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Bella e trasgressiva? Mi difendo con le unghie
L’ultima frontiera della manicure: ricostruzione col gel, decorazioni fatte a mano, brillantini e una pioggia di glitter. Inviateci le vostre foto di unghie d'autore per mail o sulla nostra pagina Facebook
FOTO Decorazioni per ogni stile - La manicure secondo i social network
Molto kitsch, forma a punta quasi fosse un artiglio, base colorata di nero e un decoro barocco dorato. Un’unghia finta “d’autore” che a un’asta online è stata venduta, nel giugno scorso, per 12mila dollari. Certo, la quotazione da capogiro per un’unghia in resina è conseguenza del fatto che quell’artiglio lo aveva indossato Lady Gaga sul palco dell’Avida Stadium di Dublino nel 2012, durante un concerto. Perduta dalla cantante e ritrovata da un inserviente, è finita su un sito di aste in Rete che avrebbe anche “certificato” l’autore del decoro, il designer giapponese Aya Fukuda.
Lady Gaga ci ha abituati ad ogni sua uscita a manicure iper colorate (spesso rosso fuoco, con unghie lunghissime e dalla punta aggressiva), strane, fantasiose. Ma non è la sola, perché la “nail-mania” ha ormai una dimensione mondiale, con la Rete ingolfata da post, video tutorial, blogger che ogni giorno postano immagini di unghie disegnate, colorate, allungate, trasformate... Una moda, quella della “ricostruzione” con il gel nata negli Stati Uniti dove da sempre le unghie lunghe e colorate sono un must irrinunciaboile anche per le casalinghe disperate. Anzi, “farsi le unghie”, serve a volte più di una pastiglia di antidepressivo.
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Prima le unghie erano finte (esistono ancora oggi) e si appiccicavano con la colla sull’unghia vera, da dove si staccavano al primo urto; oggi il gel, da “cuocere” sotto le lampade per pochi secondi, le allunga e dà la forma desiderata. Con una certezza: il gel è difficile da scalfire, dura minimo 40 giorni e permette di avere sempre dita curate. Una mania sbarcata in Europa nei primi anni Duemila, con nail bar aperti nelle vie cool di Londra. Poi a Parigi dove nella immensa profumeria Sephora sugli Champs-Élysées davanti al “bancone delle unghie” c’erano file interminabili di ragazzine e signore agée.
Le prime foto inviate dai lettori
Infine la diffusione capillare della “ricostruzione”: nei corner dei parrucchieri, negli istituti di estetica, nei centri dove si decorano solo ed esclusivamente le unghie... Un business che in meno di dieci anni è cresciuto esponenzialmente: si parla, anche in tempo di crisi, di un giro d’affari che fra gel e smalti tradizionali supera abbondantemente i 110 milioni di euro all’anno solo in Italia. Parallelamente si è sviluppato un sottobosco di improvvisate “nail art designer” che lavorano al nero, spesso dopo aver imparato da autodidatte ad armeggiare con frese e strumenti che solo chi è qualificato è autorizzato a usare.

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