La manifestazione
Strangolata e gettata in un dirupo: arrestato il compagno grossetano di Irina
Sergio Bertini, tecnico informatico, incensurato, è ora nel carcere di via Saffi, accusato di aver ucciso Irina Meynster, 47 anni. L'uomo si era rivolto anche a "Chi l'ha visto" per segnalare la scomparsa della donna
L'arresto del 47enne che, secondo i carabinieri e la Procura di Grosseto, avrebbe ucciso Irina Meyntser, la badante ucraina trovata senza vita in un dirupo nella macchia dell'Argentario è stato firmato nella notte di sabato 26 ottobre, all’1.30, dal procuratore Francesco Verusio e dai sostituti Laura D'Amelio e Marco Nassi. Sergio Bertini, tecnico informatico, incensurato, è ora nel carcere di via Saffi, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Le indagini dei militari sono cominciate quando è stata presentata, proprio dal compagno di Irina, la denuncia di scomparsa.
L'uomo aveva raccontato che il 17 ottobre scorso che Irina era partita per Roma per incontrare un'amica. Ma la ricostruzione di quello che sarebbe poi successo nella capitale, non è corrisposto a quello che in realtà è successo: Irina a Roma non ci è mai arrivata. Il tecnico informatico, oltre che ai carabinieri, si era rivolto nei giorni scorsi anche a "Chi l'ha visto", per segnalare la scomparsa della donna.
Ma il corpo della badante ucraina è stato ritrovato giovedì pomeriggio nella macchia sotto Punta Ciana, a Porto Ercole, in una zona impervia, raggiungibile colo con un fuoristrada. Il corpo era in avanzato stato decomposizione ed è stato identificato nel pomeriggio di venerdì 25 ottobre dai carabinieri del Ris di Roma. Sono stati loro a dare un volto e un nome a quel cadavere rivelando che si trattava proprio di Irina Meyntser. Bertini si è contraddetto più volte e venerdì mattina è stato fermato e portato in caserma dove è stato interrogato fino a notte fonda. Fino all'una e mezzo, quando nei suoi confronti è stata emessa l'ordinanza d'arresto.
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