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Erasmus raddoppia e punta ad accogliere 4 milioni di studenti

Erasmus raddoppia e punta ad accogliere 4 milioni di studenti

L’Europa stanzia 15 miliardi di euro per il 2014-2020. «Così proviamo a combattere la disoccupazione giovanile»

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di Lorenzo Robustelli

BRUXELLES. Erasmus muore per rinascere più forte e ambizioso di quanto sia stato in questi suoi primi 26 anni di vita. Il programma per la formazione all'estero degli studenti europei è, secondo quanto spiegato dalla Commissione il progetto europeo di maggior successo, quello più apprezzato e dunque si punta in alto: a raddoppiarne la potenza e ad usarlo anche come strumento di lotta alla disoccupazione giovanile, non come “parcheggio”; ma come occasione di alta formazione per preparare i lavoratori del futuro. Erasmus come lo abbiamo conosciuto è però morto, ed al suo posto è nato Erasmus+, figlio di un tormentato negoziato durato un paio di anni. Non era affatto scontato che le cose potessero andare nel segno della crescita.

erasmIn molti ricorderanno quando alla fine dello scorso anno mancavano i soldi europei per finanziarlo, bloccati dai negoziati tra i paesi dell'Ue che volevano chiudere il portafoglio, per questo e per altre politiche comuni. Alla fine la commissaria all'Istruzione e alla cultura, la cipriota Androulla Vassiliou, sembra aver trovato la quadra: tutti gli altri programmi di sostegno ai giovani come ad esempio Leonardo, o i tanti altri che favorivano lo studio, lo sport e le esperienze di formazione all'estero spariranno come tali per confluire in quello che è sempre stato quello di maggior successo, Erasmus, che ora si guadagna un “plus”. Dal 2014 al 2020, secondo il progetto illustrato da Vassiliou, il nuovo programma aiuterà quattro milioni di giovani, la maggior parte dei quali sotto i 25 anni, a studiare o a effettuare una formazione, a lavorare o fare volontariato all'estero, il doppio di quanto avvenuto nei sette anni appena terminati. L'accordo c'è, ma i governi dovranno dare il loro assenso definitivo entro dicembre. Saranno stanziati ben 15 miliardi di euro, con un aumento di circa il 40% rispetto a quanto era stato concesso tra il 2007 e il 2013.

«Erasmus è più importante che mai in tempi di crisi economica e di elevata disoccupazione giovanile», spiega Vassiliou. L'obiettivo è dunque di permettere ai giovani di migliorare le conoscenze di una lingua straniera e di acquisire competenze essenziali per le attuali esigenze del mondo del lavoro. «Con l'Ue muoversi da uno stato all'altro è come muoversi da città a città in Italia», racconta Maria Elena Caputi, studentessa universitaria parmense ora in Svezia. Certo può essere dura, continua, perché «passando dall'Italia alla Svezia le differenze sono tante, ci sono cose che noi italiani non capiremo mai, come ad esempio l'inflessibilità verso qualsiasi cosa. Per gli svedesi è tutto nero o bianco, non esiste il grigio».

Nell'anno accademico 2011-2012 (l'ultimo per il quale esistono dati completi) Erasmus ha registrato un boom di partecipanti: oltre 250mila giovani, numero mai raggiunto in passato. La Spagna è il paese più mobile, da cui è partito il maggior numero di studenti (39.545), seguita da Germania (33.363), Francia (33.269) e, in quarta posizione, dall'Italia (23.377). La Spagna è anche la meta più gettonata, e non solo dagli italiani, essendo stata scelta da 40mila studenti, seguita da Francia, Germania e Gran Bretagna. L'Italia è in quinta posizione con 20.204 giovani. Dal suo avvio nel 1987, quando aderirono in 3.200, oltre tre milioni di studenti europei hanno partecipato al programma Erasmus.

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