La manifestazione
A Firenze un pareggio serve a poco
Stavolta bisogna vincere: i viola per riagganciare l’alta classifica, i bianconeri per non perdere la scia della Roma
FIRENZE. La Fiorentina ha molti buoni motivi per cercare di battere la Juventus. A partire dal fatto che sono 15 anni che non ci riesce a Firenze, davanti al proprio pubblico. «Anche per questo – sospira Vincenzo Montella – servirebbe un po’ di fortuna». Quella che ad esempio è mancata l’anno scorso quando pur avendo dominato i campioni d’Italia colpendo un palo e fallendo diverse buone occasioni i viola dovettero accontentarsi dello 0-0. Risultato comunque buono (fu l’unica partita non vinta dalla Juve nelle prime 10) ma che stavolta non soddisferebbe altrettanto: serve un colpo d’ala per tornare in quota.
Oggi i viola ci proveranno, spinti dal loro pubblico che sogna nella sfida da sempre più sentita e dagli stessi Della Valle che confidano di festeggiare nel migliore dei modi la loro 350esima gara in serie A. Già ieri è arrivato il patron Andrea, oggi sugli spalti ci sarà anche il fratello Diego. «È una sfida che la città e la proprietà sentono molto, però vale tanto, ma non tantissimo, anche per la classifica – afferma il tecnico viola - ho cercato di prepararla senza farmi condizionare dagli umori, pensando alle esigenze del risultato. La squadra sta bene, l’approccio sarà fondamentale».
«Per vincere dovremo cercare di aggiudicarci tutti o quasi i singoli duelli in campo – proclama Montella – affrontiamo la prima della classe, sempre affamata, organizzata, convinta, abituata a gare così intense». Montella da allenatore non ha mai battuto i bianconeri: «Eh, non è mica facile. La Juve fa sempre le stesse cose ma le fa sempre al meglio, si vede la mano del suo allenatore. La differenza tra me e Conte? Lui ha vinto molto di più anche da giocatore».
La Signora si presenta al “Franchi” senza Vucinic e Quagliarella e con Vidal partito ma in dubbio: «Ma io non mi fido per nulla visto che lì davanti la Juve ha pur sempre Tevez, Llorente e Giovinco, scusate se è poco. Per noi sarebbe meglio che Vidal non scendesse in campo, questo è chiaro e sarei ipocrita a non dirlo; quanto a Tevez ci vorrà la massima attenzione: non mi stupisce sia diventato già uno dei simboli della squadra, le ha trasmesso il suo temperamento».
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