Gioco
Sanità, errori e lutti: «Ora si cambia»
La Regione: braccialetti e microchip per i pazienti. Provvedimenti disciplinari più severi per gli operatori che commettono errori
FIRENZE. «Dobbiamo reagire. Non possiamo restare immobili, c’è in gioco l’immagine della Regione. Non solo del nostro sistema sanitario. Ma certi svarioni non si possono fare, come si fa a soccorrere un uomo colpito da infarto senza defibillatore? Per un errore madornale di uno ci rimettono tutti».
Prima il declassamento sul benchmark fra le regioni: la sanità felix della Toscana che improvvisamente resta fuori dal circuito delle 5 grandi a livello nazionale, precipita in una delle classifiche più importanti ai fini dell’assegnazione dei finanziamenti statali, e solo per questioni di bilancio, «solo perché a Massa è stato creato colpevolmente un buco da centinaia di milioni di euro»; poi una catena di errori che non sembra volersi arrestare. Una ragazzina morta a Orbetello, un pensionato vittima di una trasfusione sbagliata a Grosseto, un uomo deceduto in Versilia per l’imperizia dei sanitari del 118. Tempi difficili per la Regione, il presidente Enrico Rossi è arrabbiato e preoccupato per un’escalation che rischia di compromettere le conquiste della Toscana su un fronte che nessuno finora aveva messo in dubbio. Invece da giorni l’assessorato di via Alderotti è un fortino sotto assedio. Quello che per lui è stato un trampolino politico è circondato da accuse e contro accuse. Dalle inchieste sugli errori clinici, dai giornali che ogni giorno raccontano i casi di malasanità. Per questo già da oggi Rossi e l’assessore alla salute Luigi Marroni partiranno al contrattacco. Una strategia per parare i colpi e rilanciare un settore che «è un’eccellenza italiana», va ripetendo il presidente ai collaboratori.
I CASI NEL MIRINO Sacca di sangue sbagliata: a Grosseto muore un uomo di 76 anni - Trasfusione errata in Versilia - Ragazza di 17 anni muore all'ospedale di Orbetello - Manca il defibrillatore sull'automedica, muore il paziente
Il tour motivazionale. Nei prossimi giorni il governatore partirà per un tour motivazionale fra gli ospedali. «Voglio andare a parlare con tutti i 50mila dipendenti della sanità - medici, infermieri, amministrativi – e dire che non si facciano demoralizzare dalle notizie di questi giorni. La nostra sanità è ancora una delle migliori del Paese, anzi la migliore».
La comunicazione. Rossi sa anche quanto sia importante far conoscere tutti i passaggi del processo decisionale, soprattutto durante le emergenze. Per questo ha convinto Marroni a convocare oggi una conferenza stampa per illustrare il pacchetto di novità sulle procedure per le trasfusioni e per dimostrare, dati alla mano, che la sanità toscana è ancora felix. L’assessore avrebbe voluto attendere il lavoro degli ispettori inviati dal ministro della SaluteBeatrice Lorenzin a Orbetello e Grosseto. Ieri è rimasto chiuso per ore negli uffici del dipartimento diretto da Valter Giovannini. «È vero, dobbiamo reagire». E oggi a mezzogiorno annuncerà la stretta sui protocolli.
Giacche rosse per trasfusioni. D’ora in poi negli ospedali infermieri e medici addetti alle trasfusioni indosseranno giacche rosse, come in Inghilterra, dove gli operatori sanitari hanno scritto sui corpetti «Non distrarmi, sto trasfondendo». «Nessuno deve essere più distolto dal suo lavoro mentre aggancia una sacca di sangue al braccio di un paziente», ragionano gli esperti in Regione. La Toscana non può permetterselo, anche se «dei 9 casi, in cinque non hanno aperto un’emergenza trasfusioni – ripete da giorni il direttore del Centro regionale per la gestione del rischio clinico, Riccardo Tartaglia – Per tutti questi episodi, a parte Grosseto, è dimostrato che non c’è un legame di causa-effetto fra gli errori e i decessi. Siamo la regione con il tasso di errore inferiore rispetto a tutte le altre».
Nome sulle sacche di sangue. La stretta sui protocolli prevede anche che le sacche evidenzino sull’etichetta nome e cognome del paziente, non solo il codice e il gruppo sanguigno. Poi verrà introdotto l’obbligo di un braccialetto identificativo dotato di microchip, che consenta di verificare l’identità del paziente avvicinando la sacca da trasfondere al polso del paziente.
Sanzoni più severe. Infine, maggiore rigore nei confronti degli operatori per cui viene acclarata un’evidente imperizia causa di danni gravi. Per chi sbaglia i provvedimenti disciplinari saranno più severi.
Infermiere personalizzato. A questo modello, però, in Regione vogliono affiancare a una rivoluzione per gli infermieri. «Braccialetti, giacche rosse, microchip sono tutte barriere, misure di cautela che rischiano di disumanizzare il rapporto fra sanitari e paziente», continuano dallo staff di Marroni. L’idea è creare una figura di infermiere personalizzato, che segua il paziente dall’inizio alla fine della degenza facendo turni giornalieri dalle 8.30 del mattino alle 18. Addio al modello dei vecchi turni, in cui si lavora intensamente per tre giorni con un turno di notte, ci si scambia le consegne e poi si stacca per 48 ore. La novità si vorrebbe attuare nei reparti ad alta intensità clinica: rianimazioni, terapie intensive e le chirurgie dove si opera su pazienti gravissimi. Ma è ancora tutta da valutare perché accenderà con ogni probabilità lo scontro con i sindacati. I vertici del dipartimento Sanità ne parleranno ai direttori sanitari delle Asl martedì. Lunedì invece i direttori generali sono convocati da Marroni per l’audit sulle procedure. L’assessore oggi parlerà anche di questo, ma ribadirà che la sanità non è all’angolo. Lo farà sfoderando un report dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che valuta standard di sicurezza e livelli di performance delle equipe mediche negli ospedali. «Gli indicatori sono tutti in crescita», assicura Rossi. Ma il rapporto è del 2010-2011. E rischia di essere un autogol, perché il prossimo mese la Agenas pubblicherà i dati aggiornati al 2012.
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