La protesta
Piombino porto italiano per smantellare le navi
Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, propone di sfruttare le nuove norme europee per lo smaltimento della Concordia: "Attrezzando il porto l'Italia sarebbe la prima
"L'Ue ha approvato le nuove regole per lo smantellamento in sicurezza delle navi, con criteri che garantiscano sia la salute dell'ambiente che quella dei lavoratori, dentro l'Unione o comunque in strutture certificate dall'Europa. Può essere un'occasione perché una tragedia come la Concordia, in cui l'Italia ha dimostrato finora buone capacità di organizzazione portando a termine con successo la prima fase di una delicatissima e complicata operazione di recupero, si trasformi in un'opportunità di riscatto per il Paese". Lo afferma il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci spiegando che ciò "avverrebbe, ad esempio, se l'Italia fosse il primo paese europeo ad attrezzare un porto per lo smantellamento in sicurezza e delle navi, sfida che vede in prima fila il porto di Piombino. Sarebbe una conquista importante sia dal punto di vista economico, che ambiente e sarebbe una conquista di civiltà".
Intanto sono state completate tutte le attività tecnicamente possibili per la ricerca delle persone ancora disperse in seguito al naufragio della Costa Concordia. Lo rende noto, con un comunicato, la struttura del Commissario delegato per l'emergenza. "Come noto - prosegue il comunicato - queste attività hanno permesso di recuperare i resti di un corpo e altre ossa, al momento sottoposti agli esami identificativi; appena saranno noti gli esiti di tali accertamenti sarà possibile stabilire se le attività di ricerca potranno considerarsi definitivamente concluse o se sarà necessario prevedere un loro prosieguo quando la Concordia sarà condotta in porto e messa in secco".
Dal 24 settembre, subito dopo il completamento della fase di parbuckling, il nucleo operativo interforze formato da Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, Marina Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato "ha ripreso le ricerche interrotte nella primavera del 2012, ispezionando tutte le zone accessibili a bordo nave, sia nella parte emersa sia in quella immersa, oltre al fondale prospiciente la Concordia liberato dall'appoggio della nave stessa".
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