La manifestazione
Come i giapponesi nell’ora di punta
Sembra di essere a Tokyo nel metro, invece siamo a Pisa. La mattina i bus, al completo, lasciano a terra i passeggeri. Ecco il resoconto dell'inchiesta dei lettori
di Stefano Taglione
Ore 7,10, fermata dell'autobus di Riglione. È un giorno lavorativo come tanti e molti pendolari devono raggiungere Pisa a bordo dei mezzi pubblici. A quest'ora, intorno alla pensilina, cominciano ad arrivare decine e decine di persone. Fra cui studenti, impiegati, operai e domestiche.
Oggi, con loro, ci siamo anche noi, una presenza sollecitata dai lettori che hanno inviato in questi giorni le loro segnalazioni sia attraverso il nostro sito, sia con i più diffusi social network come Facebook e Twitter (ne parliamo anche a parte). Il bus transitato poco prima delle 7 era semivuoto, ma l'ora di punta è fra poco. Già alle 7,18, infatti, passa un pullman completamente pieno. In ritardo di cinque minuti, è impossibile salire a bordo. Così, insieme ad altri pendolari, decidiamo di aspettare il prossimo. Che tira dritto, con la scritta “Completo” al posto della destinazione, quasi a giustificare un’emergenza che, ogni mattina, diventa ordinaria amministrazione.
«A volte mi è capitato di arrivare alla fermata alle 7,30, ma di salire sull'autobus alle 8,10 - spiega una signora di Riglione, che va a Pisa ogni giorno per lavorare come donna delle pulizie -. I mezzi, rapportati alle persone, sono pochi. Molti pendolari salgono alle fermate di Cascina, Pontedera, Musigliano, Pettori e Calci, riempiendo le corriere a più non posso. E noi ce le vediamo sfilare davanti senza poter far nulla - continua la signora - dato che spesso tirano dritto. Eppure paghiamo il biglietto proprio come chi abita a Musigliano o Calci».
Alle 7,25 ecco un pullman fermarsi. Al contrario degli altri, dalle porte posteriori si riesce a entrare. Lo spazio vitale (e l'aria) sono ridotti al minimo. Lo sa bene Elena, che a Pisa frequenta il liceo classico. «Stare in piedi è la regola, ma posso anche capirlo - spiega la ragazza -. Il problema è che non vengono sanzionati i troppi passeggeri abusivi. Ci rimettiamo noi pendolari, che oltre a pagare l'abbonamento, paghiamo anche i disservizi».
L'autobus è leggermente in ritardo, ma ci permetterà di arrivare a Pisa in una ventina di minuti. «Qualche giorno fa sono stato a Bologna - spiega Davide, impiegato delle Ferrovie dello Stato che quotidianamente viaggia su questa linea - dove è tutto molto più organizzato, con pannelli luminosi sotto le pensiline che indicano il tempo di attesa. Qui, al massimo, ci sono gli annunci strappati».
Il viaggio prosegue in direzione del centro città. Con tutte le persone a bordo, almeno, non si soffre l'improvviso freddo degli ultimi giorni. «Quando il pullman è pieno e alle fermate salgono altri passeggeri si accumulano ritardi su ritardi - spiega il ferroviere - dato che le porte non si chiudono bene. Se piove, poi, a causa del traffico tutto diventa più lento. A lavoro spesso arrivo tardi. Ho scritto due volte all'azienda dei trasporti - continua Davide - segnalando i problemi su questa tratta, ma non mi hanno mai risposto».
Gli studenti, invece, generalmente riescono a entrare a scuola al limite della prima campanella. "Gli orari non vengono quasi mai rispettati - spiega Alessandro, liceale salito a Musigliano, una frazione del comune di Cascina - ma partendo presto riusciamo a non fare tardi". E anche oggi la prima lezione è salva. Siamo quasi arrivati. Alla fermata prima del capolinea, in via Benedetto Croce, l'autobus si svuota. E le persone, a piedi, si avviano a lavoro, a scuola o in università.
Ma se il viaggio d'andata è un calvario, al ritorno non va meglio. Lo sanno bene gli studenti delle scuole medie e superiori di Pontedera, insieme ai quali proviamo a metterci in viaggio. Alle 12,50, alla fermata davanti allo stadio, non c'è nessuno. Dieci minuti più tardi è il delirio.
Centinaia di alunni si accalcano sotto la grande pensilina, aspettando i pullman. Che quando arrivano, vengono presi d'assalto. E non c'è destinazione che si salva: Buti, Casciana Terme, Fucecchio, San Miniato, Santa Maria a Monte. Poi Peccioli, Santo Pietro Belvedere e Vicarello. In pochi minuti i sedili e i corridoi delle corriere sono pieni. Noi restiamo a guardare, visto che riuscire a trovare posto, anche sulle scalette, è impossibile. «È così tutti i giorni - spiega un genitore che assiste alla scena -. Sono tutti pressati come sulla metropolitana». «Più che autobus - aggiunge un altro signore - questi paiono dei treni giapponesi nell'ora di punta. Ma al contrario del Sol Levante, qui forse non ci sono le condizioni di sicurezza e i mezzi sono obsoleti».
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I minuti continuano a scorrere e i bus, facendosi strada fra gli studenti, iniziano a partire. Della situazione di Pontedera, nei giorni scorsi, si è lamentata anche la Cgil, puntando il dito sui pochi mezzi di linea a fronte dei troppi passeggeri. All'Elba, qualche settimana fa, fuori dalle scuole stava succedendo la stessa cosa. Ora, dopo l'aggiunta di qualche autobus, la situazione sembrerebbe essere migliorata. Ma a Pontedera, prima di riempire tutti i mezzi, occorrono decine di minuti. Un docente delle superiori, appoggiato alla pensilina, assiste alla scena. «Sale anche lei a bordo?», gli chiediamo. Per rispondere si limita a un cenno col capo. Non vuole parlare. Ma incalzato, aggiunge: «Non ho voglia di commentare - dice - perché il solo pensiero di tornare a casa, in piedi e stretto come una sardina, mi fa arrabbiare da morire».
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