni persona seduta sugli scalini osservava, tra disappunto e divertimento, quello che stava accadendo: due amici si immergevano, vestiti inclusi, nelle fresche acque notturne di luglio, davanti Antignano. Era una scommessa nata in seconda superiore: se due come noi riescono a prendere la maturità, disse uno dei due, c’è da fare il bagno vestiti! Ed era successo: la maturità e il conseguente ammollo. Non era stato semplice: cinque anni di alti e bassi, liti in famiglia, mali d'amore, crisi esistenziali. Quello che l'adolescenza riserva era stato addolcito, però, dalla loro amicizia. Prova ne erano le ginocchia zuppe, mentre l'acqua diventava sempre più alta. Un pescatore di polpi illuminò i loro volti con la lampada. Risero, di quel riso libero e inutile che non significa niente ma vuol dire tutto. Ne era passato di tempo: cinque anni saranno anche pochi, ma sembravano non finire mai. E quando tutto pareva più difficile c'era sempre il mare a tender loro una mano. Il mare era il loro rifugio. Andavano a scuola in due su di un motorino scassato, ogni volta passando sempre davanti alla terrazza, e proseguendo per il viale Italia respiravano l’odore di salmastro. Con la testa sott’acqua, anche se non si vedeva niente, si salutarono scuotendo la mano. I movimenti erano rallentati dai vestiti, ma non si potevano togliere, faceva parte della scommessa. Poi riemersero di scatto, facendo versi mostruosi e sputando acqua. Sulla scalinata, intanto, l’interesse per i due era diminuito. Uno dei due tese la mano verso l'altro, che stava scivolando: “E adesso? Che succederà? Serve un’altra scommessa, per Pisa, quando ci laureiamo”. “Io vado a Milano, al Politecnico. Parto domani”. Il pescatore di polpi infilò le mani nell’acqua, sembrava aver preso qualcosa.
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