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Toscana

Ecco gli argini gonfiabili anti-alluvione

di Mario Lancisi
Ecco gli argini gonfiabili anti-alluvione

Argini con l'airbag per proteggere il tratto fiorentino. Potranno essere usati anche sugli altri fiumi toscani

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FIRENZE. La mitica voce del giornalista Rai Marcello Giannini: «Le strade di Firenze sono ridotte a torrenti in piena». Sì, via Tornabuoni, via del Proconsolo, via Cavour, e si vedono in bianco e nero auto galleggiare, e l’acqua fino ai piani alti di Firenze. È il 4 novembre del 1966 e in un video di 3 minuti e mezzo la Regione Toscana ha ricordato il tragico evento, nel corso della conferenza stampa in cui il presidente Enrico Rossi e l’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini hanno fatto il punto sulla difesa del suolo. Arno, ma non solo.

«A quaranta...», principia Rossi. «A quarantasette anni», lo aiutano i collaboratori. «Ecco a quarantasette anni dall’alluvione di Firenze siamo qui...», prosegue spedito il Governatore. Quasi mezzo secolo è passato dall’alluvione che colpì Firenze e la Toscana, ma siamo di nuovo a ricordare l’alluvione del 1966. Un evento quasi liturgico, come la festa dei Santi e dei morti, che precedono il 4 novembre, appunto.

Ero bimbo, avevo 8 anni. Una di quelle date in cui si gioca al chi c’era. «Io c’ero, io l’ho vista l’acqua tracimare dall’Arno», ricorda quasi con orgoglio un cronista. E Rossi ribatte: «Io ero bimbo, avevo otto anni, ma l’ ascoltai dalla radio».E poi tutti gli anni, la solita litania: se ripiovesse come in quel novembre...(Al che tutti gli anni tocchiamo ferro, e per ora funziona).

Rossi capisce l’antifona e cerca di sfuggire dalla ritualità. Come? In tre modi. Forse non sufficienti, ma concreti. Il video (sotto a destra) mostra lungo gli argini dell’Arno due righe, una azzurra e l’altra verde: tratteggiano una serie di argini gonfiabili e paratie da utilizzare in caso di piena dell'Arno per contenere possibili esondazioni a Firenze o in altre territori. È lo strumento di cui la Toscana si doterà a partire dal prossimo anno e già utilizzato in altri paesi europei (come Francia e Ungheria) e negli Stati Uniti (sul Mississipi, nella stato della Luisiana, nello stato di Washington).

3,5 km di argini gonfiabili. La Regione prevede una gara per la fornitura, il montaggio, e la manutenzione di questi nuovi strumenti, con una spesa di circa 5 milioni per cinque anni. Gli argini gonfiabili saranno collocati nel tratto tra il viadotto Marco Polo e il ponte San Niccolò. Le paratie saranno messe in parte del tratto che va da ponte San Niccolò e quello di Santa Trinità. La lunghezza degli argini gonfiabili ammonterà complessivamente a 3,5 km (in sponda destra e sinistra d'Arno) e quella delle paratie di 2,2 km (solo in sponda destra).

16 uomini anzichè 7mila. Rossi ha precisato che argini gonfiabili e paratie potranno essere utilizzati anche nel resto della Toscana «laddove ci sarà bisogno». Per montare i 3,5 km di argini gonfiabili, è stato spiegato, sono necessari 16 uomini per un massimo di 4 ore, più 10 tra camion e furgoni. Per le paratie serve ugualmente l'impegno di 16 uomini per un massimo di 4 ore, più 5 camion. Per ottenere lo stesso risultato di tempo, lunghezza e altezza utilizzando i tradizionali sacchi di sabbia sarebbero invece necessari 7mila uomini e 200 camion.

Soldi non spesi. L’altro intervento riguarda la spesa in prevenzione contro il rischio idraulico. Dal 2011 la Regione Toscana ha investito una media di 100 milioni di euro ogni anno. E anche nel 2014 sono previsti interventi come quelli destinati alle casse di espansione di Figline e per l’innalzamento della diga di Levane. I soldi sono pochi, forse lo Stato potrebbe investire di più, ma lo scandalo è che molti di questi soldi per incapacità o lungaggini burocratiche. Per avere ad esempio un parere dall’Ufficio grandi rischi del ministero delle Infrastrutture occorrono 7 anni. «Per questo abbiamo approvato una legge che riduce i tempi di esecuzione dei lavori. Se serve mandiamo commissari a sveltire i tempi», ha spiegato Rossi.

Basta cemento. Ultimo punto: l’approvazione della legge 21 che impedisce la costruzione nei territori facilmente esondabili: «Il 7% del territorio toscano è vincolato: non si costruisce più», ha sottolineato Rossi.

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